Cile: macchine agricole cercasi, in un mercato altamente competitivo

Mercati 20/05/2021 -

Anche se le dimensioni del mercato cileno delle macchine agricole sono tra le più ridotte nel contesto sudamericano, il Paese – alla ribalta internazionale in questo periodo per l’esito delle megaelezioni  per l’Assemblea costituente, le  più importanti dalla fine della dittatura militare nel 1990 – offre diverse motivi di interesse per le aziende costruttrici del settore, in virtù di una domanda di macchinari che viene in larghissima parte soddisfatta dalle importazioni.

Il tutto avvalorato da una crescita economica costante già da diversi anni, interrottasi soltanto nel 2020 ma già in ripresa e stimata dall’FMI a +5,6 per cento per l’anno in corso, e dal ruolo rivestito dal Cile di Paese piattaforma, grazie all’alto numero di trattati di libero scambio conclusi a livello mondiale.

 

IL RUOLO CRUCIALE DELLA MECCANIZZAZIONE PER INCREMENTARE LA PRODUTTIVITÀ AGRICOLA

Come si apprende dal Report “Cile: il settore delle macchine agricole” a cura dell’Ufficio di Santiago di Agenzia ICE datato Febbraio 2021, l’agricoltura, favorita dalla posizione geografica, dall’applicazione di avanzate tecnologie, dall’introduzione di nuove specie ortofrutticole e da un rilevante afflusso di capitali esteri, costituisce attualmente una delle aree più importanti dell’economia cilena, seconda solo al settore minerario, in termini di esportazioni.

I macchinari agricoli in Cile – riferisce il Report – sono un importante fattore nel processo produttivo, con un’incidenza del 16 per cento sui costi di produzione nel settore frutticolo e orticolo e del 28 per cento in quello della produzione di cereali.

Tra le principali sfide che il settore deve affrontare vi è quella della produttività: il costo della manodopera, infatti, è elevato e risente della competizione salariale, assolutamente impari, con il settore minerario; manca manodopera specializzata; terreni e colture necessitano di investimenti per aumentarne resa e qualità.

Non c’è dubbio che dalla meccanizzazione agricola – accompagnata da investimenti in nuove varietà più idonee ad integrarsi in processi produttivi largamente automatizzati – potrà senz’altro arrivare un importante contributo al superamento di buona parte di queste problematiche.

 

LA DOMANDA DI MACCHINARI AGRICOLI SODDISFATTA IN LARGHISSIMA PARTE DALLE IMPORTAZIONI

Come abbiamo anticipato, il parco macchine agricole cileno è composto per lo più da mezzi di provenienza estera, dal momento che esiste solo una marginale produzione locale di macchinari molto semplici, da parte di aziende che si specializzano in poche linee, importando sia la componentistica sia le altre linee necessarie ad allargare la propria offerta.

In linea generale, le macchine agricole di origine straniera che vengono commercializzate nel Paese rispondono ai seguenti parametri: macchinari inesistenti in Cile, macchine di alto livello tecnologico, macchine competitive per il rapporto qualità-prezzo, provenienti principalmente da Cina e altri Paesi asiatici.

 

IL MERCATO E LA COMMERCIALIZZAZIONI SUDDIVISI IN DUE GRANDI BLOCCHI

Il mercato, stando alla descrizione del Report di Agenzia ICE,  risulta diviso in due grandi blocchi: macchine agricole a più elevato contenuto tecnologico, di provenienza europea (Germania, Italia, Regno Unito, Spagna) e macchine di qualità intermedia e prezzo inferiore, provenienti da Brasile, Messico, Turchia e Cina.

Segmentazione in due grandi gruppi anche per quel che riguarda la commercializzazione, nelle mani di aziende importatrici specializzate (come DercoMaq e Sargent Agricola) e grandi distributori agricoli (come Tattersal e Copeval), con questi ultimi che di recente hanno aumentato la propria presenza importando direttamente marche che prima commercializzavano solamente e offrendo alla clientela finale un servizio sempre più personalizzato.

