HomeNewsÈ crisi alla Celli di Forlì, la mancanza di liquidità rischia di paralizzare l’azienda È crisi alla Celli di Forlì, la mancanza di liquidità rischia di paralizzare l’azienda News 16/07/2026 - meccagri Lo stabilimento forlivese conta oggi 48 dipendenti e un portafoglio ordini attivo, ma sconta una pesante carenza di cassa che frena l’acquisto dei materiali. Trattativa serrata in vista del decisivo incontro del 31 luglio. Si è concluso con un preoccupante nulla di fatto l’attesissimo tavolo di crisi istituzionale tenutosi lo scorso 6 luglio in Provincia sulla vertenza della Celli srl, storica azienda forlivese metalmeccanica che dal 1955 progetta e realizza macchine agricole. L’incontro non ha prodotto le risposte concrete che i sindacati e i lavoratori attendevano ormai da mesi sul piano di rientro finanziario e sul saldo delle spettanze arretrate. Per questo motivo, le parti si sono date un nuovo e decisivo appuntamento, fissato per il prossimo 31 luglio 2026. TRE ANNI DI CIRIS FINANZIARIA E IL CROLLO DEL FATTURATO Le difficoltà della Celli non nascono oggi. L’azienda ha iniziato a fare i conti con pesanti problemi di liquidità già da tre anni a questa parte. Una sofferenza di cassa interna che è andata progressivamente a sommarsi a una congiuntura internazionale estremamente sfavorevole: la crisi della meccanizzazione su scala globale, che ha frenato gli investimenti nel comparto agricolo in tutto il mondo. I numeri fotografano questa spirale negativa: si è passati, infatti, dagli oltre 20 milioni di euro di fatturato registrati nel biennio 2022-2023 ai 12 milioni di euro con cui si è chiuso il bilancio del 2024. Nel contempo si è assistito a una fuga del personale e oggi i lavoratori rimasti in azienda sono appena 48, un dato che evidenzia un continuo e silenzioso svuotamento delle competenze interne. LAVORATORI SENZA STIPENDIO E TFR TRATTENUTO Mentre la produzione arranca a causa dei colli di bottiglia finanziari, sono i dipendenti a pagare il prezzo più alto di questa gestione. Stando a quanto riferisce la Fiom Cgil di Forlì-Cesena ad oggi sono due le mensilità non corrisposte, senza trascurare il fatto che da oltre due anni l’azienda trattiene regolarmente dalle buste paga dei dipendenti le quote destinate ai fondi di previdenza complementare di categoria, senza però provvedere ai relativi versamenti del TFR. LE COMMESSE CI SONO MA MANCANO I MATERIALI. COSA CHIEDE IL SINDACATO Ma la beffa più grande, sempre a detta delle forse sindacali, è che il mercato risponderebbe ancora positivamente al marchio forlivese. Le commesse e gli ordini da parte dei clienti non mancano, a dimostrazione del valore che le macchine Celli continuano ad avere sul mercato. Tuttavia, a causa dei fortissimi problemi finanziari e della mancanza di liquidità per pagare i fornitori, l’azienda non riesce ad acquistare le materie prime e i componenti necessari. Risultato? La produzione è drasticamente rallentata, bloccando di fatto la possibilità di fatturare e incassare. Di fronte a questo scenario, la Fiom Cgil e la rappresentanza sindacale unitaria (RSU) mettono l’azienda con le spalle al muro in vista della scadenza di fine mese. Le richieste del sindacato sono chiare e non più negoziabili: la presentazione di un piano industriale serio e credibile, che chiarisca come la proprietà intenda ricapitalizzare l’azienda e sbloccare l’acquisto dei materiali per far ripartire la produzione a pieno regime; l’immediata erogazione degli stipendi mancanti e il ripristino dei versamenti del TFR nei fondi pensione; la salvaguardia dei livelli occupazionali con lo stop immediato all’emorragia di personale e la tutela delle 48 famiglie rimaste legate al destino della fabbrica. © Meccagri – riproduzione riservata. Fonte immagini: Fiom-Cgil di Forlì Cesena (apertura), Celli. Celli