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Combi Mais Idrotechnologies 3.0: più investi, più guadagni

By at Ottobre 20, 2016 | 12:15 | Print

Combi Mais Idrotechnologies 3.0: più investi, più guadagni

Un ottimo esempio di lavoro di squadra ben organizzato, al servizio dell’operatore agricolo, si è visto lo scorso 28 settembre a Robbiano di Mediglia (Mi), presso l’azienda agricola Folli dei fratelli Vigo.

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Sono infatti stati presentati i risultati del progetto Combi Mais Idrotechnologies 3.0, il cui obiettivo era decisamente ambizioso: produrre 20 tonnellate di granella di mais di qualità per ciascuno dei 28 ettari coinvolti nella sperimentazione adottando un protocollo produttivo che combina razionalmente la genetica, la lavorazione, la nutrizione, l’irrigazione e la protezione.

 

TANTI PARTNER CON UN UNICO OBIETTIVO

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Per cercare di centrare l’obiettivo prefissato, i partner del progetto hanno dovuto mettere in campo il meglio: concimazione localizzata alla semina per via radicale e fogliare, macchine per il precision farming, genetica e protezione con sementi ed agrofarmaci ad elevato rendimento produttivo, installazione di sensori e centraline di ultima generazione per monitorare la disponibilità idrica del terreno e l’umidità, al fine di irrigare solo quando necessario.

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Pertanto Unimer ha provveduto alla concimazione organo minerale, Cifo a quella fogliare, Kuhn si è occupata della meccanizzazione fornendo il coltivatore polivalente a denti Cultimer T 300 e la seminatrice pneumatica Maxima 2 (nella foto sopra) con elementi adatti per terreno minimamente lavorato, Syngenta è intervenuta con gli ibridi di mais e gli agrofarmaci, Netafim con l’impianto di sub-irrigazione.

 

MASSIMIZZARE RESE E QUALITÀ

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La filosofia sottesa al progetto è stata chiara fin da subito ed è concisa con quanto sostenuto nel libro dell’Associazione Galileo 2001: «in agricoltura, l’imperativo categorico consiste nell’aumentare le rese, diminuire l’uso di pesticidi e fertilizzanti, risparmiare quella risorsa primaria che è l’acqua, garantire la salubrità dei prodotti e tutelare il profitto tanto del singolo imprenditore quanto dell’economia agraria».

Dunque ottimizzare, ma non a discapito della qualità. In pratica, la squadra in campo ha lavorato affinché fossero migliorate le produzioni sia qualitativamente – la produzione doveva essere esente da aflatossine ­– sia quantitativamente e, al tempo stesso, eliminati i costi di produzione inutili ­(per esempio troppi passaggi in campo) ma senza rinunciare alle migliori tecnologie disponibili sul mercato. Solo in questo modo la redditività dell’operatore agricolo sarebbe aumentata.

I 28 ettari dedicati a Combi Mais sono stati suddivisi in quattro parcelle, seminate con diverse densità.

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Il terreno è stato lavorato con la tecnica della minima lavorazione (nella foto sopra il Cultimer T 300 di Kuhn) sopra che, come è noto, riduce la presenza delle macchine in campo, generando benefici sia in termini di riduzione dei costi variabili (ore lavorate, carburante utilizzato) sia generando benefici per il suolo, la cui struttura viene in questo modo maggiormente rispettata. Inoltre, nel caso specifico, vi era anche da tutelare l’impianto di sub-irrigazione presente in due dei quattro appezzamenti in cui era stato diviso il campo (sugli altri due è stata utilizzata l’irrigazione a scorrimento).

 

I RISULTATI DEL TERZO ANNO

Il progetto Combi Mais 3.0 ­– il cui coordinamento è stato affidato all’Istituto di Agronomia dell’Università di Torino, guidato dal Professor Amedeo Reyneri – è giunto quest’anno al suo terzo anno di vita. Ed è proprio quest’anno che i risultati presentati dai fratelli Vigo presso la propria azienda, hanno convinto anche i più scettici.

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«Il 2016 è stato l’anno più produttivo dei 3 anni di durata del progetto – ha commentato Mario Vigo (nella foto sopra), presidente di Innovagri, che ha messo a punto l’innovativo protocollo –. Questo è dovuto a una serie di fattori: un miglioramento nella concimazione del terreno, grazie al nuovo prodotto di Unimer (Flexifert); la precisione delle macchine utilizzate per la lavorazione del terreno e la posa del chicco (in particolare Maxima di Kuhn); la produzione di granella con ibrido Brabus; la pulizia del campo grazie a Kendo bi active di Syngenta e la protezione fogliare ottenuta grazie ai prodotti di Cifo, oltre ovviamente all’andamento stagionale più regolare».

«Da non dimenticare – ha concluso Vigo – il fattore umano e la dedizione, senza la quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile».

 

OLTRE 150 QUINTALI DI GRANELLA DI MAIS PER ETTARO

Mario Vigo, presentando i risultati raggiunti a seguito della semina avvenuta lo scorso aprile, ha confermato di aver raggiunto l’importante traguardo di una media di 150 quintali di granella di mais per ettaro (per l’esattezza 159). L’incremento produttivo rispetto al 2015 è stato del 20,5 per cento e il dato finale è posizionato ben sopra la media storica aziendale degli ultimi 5 anni corrispondente a 13,5 tonnellate per ettaro.

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Con riferimento alle singole parcelle, i risultati più performanti, vale a dire 180,17 quintali per ettaro, li ha ottenuti la parcella seminata con maggiore densità (9,4 semi per metro quadro) e in cui è stata applicata la fertirrigazione che ha evitato alle piante lo stress idrico.

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Non è vero però che semine più dense sono sempre concise con maggiori rese, visto che la parcella seminata con una densità di 7,2 piante per metro quadro e irrigata a scorrimento è arrivata a produrre 177,07 quintali, il secondo miglior risultato. Molto dipende dunque, oltre che dall’apporto idrico, dalla qualità del terreno e dalla precessione colturale.

 

L’INNOVAZIONE CHE PREMIA

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In ogni caso, le rese non sono mai scese sotto i 153 quintali, il che significa che la genetica ha giocato anch’essa un ruolo importante. Il tutto viene confermato anche dalle analisi della granella, che è risultata del tutto priva di micotossine in tutte le parcelle.

Questa importante caratteristica ha permesso di vendere il prodotto al Molino Fratelli Martini a 200 euro a tonnellata, incluso premium price. Pertanto, conti alla mano, il profitto si è attestato su circa 38.623 euro (circa 89mila euro di plv e poco più di 50mila euro di costi di produzione), pari a 1.379 euro per singolo ettaro.

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Se l’azienda Folli avesse lavorato come faceva prima di Combi Mais, con il metodo tradizionale proteggendo lo stretto indispensabile e irrigando per aspersione o scorrimento il ricavo si sarebbe aggirato intorno ai 675 euro ad ettaro. Meno della metà.

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Il che conferma che gli apparenti maggiori costi di produzione si sono tradotti in un investimento che è riuscito a dare i suoi frutti sia in termini qualitativi sia in termini quantitativi. Con questa chiave di lettura, come è stato sottolineato, Combi Mais Idrotechnologies si conferma essere una formidabile assicurazione della redditività aziendale, perché massimizza rese e qualità, entrambi componenti fondamentali della Plv.

 

© Emanuela Stìfano

 

vedi anche Combi Mais Idrotechnologies 3.0: l’apporto di Kuhn

 

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