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Michelin, il futuro è sostenibile reinventando la ruota

By at ottobre 5, 2017 | 15:42 | Print

Michelin, il futuro è sostenibile reinventando la ruota

Gli pneumatici sono tutti uguali? Con questa domanda Marco Do, Head of Communication Michelin Italia, ha aperto l’evento “Vision(e) e futuro: domani è già oggi!”, tenutosi dal 15 al 17 settembre in Sardegna.

D’altro canto, ha fatto notare, le gomme sono tutte nere, con un buco al centro. Una gomma, dunque, è una gomma. Ma si tratta di una domanda e di un’affermazione evidentemente retoriche, visto che Michelin ha potuto sfoderare un asso dalla manica che, con le comuni gomme, ha ben poco a che fare.

 

VISION, LO PNEUMATICO CONCEPT SENZ’ARIA

Si tratta di Vision (nella foto sopra e in quella di apertura), lo pneumatico concept che, se da un lato è una rivoluzione futurista di là da venire, dall’altro è una promessa di realtà, perché racchiude in sé gli sforzi che il costruttore francese sta facendo, da anni, in termini di investimenti in ricerca e sviluppo.  Basti pensare che nel 2016 sono stati investiti 700milioni di euro in questo segmento; che sono 6.000 i ricercatori Michelin impegnati ogni giorno nella ricerca di nuove proposte, nuove soluzioni, nuovi prodotti; che sono 350 i professionisti che, direttamente o indirettamente, stanno dietro le quinte della costruzione di uno pneumatico.

Tornando a Vision, si tratta di un pneumatico-ruota – il cerchio non esiste – destinato a cambiare la mobilità e, soprattutto, i concetti di gomma, di gommista, di gestione delle gomme, poiché non si buca e non scoppia, non necessita di manutenzione e al suo interno non ha aria.

 

CONNESSO, RICARICABILE E PERSONALIZZABILE

Fatto di poca materia e con una struttura alveolare ispirata alla natura, è biodegradabile, riciclabile e stampato in 3D. Ed è in grado di rigenerarsi.

Naturalmente non può mancare una buona dose di connettività: grazie ad un microchip collegato al cloud, la gomma manda un input al sistema quando deve essere rigenerata, al che basterà una stazione hi-tech fornita di stampanti in 3D e le gomme torneranno nuove, perché si potrà ricaricare il battistrada e cambiarne il disegno a seconda dell’uso, dell’applicazione.

Fantascienza? Pare di no, perché stando alle parole di Cyrille Roget, direttore Comunicazione tecnica di Michelin, queste tecnologie sono tutte già alla portata del Bibendum. Nel frattempo, in tutti i settori, agricoltura in primis, si dovrà ripetere come un mantra il leitmotiv dell’economia circolare: ridurre, riusare, riciclare, rinnovare, perché, come ha fatto notare Lorenzo Rosso, presidente e amministratore delegato Michelin Italia, se non si riduce l’impatto delle attività – senza però comprometterne l’efficienza – nel 2030 avremo bisogno di due terre per poter soddisfare i bisogni della società.

 

LE GOMME NON SONO TUTTE UGUALI

Dunque una gomma è una gomma, al netto dell’impiego delle nanotecnologie, dell’utilizzo delle biotecnologie, della possibilità di stampare i materiali in 3D, della connettività; una gomma è una gomma, ma occorre anche fare i conti con gli elementi naturali, con la coltivazione e la protezione del caucciù, con la gomma sintetica che deve derivare dalle biomasse e non dal petrolio. Allora, per rispondere alla domanda iniziale: no, per Michelin le gomme non sono tutte uguali.

 

LE NOVITÀ PER IL SETTORE AGRI

Se la mobilità nella sua accezione più ampia è alla ricerca della chiave di volta per soddisfare, al tempo stesso, il principio dello sviluppo sostenibile e, il meno nobile, ma altrettanto indispensabile “principio della produttività”, per l’agricoltura la questione diventa ancora più complessa.

 

1970: IL PRIMO RADIALE PER AGRICOLTURA

Occorre infatti fare i conti, da un lato, con le rese agronomiche e l’efficienza dell’impresa, dall’altro con la tutela del terreno e della sua capacità produttiva. Per soddisfare questa duplice mission, Michelin già nel 1970 lanciò il suo primo pneumatico radiale per agricoltura, introducendo così, oltre ad un maggior comfort rispetto agli pneumatici tradizionali, anche un effettivo risparmio di carburante, unito alla riduzione del compattamento del suolo con conseguente incremento della produttività.

 

2004: NASCE LA TECNOLOGIA MICHELIN ULTRAFLEX

Nel 2004 firmò poi la Tecnologia Michelin Ultraflex, che venne applicata al primo pneumatico VF del costruttore francese, lo XeoBib,  pneumatico che seguiva un principio su cui poggiano gli pneumatici agricoli odierni: un’impronta estesa permette da un lato maggiore trazione, dell’altro minor compattamento del terreno.