 

QUATTRO FATTORI DECIDONO L’ACQUISTO

La marca, il paese d’origine del prodotto, il servizio di assistenza post-vendita ed il prezzo, abbinato al finanziamento, sono i quattro fattori che influenzano maggiormente la decisione di acquisto assegnando, come si può immaginare, un vantaggio considerevole ai marchi già presenti sul mercato locale rispetto a quelli non ancora approdati o scarsamente conosciuti in Cile.

Considerato l’alto livello di competitività del mercato cileno, un servizio post-vendita – e, possibilmente, finanziario – di elevata qualità da parte dei fornitori di macchinari ed attrezzature agricole viene ritenuto dagli analisti di mercato l’elemento maggiormente determinante  ai fini di un aumento del market share.

 

L’ITALIA AL SECONDO POSTO,  ALLE SPALLE DEL BRASILE, PER LE FORNITURE DI TRATTORI

Per dare un’idea delle dimensioni del mercato macchine agricole in Cile lo studio di Agenzia ICE riporta l’ammontare delle importazioni cilene delle partite doganali più rappresentative del settore.

Per quanto riguarda i trattori lo scorso anno le importazioni si sono attestate a quota 57,7 milioni di dollari, pari a 2.866 unità, con una flessione del 29 per cento rispetto al 2019. Se, vista la peculiarità dello scorso anno, fortemente condizionato dalla pandemia da Covid-19, andiamo ad analizzare il trend degli ultimi sette anni (2014-2020)  notiamo un andamento altalenante delle importazioni, con un aumento nel 2014 e nel 2018 ed una contrazione nei due anni successivi.

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Il Brasile si è  posizionato dal 2016 al primo posto del ranking dei paesi fornitori, con una quota nel 2020 del 21,1 per cento. Segue l’Italia, che detiene una quota di mercato del 14,51 per cento (331 unità) in diminuzione del 38,6 per cento rispetto al 2019 (USD 13,66 milioni, pari a 526 unità). Al terzo posto si è posizionata la Germania, con una quota dell’11,6 per cento, pari a 106 unità importate.

I marchi italiani presenti attualmente nel Paese sono Carraro, Antonio Carraro, Same, Landini e New Holland, importati da 5 aziende.

L’Italia ha perso terreno negli ultimi anni anche sul fronte delle importazioni cilene di macchinari per la lavorazione del terreno (cap. 8432). In particolare nel 2020 – anno in cui l’import totale di questa tipologia di macchine è stato pari a 28,4 milioni di dollari, con una flessione del 10,12 per cento rispetto al 2019 – l’Italia si è posizionata al secondo posto tra i Paesi fornitori, con una quota di mercato del 14,6 per cento, dopo la Germania (18,95%), e seguita dal Brasile (14%). In termini di unità ne sono state importate dall’Italia 1.639 e circa 195 mila chili di macchinari e parti, facenti capo ad una sessantina di marche italiane, la maggior parte delle quali è presente nel mercato cileno da diversi anni.

 

AZZERAMENTO DEI DAZI DOGANALI PER LE MACCHINE DI PROVENIENZA UE

Per finire, per quanto riguarda gli oneri doganali, nell’ambito dell’Accordo di Associazione sottoscritto fra il Cile e l’Unione Europea in vigore dal 1° febbraio 2003, le macchine agricole godono dell’azzeramento dei dazi doganali (si sarebbe applicata l’aliquota daziaria unica del 6%). Rimane invariata l’applicazione dell’aliquota IVA pari al 19 per cento.

Al fine di poter usufruire dei benefici previsti dal trattato, è importante che al momento della spedizione venga emesso il Certificato EUR 1 che attesta l’origine europea della merce.

Le macchine usate, a loro volta, godono dell’esenzione dal pagamento dell’addizionale del 3 per cento che viene applicata alla generalità dei macchinari usati e sono soggetti al momento del loro ingresso nel Paese all’ispezione da parte dei funzionari del SAG per verificare l’assenza di qualsiasi tipo di residuo vegetale o parassiti e/o malattie. Da tener presente in proposito che il Cile nel 1995 è stato riconosciuto internazionalmente come uno dei Paesi liberi dalla temibile Mosca della frutta.

 

 
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Fonte immagini: 123RF ©Jeremy Richards, DercoMaq, Portal Agro Chile, Sargent Agricola Temuco, Servicios Agrícola Tracterra SpA.
 
 
 
 

 

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