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Goldoni: si riparte alla grande con il nuovo Engineering Center

By at ottobre 22, 2017 | 17:36 | Print

Goldoni: si riparte alla grande con il nuovo Engineering Center

Sarebbe stata una grave perdita per l’Italia in generale, e per l’Emilia Romagna in particolare, l’uscita dal contesto produttivo dell’azienda Goldoni. Ma ora che il quadro è completo, ora che anche il nuovo Engineering Center è stato inaugurato e il progetto lanciato un paio di anni fa si è reso ancora più concreto, possiamo dirlo: il marchio Goldoni, con le sue macchine, con la sua storia, con ciò che rappresenta per il tessuto economico e sociale, a livello sia regionale sia nazionale, è stato realmente salvato.

 

L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA

Andrea Bedosti, AD di Arbos Group (secondo da sinistra), con l’assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Palma Costi, il sindaco di Carpi Alberto Bellelli (primo da sinistra) e quello di Rio Saliceto Lucio Malavasi.

 

Sì, perché superato lo tsunami della crisi (e cioè i 18 mesi di inattività), chiarito l’intento del Gruppo capitanato da Tianjin Lovol Heavy Industry Co. Ltd (le produzioni restano in Italia, i capitali per risanare provengono dalla Cina), dimostrato concretamente il progetto (sono ben due le iniezioni di liquidità fatte dal colosso cinese per risanare Goldoni, la prima da 28 milioni di euro, la seconda da 30 milioni) e salvati i posti di lavoro (precisamente 230), ora il marchio Goldoni che, ricordiamolo, è oggi parte integrante, insieme a MaterMacc, di Arbos Group, è pronto per tornare ai fasti del passato.

E lo farà nei luoghi di sempre, interpretati però in chiave moderna: come era stato anticipato durante l’evento dello scorso luglio (vedi link), nella sede storica di Migliorina di Carpi, in provincia di Modena il 5 ottobre scorso, alla presenza delle istituzioni (tra gli altri, l’assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Palma Costi, e i sindaci di Carpi e Rio Saliceto) e della stampa, si è potuto vedere e toccare con mano il frutto del lavoro e degli investimenti degli ultimi mesi.

Ma prima di entrare nel dettaglio, per inquadrare meglio l’entità del progetto, è bene fare un passo indietro.

 

IL NUOVO ENGINEERING CENTER: 24ESIMA TAPPA DEL PROGETTO “ONE BELT, ONE ROAD”

Il taglio del nastro del nuovo Engineering Center segna infatti la 24esima tappa del progetto “One Belt, One Road”, progetto voluto dalla Repubblica Cinese per avvicinare la Cina e l’Europa, in cui l’agricoltura, insieme ad altri settori strategici, rientra a pieno titolo.

Si tratta dunque di un progetto fortemente sostenuto politicamente, tanto che Lovol, primo costruttore di macchine agricole cinese, cogliendo questa opportunità – come ha fatto notare Andrea Bedosti, AD di Arbos Group –  è passato, in pochi mesi, dalla progettazione di un trattore a quella di tre famiglie di trattori.

 

UN PERCORSO INIZIATO NEL 2012

Il primo passo è la progettazione e l’industrializzazione (in Cina) della Serie 5000: il periodo interessato da questa attività va dal 2012 a giugno 2016, quando dalla linea produttiva cinese esce il primo 5000.

Nel frattempo Lovol ha ampliato il campo di azione: oltre a investire in un centro R&D, ha ritenuto opportuno iniziare a cogliere delle opportunità nel campo delle macchine operatrici.

 

L’ACQUISIZIONE DI MATERMACC E I BRILLANTI RISULTATI RAGGIUNTI

Ecco perché nel 2014 ha acquisito MaterMacc, un’acquisizione che ha segnato il primo investimento significativo in Italia, seguito poi dal progetto Goldoni. Tra il 29 settembre e il 23 dicembre 2015 è infatti partita la prima fase del salvataggio del marchio emiliano: attraverso un percorso che Bedosti ha voluto definire “creativo”, fatto di buon senso e di capacità imprenditoriale, è stato dato il via al progetto di rilancio industriale, iniziato a gennaio 2016.

In parallelo il Gruppo ha continuato a lavorare su MaterMacc, acquisendo nuovi terreni, e ridisegnando il layout produttivo, tanto che oggi la produzione è stata incrementata di 2,5 volte rispetto al passato. E, ad Agritechnica, saranno presentate ben cinque novità.

