Doccia fredda su BCS: salta l’accordo con il Gruppo Fulchir. Esplode la vertenza per 430 lavoratori

News 24/09/2026 -
Doccia fredda su BCS: salta l’accordo con il Gruppo Fulchir. Esplode la vertenza per 430 lavoratori

A soli dieci giorni dall’annuncio di intesa, il gruppo industriale Fulchir fa marcia indietro citando criticità della supply chain e rischi imprevedibili. In un comunicato congiunto Fim e Fiom chiedono l’Amministrazione Straordinaria per salvare la continuità produttiva dei marchi storici.  

 

L’illusione di un rilancio immediato per lo storico marchio della meccanizzazione agricola è durata appena dieci giorni. Con una nota congiunta e l’esito negativo del tavolo di confronto con le parti sociali, il Gruppo Fulchir ha annunciato di non voler procedere al completamento dell’acquisizione delle quote societarie di BCS SpA, vanificando le speranze sorte lo scorso 11 settembre con il pre-accordo per il passaggio del controllo alla Newco.

L’operazione, che avrebbe dovuto garantire la continuità aziendale per i marchi BCS, Ferrari, Pasquali e Mosa, si è arenata a seguito delle analisi di due diligence condotte all’interno degli stabilimenti.


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LE MOTIVAZIONI DI FULCHIR: «DETERIORAMENTO DELLA SUPPLY CHAIN»
Carlo Fulchir

Carlo Fulchir

Secondo quanto riportato nella nota ufficiale diffusa dal Gruppo Fulchir, l’accesso diretto all’azienda avrebbe messo in luce «criticità significativamente superiori rispetto a quelle inizialmente valutate». In particolare, la Holding ha sollevato dubbi sulla sostenibilità operativa dell’operazione, parlando di un «complessivo deperimento del sistema industriale, con rilevanti difficoltà nella disponibilità dei componenti, nella continuità delle forniture e nella riattivazione dei processi produttivi».

Le forti compromissioni lungo la rete dei fornitori strategici avrebbero comportato, secondo la versione di Fulchir, tempi, costi e rischi non prevedibili, posizionando la nuova gestione in una condizione di dipendenza e forte vulnerabilità finanziaria. Di comune accordo con la proprietà di BCS, è stata quindi decisa l’interruzione della trattativa.

 

I SINDACATI IN UNA NOTA UFFICIALE: «SUBITO L’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA»

BCS - proteste lavoratori

La retromarcia ha scatenato la dura reazione delle sigle sindacali. In un comunicato congiunto diffuso dalle strutture nazionali di FIM e FIOM, le organizzazioni esprimono profondo rammarico per l’esito del tavolo, sottolineando come l’incontro – che avrebbe dovuto avviare la procedura ex art. 47 per il passaggio del personale – si sia trasformato in un grave arretramento.

Sollecitando il contestuale saldo delle spettanze arretrate a favore dei lavoratori, FIM e FIOM Nazionali chiedono ufficialmente il ricorso alla gestione commissariale pubblica:  «La marcia indietro del Gruppo Fulchir smentisce clamorosamente gli annunci degli scorsi giorni e conferma quanto FIM e FIOM denunciano da tempo: l’unica strada seria e percorribile per tutelare la continuità produttiva e la forza lavoro è l’immediata attivazione dell’Amministrazione Straordinaria. È lo strumento indispensabile per congelare la massa debitoria, mettere in sicurezza gli stabilimenti dalle azioni dei creditori e offrire agli investitori una cornice giuridica sicura per rilevare le attività senza rischi occulti. Non c’è più un solo minuto da perdere».

 

QUALE FUTURO PER IL GRUPPO DA 430 DIPENDENTI?

Con il ritiro del Gruppo Fulchir, la gestione della vertenza ripassa al vertice societario di BCS e ai tavoli istituzionali aperti presso il Ministero. La priorità immediata resta scongiurare lo stop dell’operatività industriale e la dispersione delle competenze produttive per i 430 addetti tra Abbiategrasso e Luzzara. Tra le opzioni al vaglio per gestire la crisi finanziaria emergono l’avvio delle procedure concorsuali con regia statale o la ricerca di un nuovo partner industriale in grado di subentrare sotto l’ombrello protettivo delle tutele previste per le grandi imprese in crisi.

 

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Fonte immagini: BCS, Collettiva.