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Kubota: inaugurata la nuova sede della filiale italiana

By at marzo 1, 2018 | 09:43 | Print

Kubota: inaugurata la nuova sede della filiale italiana

Kangei, benvenuti. Così, in perfetto stile giapponese, sono stati accolti gli ospiti intervenuti all’inaugurazione della nuova sede della filiale italiana di Kubota Europe sas, tenutasi il 14 febbraio scorso.

A fare gli onori di casa, oltre allo staff italiano, Kazunari Shimokawa, presidente di Kubota Europe. Presenti alla cerimonia, che si è conclusa con la propiziatoria e suggestiva cerimonia del sake, anche due personalità di spicco: Makoto Tominaga, console generale aggiunto del Giappone a Milano, e Mario Tozzi, geologo e volto noto dei programmi televisivi di divulgazione scientifica.

Ma prima di entrare nel merito dei contenuti, è bene sottolineare che sono stati i risultati positivi a spingere Kubota a cambiare sede. Così come era stato auspicato e previsto fin dal momento dell’insediamento in Italia – risalente al 2002 – in questi anni sono  stati inanellati importanti traguardi: solo negli ultimi cinque anni – ha fatto notare Shimokawa – la divisione trattori è cresciuta del 60 per cento, mentre quella movimento terra del 120 per cento.

Risultati che ben si sposano con quelli complessivi del Gruppo: nel 2016 sono stati prodotti 850mila motori, 155mila trattrici e 57mila mietitrebbie, per un fatturato totale di circa un miliardo e 400 milioni di euro, di cui 620 milioni generati da Kubota Europe sas.

 

L’ITALIA MERCATO STRATEGICO PER LA CORPORATION DI OSAKA

Alla base di queste brillanti performance un incessante lavoro supportato da consistenti investimenti nell’ambito della Ricerca & Sviluppo: basti pensare al portafoglio di oltre 7mila brevetti e al fatto che il 45,2 per cento dei prodotti possiede una eco-certificazione. In questo scenario, l’Italia era, è e sarà un mercato ritenuto importante, su cui Kubota intende puntare. E la nuova sede, con i suoi numeri che testimoniano la crescita, ne è la prova.

 

 

UNA STRUTTURA SPAZIOSA E FUNZIONALE

A Segrate, a una decina di chilometri da Milano e a pochi chilometri di distanza da Peschiera Borromeo, ubicazione della vecchia sede, sorge la nuova filiale commerciale di Kubota, che ospita le canoniche due divisioni, trattori e movimento terra.

Qui, rispetto al passato, lo spazio non manca: sono 2.600 i metri quadrati di superficie coperta (contro i 1.140 della sede precedente), e sono 3.900 quelli di superficie scoperta (contro gli 800 della vecchia sede di Peschiera Borromeo). Più spazio anche per il magazzino e per gli uffici, che ora occupano, rispettivamente, 1.400 e 4.00 metri quadrati e che ospitano 19 dipendenti (contro i 5 della vecchia sede).

Completano il tutto un grande show room di 300 metri quadrati, due aule per il training, un grande archivio ed un’area di 100 metri quadrati dedicata agli spogliatoi.

«La nuova sede non deve essere intesa come un costo supplementare, ma come un servizio per i dealer»,  ha puntualizzato Martino Carrieri, direttore commerciale della divisione movimento terra di Kubota. Gli ha fatto eco Luca Romagnoli, direttore commerciale della divisione trattori di Kubota, che ha definito l’inaugurazione un punto di partenza per cominciare un’altra (fortunata) fase.

 

SERVE UN CAMBIAMENTO CULTURALE

La parola è quindi passata a Mario Tozzi (nella foto sopra) che, attraverso una serie di similitudini e differenze, ha voluto raccontare e far riflettere sul forte legame che esiste tra Italia e Giappone. Sebbene si tratti di due culture sostanzialmente diverse, sono parecchi i punti di contatto e le problematiche che accomunano i due Paesi. Per esempio, entrambi sono oggetto di rischio idrogeologico, sismico e vulcanico.

Ad essere totalmente diverso però è l’approccio: se per l’Italia si tratta di fenomeni catastrofici, da affrontare il più delle volte a posteriori, per il Giappone costituiscono dei fenomeni da prevedere, e dunque da affrontare prima. Ma sono anche occasioni di rinascita.

In Italia, è stato fatto notare, le macchine per il movimento terra, servono più per gestire i disastri che per costruire correttamente, con i dovuti crismi. In Giappone, la prospettiva è esattamente opposta. « A parità di preparazione scientifica –ha fatto presente Tozzi –, il popolo italiano, che ha preso coscienza dei terremoti molto prima rispetto ai giapponesi, sembrerebbe vittima di una mancanza di memoria, di una mancata conoscenza del passato».

Dunque, secondo Tozzi, dal Giappone dovremmo imparare regole diverse da quelle fin qui applicate e, in particolare, ad affrontare il problema dell’esaurimento delle risorse non rinnovabili, come pure i cambiamenti climatici, anziché temerli. Come? Ponendosi obiettivi personali, industriali, politici. In altre parole, riconciliandosi con quello che è il concetto di sviluppo sostenibile.

 

© Emanuela Stìfano

 

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