Agromeccanica italiana: export in crescita (+10,4% nei primi 7 mesi dell’anno) e Paesi sui quali puntare

Primo piano 24/11/2022 -
Agromeccanica italiana: export in crescita (+10,4% nei primi 7 mesi dell’anno) e Paesi sui quali puntare

A fronte di un calo delle immatricolazioni del 15,3% sull’anno record 2021, ma con un volume di vendite comunque superiore ai livelli pre-Covid che testimonia la tenuta del mercato interno, le esportazioni si confermano il punto di forza dell’industria italiana che mantiene così il suo ruolo di primo piano nel panorama internazionale del settore, forte di una quota export pari all’incirca al 70%.

 

IL TREND DELLE ESPORTAZIONI RESTA SOSTENUTO

I dati Istat sul commercio estero indicano nei sette mesi gennaio-luglio una crescita delle esportazioni in valore sia per le trattrici (+2,13% rispetto allo stesso periodo 2021, anche se a fronte di un calo del numero di unità del 20,2%) sia per le altre tipologie di macchine (+13,6% in valore e +0,34 in peso).

Il made in Italy dell’agromeccanica ottiene nei primi sette mesi dell’anno una crescita totale, in valore, del 10,4%, a fronte di una riduzione in quantità di appena il 2,5%. Oltre la metà del fatturato estero (mettendo insieme trattori e macchine agricole) è assorbita dall’Europa, mentre le Americhe (con in prima fila gli Usa) assorbono circa un quinto del totale. Nei paesi europei non Ue va invece  il 12-13% delle vendite.

A livello di singole nazioni, i principali mercati di sbocco si confermano Stati Uniti, Francia e Germania, ma in crescita risultano le esportazioni verso la Polonia (+26%), la Romania (+37%) e l’Ungheria (+46%).

 

PREVISTO PER FINE ANNO UN INCREMENTO DEL FATTURATO, A QUOTA 14,2 MILIARDI DI EURO (+3,7%)

L’incremento del fatturato, pure in presenza di una riduzione delle quantità esportate, è da ricondurre all’aumento del prezzo dei listini, uno scarto questo che dovrebbe caratterizzare anche il consuntivo a fine anno della produzione italiana, che si stima possa subire un calo in termini quantitativi pari al 6%, ma addirittura un incremento in termini di fatturato, attestandosi a quota 14,2 miliardi di euro.

Un risultato migliore rispetto a quello dell’anno record 2021 che aveva registrato un valore della produzione pari a 13,7 miliardi di euro con un incremento del 3,7% sull’anno precedente.

Sul fatturato previsto per fine 2022 incide il buon andamento del comparto della manutenzione del verde, con livelli produttivi in linea con quelli dello scorso anno per un valore intorno al miliardo di euro, e soprattutto quello della componentistica, che si stima possa raggiungere a fine anno un fatturato pari a 3,4 miliardi.

 

L’INDUSTRIA ITALIANA DI SETTORE SCONTA LA CRISI DEI COSTI DI PRODUZIONE E LA MINORE CAPACITÀ DI SPESA DA PARTE DELLE IMPRESE AGRICOLE

«Per quanto reattiva ed efficace – ha commentato il presidente della federazione dei costruttori italiani di macchine agricole FederUnacoma, Alessandro Malavolti ­– l’industria italiana non è esente dalla congiuntura economica sfavorevole e da tutti quei fattori che condizionano le imprese in questa difficile fase».

Nella primavera di quest’anno il prezzo dell’energia ha registrato un rialzo impressionante, segnando un incremento del 400% rispetto alla primavera del 2020. Una crisi, quella delle forniture energetiche, particolarmente pesante in Europa, dove in conseguenza del conflitto Russo-Ucraino si è verificata una vera e propria “guerra del gas” che ha contrapposto la Russia all’Unione Europea.

