HomeAttrezzatureKverneland: cifre alla mano, minima lavorazione e strip till convengono Kverneland: cifre alla mano, minima lavorazione e strip till convengono Attrezzature 12/10/2016 - meccagri Si chiama PAG, significa Progetto Agronomico Globale, ed è un mix ben riuscito di attrezzature innovative (quelle di Kverneland), genetica (gli ibridi di mais di Dekalb), concimi, sistema satellitare di gestione dell’irrigazione (Aquatek). PAG KVERNELAND NELL’AZIENDA CAVAZZINI PAG è stato implementato nell’azienda agricola Cavazzini di Acquafredda (BS) e, come ha spiegato nell’intervista rilasciata a Meccagri Sandro Battini (a sinistra nella foto sopra), direttore commerciale di Kverneland Group Italia, prevede il monitoraggio e il confronto di tre tipi di tecniche agronomiche diverse: tradizionali, in cui sono utilizzati aratro ed erpice, minima lavorazione, che vede protagonista il coltivatore CLC di Kverneland, e, infine, strip till, dove il ruolo da protagonista spetta a Kultistrip. L’IMPORTANZA DI SAPER ASPETTARE Elencando i vantaggi della minima lavorazione e dello strip till – di fatto i minori costi di esercizio, ma anche, nel più lungo periodo, un miglioramento delle rese produttive – Battini ha però voluto fare una puntualizzazione: se si decide di passare dall’aratura tradizionale alle tecniche conservative, per vederne i risultati concreti occorre proseguire per almeno tre anni. Oltretutto, va ricordato, queste tecniche piacciono alla Politica Agricola Comunitaria, che le incentiva premiando gli agricoltori che decidono di adottarle. Ma, anche in questo caso, per accedere alle misure dedicate dai PSR, bisogna adottare queste pratiche per almeno cinque anni. ATTREZZATURE CHE SI RIPAGANO La domanda, però, sorge spontanea: è vero che si ha una diminuzione dei costi di esercizio, ma è altrettanto vero che occorre investire per acquistare le attrezzature: conviene realmente? «L’investimento c’è – ha fatto presente Battini – ma con il PAG anche quello è stato monitorato. Si tratta di un investimento che porta a un risparmio del 25-30 per cento in meno dei costi rispetto alle lavorazioni tradizionali, in cui occorre impiegare due attrezzi. In questo caso, invece, si lavora con un solo attrezzo, che costa meno di un aratro». IL COLTIVATORE CLC: IN UN UNICO PASSAGGIO IL LETTO È PRONTO Ma come fa il coltivatore CLC (nella foto sopra) a preparare il letto di semina con un solo passaggio? «È in grado di farlo – ha sottolineato Sandro Battini – perché rispetto ad altre macchine è provvisto di un dente molto particolare, che effettua una vibrazione molto importante e che quindi tende a rompere le zolle anche in un terreno molto tenace. A questo si somma il rullo brevettato, che è dotato di coltelli capaci di creare una finitura ed una preparazione del letto di semina ottimale». Subito dopo il passaggio di CLC, si procede con la seminatrice. La prerogativa della seminatrice Kverneland utilizzata nell’azienda Cavazzini, la Accord Optima HD e-drive II (nelle foto sopra e sotto), è che si tratta di una trainata, quindi utilizzabile con trattori di bassa potenza. Non solo. È un’attrezzatura Isobus al cento per cento, il che significa che l’operatore può gestire gli elementi direttamente dalla cabina, via GPS o tramite segnale RTK. In ogni caso, se il trattore utilizzato in azienda non è Isobus, non ha importanza. Con un cavo, Kverneland è in grado di farlo dialogare tranquillamente con l’attrezzatura. KULTISTRIP PER LO STRIP TILL, E NON SOLO Quanto alla tecnica dello strip till, si tratta di una tecnica che nasce negli Stati Uniti e che ora si sta diffondendo anche in Europa, ma, ha fatto notare Battini, ci sono diverse scuole di pensiero per quanto riguarda le macchine da impiegare. «La nostra – ha spiegato – è arrivata sul mercato più tardi rispetto alle altre, perché abbiamo voluto creare qualcosa di realmente adattabile alle esigenze europee. In particolare, gli elementi sono indipendenti gli uni dagli altri, il che permette all’operatore di decidere a che profondità lavorare, che tipologia di banda creare, larga o stretta, che tipologia di ancora utilizzare in funzione della tipologia di terreno: dritta per un terreno tenace; semicurva nei terreni di medio impasto; curva nei terreni molto sciolti». «Inoltre – ha aggiunto Battini – è una macchina che trova altri impieghi: può essere utilizzata per la distribuzione del concime granulare, e in questo caso il vantaggio è che il concime può essere posizionato a diverse profondità di lavoro, oppure può essere impiegata per l’interramento del digestato derivante dagli impianti di biogas». Tra le