Venendo ai giorni nostri, il 2017 segna il lancio di EvoBib (nella foto sopra) e di RoadBib. Vediamoli nel dettaglio.

 

EVOBIB, LO PNEUMATICO 2 IN 1

EvoBib: a sinistra l’impronta al suolo in strada, a destra quella in campo.

 

Nato per risolvere l’annoso dilemma “pneumatico per strada o pneumatico per terreno”, EvoBib, alias “lo pneumatico 2 in 1”, è stato così ribattezzato poiché la forma e l’impronta al suolo si possono adattare in funzione dell’utilizzo: quando si è in campo l’impronta al suolo aumenta (il costruttore dichiara +20%), quando si è in strada si ridimensiona.

 

LA FORMA E L’IMPRONTA SI ADATTANO ALLE ESIGENZE DELL’AGRICOLTORE

A far variare il profilo della gomma è naturalmente la pressione di gonfiaggio, e pertanto la massima espressione di questo pneumatico si avrà, ovviamente, con il diffondersi del telegonfiaggio: in pratica, in configurazione campo (nella foto sopra), la pressione è bassa (inferiore a 1,2 bar), e pertanto l’impronta aumenta riducendo la compattazione del suolo e aumentando la trazione; in configurazione strada (nella foto sotto), la pressione è superiore a 2 bar e lo pneumatico si trasforma, tanto che solo la parte centrale della sommità entra a contatto con il suolo, con ricadute positive sui consumi, sulla sicurezza e sulla guida senza vibrazioni.

Questa trasformazione è il risultato della struttura della carcassa che, oltre a beneficiare della tecnologia Michelin Ultraflex, integra un “effetto cerniera” che permette all’area delle spalle di essere sollevata o abbassata sul terreno.

In pratica, a pressione alta, la scultura è sostenuta dalla cintura di sommità, composta da diverse tele flessibili che permettono un appiattimento omogeneo e dunque ottimizzano le prestazioni su strada (usura, comfort, consumi). A bassa pressione, invece, entrano in azione le spalle grazie all’effetto “cerniera”.

 

UNA NUOVA STRUTTURA BREVETTATA DELLA CARCASSA

L’efficacia delle parti in rilievo si deve alla nuova struttura brevettata della carcassa: una composizione complessa di varie tele ai bordi del battistrada che permettono ai tasselli delle spalle di ruotare a basse pressioni contribuendo alla capacità del battistrada di sopportare il carico.

La potenza utile generalmente osservata in campo è di 160 cavalli per una potenza del motore di 300 cavalli. Questo permette all’agricoltore di utilizzare 9 lame dell’aratro invece di 8. In pratica, un giorno in meno di lavoro per arare una superficie di 160 ettari (

Fonti: dati interni e “Tracteur: du moteur à l’effort de traction”, André Abadia edizioni Matériel Agricole, settembre 2014).

La gamma di EvoBib, premiato con la medaglia d’oro per l’innovazione al Sima 2017, comprende attualmente due misure: VF 710/70 R 42 posteriore; VF 600/70 R 30 anteriore.

 

ROADBIB, ALTE POTENZE E TANTA STRADA

Per i trattori con potenza superiore a 200 cavalli, soprattutto per quelli destinati a percorrere tanta strada, dal primo trimestre 2018 sarà disponibile Michelin RoadBib, nato dalla collaborazione con imprenditori agricoli e contoterzisti.

 

UN BATTISTRADA RIVOLUZIONARIO

Caratterizzato da un battistrada sui generis – nulla ha a che fare con i battistrada degli pneumatici agricoli tradizionali –,  prevede un disegno composto di 52 blocchi per massimizzare la trazione e di una parte centrale che ricorda la forma di una colonna vertebrale.

In pratica, il 40 per cento della superficie della gomma resta a contatto con il terreno, vale a dire mediamente il 60 per cento in più di gomma al suolo rispetto a uno pneumatico agricolo convenzionale.

Inoltre dura di più: il costruttore dichiara il 25 per cento rispetto ai tradizionali. Quindi, in una situazione in cui un pneumatico agricolo tradizionale durerebbe 4.000 ore, un Michelin RoadBib è in grado di raggiungere le 5.000 ore.

Presentato per la prima volta allo European Drivers’ Championship, il campionato europeo riservato ai conducenti di trattori agricoli (nella foto sopra), lo pneumatico Michelin RoaBib sarà disponibile nel primo trimestre del 2018 nelle dimensioni: anteriore 600/70R30 e posteriore 710/70R42.

 

© Emanuela Stìfano

 

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