All’assemblea annnuale di Confai le preoccupazioni della categoria

News 26/05/2012 -

«Avevamo creduto alle prime dichiarazioni del Governo tecnico su competitività, sviluppo ed equità per salvare l’Italia e le sue imprese, ma siamo rimasti delusi». Il commento amaro è del presidente di Confai, Leonardo Bolis, nel corso della sua relazione all’assemblea annuale dell’organizzazione che si è tenuta il 24 maggio a Roma. A preoccupare la Confederazione degli agromeccanici e agricoltori italiani, alla quale aderiscono oltre il 55% delle imprese professionali di meccanizzazione agricola, non è soltanto l’immobilità sulla definizione dell’imprenditore agromeccanico come soggetto agricolo, questione sulla quale è stata presentata alla Camera dall’on. Marco Carra una specifica proposta di legge. «L’approvazione sarebbe una logica conseguenza degli orientamenti espressi dalla Regione Lombardia in ambito di possibilità di edificare in aree verdi, dell’inquadramento dell’Inps nell’ambito agricolo dei dipendenti delle imprese agromeccaniche e dell’atteggiamento di apertura constatato a livello europeo», ha spiegato Bolis. Proprio nei giorni scorsi il direttore generale della Commissione Agricoltura a Bruxelles, José Manuel Silva Rodriguez,  ha comunicato che la proposta di riforma della Pac post 2013 include diversi tipi di strumenti dei quali gli imprenditori agromeccanici potrebbero beneficiare, purché ovviamente la programmazione strategica dello Stato membro interessato provveda ad attivarli. Confai raccomanda all’Italia di procedere di conseguenza.

Lo scenario del contoterzismo è gravato da costi in ascesa e bilanci in contrazione, ha proseguito Bolis, sia per il credit crunch delle banche sia  per il prezzo del gasolio agricolo, cresciuto di oltre il 41% in poco più di due anni, al punto che i costi del carburante per ogni azienda agromeccanica di medie dimensioni sono passati da 60.000 euro a circa 100.000 euro l’anno, a parità di prestazioni fornite. Senza parlare dell’Imu, che ancora una volta evidenzia sperequazioni di trattamento fra imprese agricole ed agromeccaniche. Inevitabile,  in un simile scenario, che gli agromeccanici siano costretti, fin dalla campagna in corso, a ritoccare verso l’alto i corrispettivi dei loro servizi.

Eppure, altre soluzioni potrebbero trovare spazio. «L’agricoltura conservativa – ha affermato Bolis – va applicata ove possibile su larga scala, per proteggere il suolo e risparmiare fino al 70% di carburante, con evidenti benefici sul versante dei costi e dell’inquinamento». Potrebbero essere immediatamente convertiti a questo tipo di agricoltura eco-sostenibile almeno un milione di ettari, senza bisogno di interventi strutturali sugli assetti dei suoli. «In questo modo potremmo ridurre le emissioni annue di CO2 per 108mila tonnellate». Le imprese agricole e agromeccaniche, ha fatto presente Bolis,  dovranno fronteggiare ulteriori pressioni fiscali. Confai calcola una spesa fino a 5mila euro per azienda per gli adeguamenti legati alla normativa incendi. Senza parlare di almeno 400.000 operatori che potrebbero essere obbligati a spegnere temporaneamente i trattori che guidano da anni e a sedersi sui banchi di scuola per ottenere l’abilitazione formativa.

Fonte: Confai
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