caratteristiche tecniche da rilevare, le ruote sposta-residuo, indipendenti l’una dall’altra. ALL’EIMA NOVITÀ PER GLI SPANDICONCIME Nell’azienda Cavazzini è stato utilizzato lo spandiconcime Kverneland top di gamma, ossia quello che è in grado di gestire fino a 24 sezioni e di modulare la gitatta. È una macchina importante, anche in termini di dimensioni – ha concluso Battini –. Ma all’Eima ci sarà una grande novità: questa tecnologia la si troverà anche su una macchina molto più compatta, adatta per piccole e medie aziende». Tramite le mappe di produzione è stato possibile individuare facilmente i risultati in termini di rese (la mietitrebbia impiegata per la raccolta era dotata del sistema per mappare la produzione Yeld Trakk di Topcon). «Con l’agricoltura di precisione non bisogna più pesare carro per carro per capire quanto si è prodotto, ma basta scaricare i risultati dalla trebbia – ha fatto notare Fabio Roverso (nella foto sotto), responsabile del servizio tecnico di Dekalb-Monsanto –. Chi vuole fare agricoltura di precisione deve però cambiare mentalità: non deve più ragionare campo per campo, appezzamento per appezzamento, ma metro per metro. Questo diventa ancora più cruciale nelle aziende medio-piccole». TRE DOVEROSE PREMESSE Ma prima di leggere i risultati che il PAG ha ottenuto presso l’azienda Cavazzini, illustrati durante un incontro organizzato lo scorso 29 settembre (nella foto sotto), devono essere fatte una serie di doverose premesse. Per prima cosa, occorre sottolineare che si sta parlando del primo anno: i veri risultati – è stato più volte ribadito – arriveranno dal terzo anno in su. In secondo luogo occorre ricordare che per mettere alla prova le lavorazioni conservative, il team di lavoro del PAG ha deciso di testarle sui terreni dell’azienda Cavazzini più difficili, ossia quelli che presentavano le condizioni agronomiche meno favorevoli. Un’altra doverosa premessa riguarda la rotazione colturale. Se, infatti, minima e strip sono state testate su terreni in cui il mais andava in successione con il mais, l’aratura tradizionale è stata fatta su terreni in cui la precessione era con il pomodoro. Solo in una porzione di terreno, al fine di avere risultati comparabili al cento per cento, si è testata la minima con precessione pomodoro. I RISULTATI IN CAMPO DELL’INNOVAZIONE Detto questo, nel leggere i risultati, occorre innanzitutto considerare i minori costi da sostenere se si impiegano le lavorazioni conservative: un unico passaggio, rispetto ad un’aratura e due erpicature, chiaramente significa minor consumo di gasolio, e un numero inferiore di ore di lavoro. A questi vantaggi economici, vanno sommati i premi di cui si diceva. Praticamente in tutti i PSR sono previsti contributi per gli agricoltori che decidono di adottare queste pratiche. Tanto per fare un esempio, nella situazione reale della Cavazzini, il contributo messo a disposizione del PSR lombardo è pari a 185 euro per ettaro. Se poi – ha fatto notare l’agronomo Roberto Bartolini (nella foto sopra), consulente di Kverneland Group Italia, durante la presentazione dei dati – si decide di procedere anche con una cover crop, allora occorre sommare altri 180 euro per ettaro. Venendo al confronto vero e proprio tra le diverse tecniche, occorre specificare che, al fine di presentare i dati in maniera chiara, il team del PAG ha deciso di “normalizzare” i risultati (ultima colonna della tabella), ossia detrarre le spese di aratura (che sono in più rispetto alle spese sostenute per le lavorazioni conservative). Tali spese sono state stimate in circa 250-300 euro per ettaro, il che significa che se si calcola il prezzo del mais a 15 euro al quintale, vuol dire sottrarre alle rese reali 16-20 quintali. Sempre allo scopo di un confronto oggettivo, sono stati detratti dalle conservative i contributi del PSR (185 euro per ettaro, il che significa -12 quintali/ettaro). Ed ecco finalmente i risultati. Il mais su strip-till, con precessione mais, è risultato il più produttivo con 158,3 quintali per ettaro. Il mais su terreno arato, invece, ha dato una resa pari a 142 quintali per ettaro (173,9 quintali per ettaro se non si considera la normalizzazione). Il mais su minima con precessione mais ha prodotto 136,4 quintali per ettaro,a sua volta il mais seminato su minima lavorazione effettuata con CLC pro con precessione pomodoro ha prodotto in media 171 quintali per ettaro. Questo al primo anno di sperimentazione che, lo sottolineiamo ancora una volta, è il meno produttivo. © Emanuela Stìfano Agricoltura conservativa | Kverneland Group | Minima lavorazione | strip till