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FederUnacoma: le pressanti normative Ue alimentano il mercato dell’usato

By at febbraio 8, 2018 | 18:32 | Print

FederUnacoma: le pressanti normative Ue alimentano il mercato dell’usato

Il progressivo aumento dei costi delle nuove macchine, dovuto in larga parte agli obblighi di adeguamento da parte delle industrie costruttrici dei mezzi agricoli alle sempre più restrittive normative comunitarie, finisce per scoraggiare l’acquisto di macchinari nuovi alimentando il commercio di macchine usate, che certo non contribuisce a rendere più competitivo il settore agricolo.

Da sinistra: Paolo De Castro, Alessandro Malavolti e Massimo Goldoni.

 

Sembrerebbe un paradosso ma è una situazione reale, con conseguenze peraltro particolarmente visibili nel nostro Paese, che l’associazione dei costruttori italiani FederUnacoma ha illustrato di recente nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso il Parlamento Europeo, alla quale hanno partecipato come relatori il presidente FederUnacoma Alessandro Malavolti, l’amministratore delegato FederUnacoma surl Massimo Goldoni e, in rappresentanza delle istituzioni comunitarie, il vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro.

 

L’IMPATTO DELLA MOTHER REGULATION

L’impatto sul mercato – vale a dire sui prezzi finali delle macchine – dell’aggiornamento costante dei regolamenti e delle direttive Ue che definiscono le caratteristiche tecniche di trattrici, motoagricole, attrezzature ed altre tipologie di macchine è pesante.

Basti fare l’esempio della Mother Regulation che, stabilendo dal primo gennaio di quest’anno nuovi criteri di omologazione dei mezzi agricoli, ha messo fuori mercato gli stock di macchinario già prodotto. Si stima che il “Regolamento Madre”, unitamente alla normativa sulle emissioni e sulla rumorosità dei motori, produrrà, nel periodo 2015-2021, un aumento complessivo dei costi dei macchinari agricoli pari al 40 per cento.

 

L’ITALIA PARTICOLARMENTE PENALIZZATA

Se da un lato è vero che a fare le spese di questa situazione sono tutti i Paesi aderenti all’Unione europea è altrettanto vero che l’Italia risulta particolarmente penalizzata a causa di un tessuto produttivo fatto in larga parte di imprese agricole di piccole dimensioni (circa 1,4 milioni con una superficie media compresa fra gli 8 e i 9 ettari) che hanno una ridotta capacità d’investimento.

 

LA TORMENTATA VICENDA DEI “TRATTORI STRETTI”

L’industria meccanica nazionale di settore, dal canto suo, è specializzata su tipologie di macchine, come ad esempio i trattori “stretti” per vigneto e frutteto, sulle quali l’applicazione delle nuove norme sulle emissioni dei motori risulta molto difficoltosa tecnicamente, oltre che onerosa sul piano economico.

«Un intervento lungimirante della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) nel luglio 2016 – ha sottolineato Alessandro Malavolti nel corso della conferenza – ha permesso di rimodulare le fasi di applicazione della normativa che prevede l’installazione di voluminosi dispositivi antiparticolato sulle trattrici strette, ma nuove scadenze si prospettano e nuove normative incombono».

 

“VOLA” IL MERCATO DELL’USATO

Sta di fatto che il giro di vite che queste normative sempre più vincolanti stanno dando al comparto dei trattori, e di quelli “stretti” in modo particolare, danneggia le imprese e nello stesso tempo, rendendo i trattori meno efficienti e più costosi, rallenta – anziché promuovere – qualsiasi processo di rinnovo del parco macchine, e quindi qualsiasi possibilità di miglioramento in senso ambientale.

E le cifre lo confermano, facendo registrare per le trattrici nel periodo 2014-2016 una crescita media del mercato dell’usato del 20 per cento: da 24 mila a 30 mila unità.

«Nel solo anno 2016 abbiamo avuto in Italia una vendita di quasi 30 mila trattrici usate, con un’età media di 20 anni, contro le appena 18.300 nuove immatricolazioni – ha precisato Malavolti – e questo contraddice il concetto di innovazione e dimostra quanto sia importante per un settore come il nostro adottare normative specifiche che si rivelino sostenibili tanto per le industrie quanto per le imprese agricole».

 

LA MANCANZA DI ECONOMIE DI SCALA FA LIEVITARE I COSTI

Una tematica questa che è stata nuovamente dibattuta, a distanza di una settimana, nel corso della conferenza stampa organizzata da FederUnacoma a Fieragricola 2018, durante la quale Massimo Goldoni ha fatto presente come il comparto della meccanica agricola non possieda le economie di scala per ammortizzare i costi della realizzazione di tecnologie “ad hoc” imposta dalle continue evoluzioni normative. Nel caso dei trattori “stretti”, ad esempio, abbiamo a che fare con circa 20 mila unità annue, rispetto ai milioni di unità dell’automotive.

E sempre Goldoni ha ricordato come le aziende del settore abbiano speso negli ultimi anni circa 10 miliardi di euro per sostenere i costi di progettazione ed industrializzazione necessari ai fini dell’allineamento dei loro prodotti ai requisiti richiesti dalle nuove normative sulle emissioni inquinanti.

Tornando alla conferenza stampa di Bruxelles, nel ricordare come l’agroalimentare rappresenti un punto di forza dell’economia europea e registri una crescita costante anche in termini di esportazioni, Paolo De Castro ha confermato il ruolo fondamentale dei Psr per il potenziamento dell’agricoltura continentale anche con riferimento alla meccanizzazione agricola.

 

OCCORRONO NORMATIVE SPECIFICHE PER LA MECCANICA AGRICOLA

In tema di Psr il vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha espresso anche l’auspicio che possano essere modulati sempre meglio sulle caratteristiche dei singoli Paesi. Parlando delle normative europee sulle macchine agricole, De Castro ha confermato l’utilità di avere mezzi sempre più ecocompatibili e sicuri, ma ha anche sottolineato la necessità di produrre normative specifiche per il settore e di predisporre una tempistica di adattamento sostenibile per le imprese.

 

© riproduzione riservata
Fonte immagini: Antonio Carraro, FederUnacoma, Meccagri.
 
 

 

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