Assemblea nazionale di CAI: maggiore considerazione per il ruolo strategico degli agromeccanici

Eventi 24/06/2021 -

La digitalizzazione dell’agricoltura, la corsa alla sostenibilità, la necessità di certificare i passaggi produttivi a partire dal campo, la velocità di adattamento ai cambiamenti colturali.

Durante l’assemblea annuale di CAI (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani), svoltasi a  Verona lo scorso 19 giugno, è  partito proprio da questi elementi Gianni Dalla Bernardina (nella foto sotto), presidente della Confederazione che rappresenta 18mila imprese agromeccaniche professionali in agricoltura, per evidenziare il ruolo strategico delle imprese che svolgono attività di servizi nel settore primario, le cui attività nel 2020, anno della pandemia, non si sono affatto fermate, seppure con qualche difficoltà legata anche al fenomeno dei cambiamenti climatici.

 

UNO SVILUPPO CHE DOVRÀ CONIUGARE AMBIENTE E PRODUTTIVITÀ

«Sono in corso profondi mutamenti nell’attività agricola – ha sottolineato Dalla Bernardina – che impongono soprattutto al comparto dei servizi una immediata capacità di resilienza, così da rispondere alle nuove esigenze di un settore che non è più soltanto chiamato a produrre il cibo, ma dovrà farlo in maniera sostenibile, riducendo le emissioni, garantendo qualità e trasparenza».

La versatilità delle imprese agromeccaniche risponde perfettamente alla capacità di adattarsi ai diversi contesti produttivi che la riforma della Politica agricola comune in fase di approvazione intende promuovere.

In tale scenario, caratterizzato anche dalle risorse predisposte per il Piano nazionale di ripresa e resilienza e dai fondi per favorire il ricambio generazionale inseriti nel programma Next Generation Eu, «non sarà il contesto economico a preoccuparci – ha fatto presente il numero uno di CAI –  quanto l’impiego lungimirante delle risorse a sostegno di uno sviluppo che sappia coniugare ambiente e produttività».

 

L’ASSIMILAZIONE LEGISLATIVA DELL’ATTIVITÀ AGROMECCANICA A QUELLA AGRICOLA

Fondamentale sarà l’iniziativa legislativa, lanciata insieme con Coldiretti, per assimilare gli imprenditori agromeccanici a quelli agricoli, che dovrebbe sopprimere le attuali differenze di trattamento a livello amministrativo. «Non chiediamo di togliere a chi ha o di privare qualcuno di un diritto acquisito da tempo, ma neppure tenere fuori dalla porta chi sta facendo lo stesso lavoro degli agricoltori e a sostegno degli agricoltori», ha spiegato Dalla Bernardina.

Speranze di un allineamento su posizioni più aperturiste dovrebbero essere assicurate dalla nuova impostazione della PAC, sulla quale nei prossimi giorni Parlamento, Consiglio e Commissione Ue cercheranno di trovare una convergenza programmatica.

Restano aperti, tuttavia, alcuni nodi, messi in luce dal professor Ermanno Comegna, economista agrario esperto di politica agricola: una questione ambientale, che rischia di prevaricare l’orientamento produttivo, e il nodo della burocrazia, che anche per la programmazione che entrerà in vigore dal 2023 rappresenterà un percorso tutt’altro che semplice.

 

SOSTENERE CON INCENTIVI GLI AGROMECCANICI IN QUANTO PORTATORI DI INNOVAZIONE E TECNOLOGIA

Fra gli auspici del settore delle imprese agromeccaniche «è necessario che i fondi per lo sviluppo rurale non si limitino più a finanziare il semplice acquisto della nuova macchina, che talvolta non riesce a realizzare l’obiettivo primario dello sviluppo dell’attività aziendale – ha proseguito il presidente di CAI –.  Bisognerebbe piuttosto sostenere chi può dimostrare di avere usufruito di un servizio innovativo, reso a prezzi remunerativi da imprese agromeccaniche professionali, sulla base di contratti di servizio pluriennali. Con questo sistema sarebbe possibile, con fondi assai più limitati, creare sviluppo senza gravare sui bilanci delle aziende agricole. Bisogna invertire la tendenza, aiutando chi, come gli agromeccanici, può portare l’innovazione e la tecnologia anche a quelle aziende che non investono o non possono investire».

 

L’ESIGENZA DI UN ALBO NAZIONALE DELLE IMPRESE AGROMECCANICHE A TUTELA DELLA PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI E DEI CLIENTI AGRICOLTORI

Anche per questo CAI da sempre spinge sulla istituzione di un Albo nazionale delle imprese agromeccaniche, che possa tutelare sia le imprese professionali sia i clienti agricoltori. Una questione di trasparenza, ma anche un’opportunità di certificare tutte le attività svolte.

A livello sindacale, prosegue l’impegno della categoria per definire il decreto ministeriale che dovrà regolamentare la tenuta del registro di carico e scarico dei cereali, il quale «da  strumento di tracciabilità, si sta tramutando in un adempimento oneroso e pesantemente sanzionato».

 

REVISIONE: ASSURDA LA RICHIESTA DI PARTIRE DAI MEZZI PIÙ NUOVI E SICURI

Nota polemica sulla revisione dei mezzi agricoli. «Non si comprende perché altre rappresentanze di agromeccanici abbiano invece proposto di revisionare prima i mezzi più nuovi e sicuri – si è chiesto Dalla Bernardina -. Si tratta di un’idea davvero discutibile, che danneggerebbe la categoria favorendo le frange più retrograde del comparto agricolo, quelle che si oppongono alle regole su cui si fonda la nostra pluriennale azione contro l’abusivismo».

La centralità delle imprese agromeccaniche in chiave di sostenibilità delle produzioni lungo la catena di approvvigionamento e nella blockchain è stata ribadita da Michele Gruppo, presidente di Verona Mercato, dove si è svolta l’assemblea annuale di CAI.

L’endorsement alla categoria è arrivato anche da Elisa De Berti, vicepresidente della Regione Veneto. «Il settore degli agromeccanici deve riuscire ad avere il riconoscimento per l’importanza fondamentale che svolge all’interno del mondo produttivo e agricolo – ha detto -. Confido che il PNRR sia una opportunità anche per le imprese agromeccaniche».

 

 
Fonte: CAI
Fonte immagini: Vervaet B.V. (apertura), CAI, New Holland, Claas.
 

 

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