«Sono note le iniziative assunte dai governi e dall’Unione Europea nel suo insieme per diversificare gli approvvigionamenti e per calmierare i prezzi – ha spiegato Malavolti – interventi che hanno iniziato a produrre i loro effetti (un calo dei prezzi del 10% da settembre e la prospettiva di ulteriori decrementi nei mesi prossimi), ma che non sono sufficienti a riportare le quotazioni sui livelli che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni, e con effetti quindi permanenti sui conti delle imprese manifatturiere, che contribuiscono ad un aumento dei costi di produzione e quindi ad un incremento dei prezzi di listino dei mezzi meccanici».

Questo si combina, purtroppo, con una crescita dei costi di produzione anche nelle imprese agricole, che devono fare i conti con la maggiore bolletta energetica, ma anche con il maggiore onere per l’acquisto di fertilizzanti e prodotti chimici. Un’escalation di rincari che induce inevitabilmente qualche impresa (in particolare in Italia, meno all’estero) a rinviare il proprio investimento in meccanizzazione.

 

NONOSTANTE GLI SCENARI ATTUALI, PROSPETTIVE POSITIVE PER I PROSSIMI ANNI

Tuttavia, nonostante tra la fine di quest’anno e la prima parte del 2023 il settore appaia destinato a subire gli effetti dell’inflazione e dell’incertezza geopolitica, prospettive positive vengono formulate dagli analisti per gli anni prossimi, in risposta alla domanda di derrate alimentari che è in crescita in termini sia di quantità sia di qualità.

In particolare, i dati di Export Planning sul commercio mondiale delle macchine agricole indicano una crescita tra il 2023 e il 2026 del 5,7%.

 

I MERCATI IN FASE DI ACCELERAZIONE, SUI QUALI PUNTARE: L’ANALISI DI EXPORTPLANNING

Sempre a Export Planning si deve un focus sul commercio mondiale delle macchine agricole dal quale si evince in primo luogo come, nonostante la breve battuta d’arresto nell’anno pandemico, la crescita del comparto sia estremamente accelerata nell’ultimo biennio. Tra il 2021 e il 2022 il segmento ha, infatti, evidenziato un tasso di crescita medio annuo che si attesta sui 23 punti percentuali in euro, culminando in un valore che ha superato i 95 miliardi di euro.

Particolarmente interessante l’analisi volta a identificare alcuni casi di mercati più attrattivi, cioè quei Paesi che, per fenomeni di medio-lungo periodo, stanno sperimentando una fase di forte crescita della domanda di Macchine Agricole: una disamina che può senz’altro essere di aiuto ai costruttori italiani nell’identificazione delle geografie giuste in cui concentrare i propri sforzi commerciali.

 

POLONIA, UNGHERIA, REPUBBLICA CECA, GHANA E AUSTRALIA IN PRIMO PIANO

Riflettori puntati da parte degli analisti di Export Planning su Polonia e Ungheria (per quel che riguarda i trattori), e Repubblica Ceca (per le macchine da raccolta), dove «esistono ampi spazi di miglioramento per gli esportatori del made in Italy, in quanto nel 2022 la quota di mercato italiana è stata in media pari al 7%-10%». «Risultati – viene precisato ­– che appaiono inferiori a quelli dei principali competitor europei, primo fra tutti la Germania, dominatore assoluto del settore delle Macchine Agricole all’interno dell’Unione Europea».

Margini di crescita dell’export italiano ancora maggiori vengono individuati per i mercati di Ghana (il Ghana ha avuto un andamento storico pressoché stabile fino al 2018, ma nel giro di 4 anni è passata da un valore di 2 milioni di euro a superare i 13, sostenuto dagli obiettivi governativi di modernizzazione del settore agricolo locale) e Australia, considerando che l’Italia è poco presente su questi mercati, con una quota che non supera il 3%.

 
© riproduzione riservata
Fonte tabelle: Ufficio Studi e Statistiche FederUnacoma, ExportPanning.
Per il focus di ExportPlanning vedi: “Macchine Agricole e la geografia delle potenzialità” pubblicato da Simone Zambelli sul sito di ExportPlanning (sez. Magazine International).
La foto di apertura e l’altra in ambito fieristico si riferiscono a Eima 2022.
 
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