 

SEI MESI CRUCIALI

Tornando a Goldoni, le attività che ne hanno permesso il rilancio – dunque dalla ammissione alla procedura di concordato preventivo da parte dei Tribunale di Modena fino alla ricapitalizzazione, passando attraverso il consenso dei creditori – si sono svolte in soli sei mesi. Sei mesi in cui, in parallelo, sono state poste le basi per il nuovo Engineering Center. Sei mesi in cui sono stati compiuti ingenti investimenti.

 

UN POLO AL PASSO CON I TEMPI

Investimenti che, come esito finale, hanno permesso di restituire uno dei marchi simbolo al proprio territorio. Non solo un marchio, a dire la verità, ma un polo al passo con i tempi.

Il nuovo Engineering Center si articola su una superficie che supera i 3mila metri quadrati ed è il frutto dell’unione del preesistente Engineering center Goldoni con il Lovol EU Engineering (trasferito in strutture e competenze) dove, negli ultimi 5 anni, sono stati sviluppati e hanno preso forma i modelli Arbos da pieno campo.

Tanto che, per agevolare la co-progettazione, all’interno sono previste dieci postazioni riservate a dipendenti cinesi presenti a rotazione.

 

MODULARITÀ E MODERNITÀ DELLE STRUTTURE

Il centro di ingegneria modenese impiega 57 ingegneri e vanta un’ampia area testing (supera i mille metri quadrati), pensata in chiave modulare su sette diverse aree, in modo da consentire la completa analisi “al banco” di tutte le componenti chiave di tutte le macchine: dai trattori specializzati per il frutteto e il vigneto, alla gamma da pieno campo di alta potenza fino a 270 cavalli.

C’è poi un nuovo magazzino, progettato, concepito e realizzato secondo i dettami della logistica 4.0. Oltre ad essere ottimizzato con la presenza di speciali carrelli “kit trattore” personalizzati, è stato ridotto ai minimi termini, in modo da lasciare spazio alla produzione, ed è stato adeguato ai criteri dettati dalla normativa antisismica.

 

RAZIONALIZZAZIONE DELLA LOGISTICA

Il ricorso a metodologie appartenenti al mondo della lean manufacturing hanno inoltre portato alla ridefinizione e razionalizzazione completa dei processi logistici interni e hanno permesso di riorganizzare due linee di montaggio trasmissioni e una di montaggio trattori.

Dunque soluzioni finalizzate alla riduzione dei tempi e degli spazi, al fine di poter aumentare la capacità produttiva potenziale: diminuire le scorte, accorciare i tempi, ridurre le attività legate alla logistica, aumentando, al contempo, gli spazi disponibili nell’attuale stabilimento, sono tutti atti dovuti e finalizzati al grande progetto di Arbos: quello cioè di poter installare nuove linee di produzione per i nuovi prodotti presenti nel piano di crescita del Gruppo.

 

A NOVEMBRE PARTE LA PRODUZIONE DELLA SERIE 5000

Già, perché nello stabilimento di Migliorina, oltre alla produzione delle macchine agricole per frutteti e vigneti a marchio Goldoni e di quelle dello stesso tipo fornite a New Holland, a novembre verrà avviata la produzione della Serie 5000. In base agli ordini, si prevede di produrne 65 unità entro fine anno, circa 2,5 al giorno. Poi chiaramente il target crescerà: una volta entrata a pieno regime, la produzione dovrebbe dare vita a 12 macchine al giorno, il che significa assestarsi sulle 3mila unità annue.

 

GLI OBIETTIVI A BREVE E MEDIO TERMINE

Ma non è tutto, perché la gamma pieno campo di Arbos prevede anche la Serie 6000 e quella 7000. «Ci prefiggiamo di arrivare a costruire annualmente circa 8.000 macchine da campo aperto – ha svelato Andrea Bedosti – e 4.000 trattori da vigneto e frutteto Goldoni, la cui quota attuale si attesta sulle 2.700 unità».

Il tutto, naturalmente, con l’intento di raggiungere specifici obiettivi economici: le proiezioni al 2018 prevedono un fatturato di 110 milioni. Obiettivo ambizioso, ma viste le premesse abbordabile: il 2016 è stato chiuso con 65 milioni di fatturato, l’obiettivo per il 2017 è di 81 milioni (di cui 55 imputabili a Goldoni) e dovrebbe essere centrato, visto che a giugno il giro d’affari si attestava sui 45 milioni (25 per cento in più dello scorso anno) e a settembre aveva superato i 57 milioni (dunque più del 70 per cento dell’obiettivo finale).

Naturalmente il piano di espansione è stato scritto e sono stati presi di mira quei mercati in cui il tasso di meccanizzazione non è ancora spinto: Turchia, Iran e Russia sono senz’altro nel mirino.

 

© Emanuela Stìfano

 

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