Lamborghini Champion: campione d’avanguardia verso il nuovo millennio

Come eravamo 09/04/2026 -
Lamborghini Champion: campione d’avanguardia verso il nuovo millennio

Sul finire degli anni Novanta Lamborghini Trattori presenta una nuova serie ricca di soluzioni all’avanguardia – dal motore alla trasmissione, per proseguire con la cabina e il design – realizzata per traghettare l’agricoltura verso il nuovo millennio. È la serie Champion, uno dei progetti più ambiziosi di Lamborghini che ha saputo superare le barriere temporali risultando moderna ancora oggi, a quasi trent’anni dal suo lancio.

 

CHAMPION E DIABLO: ICONE FUORI DAL TEMPO CHE HANNO CONQUISTATO IL SECONDO E IL TERZO MILLENNIO

Lamborghini Champion

Un motore potente impazza per i rettilinei di un circuito. Le marce entrano fluide e lo stile inconfondibile della carrozzeria fa battere forti i cuori di ogni appassionato. No, non stiamo parlando della Diablo, l’iconica supercar di Lamborghini Automobili divenuta simbolo della sportività italiana negli anni 90, bensì del Champion, un veicolo figlio della prima azienda creata da Ferruccio Lamborghini, la Trattori.

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A rivedere oggi quelle scene conservate con cura dall’Archivio Storico SDF è naturale provare una certa nostalgia: sarà per i colori che caratterizzano le riprese VHS, sarà per quel connubio di Tori che rendono onore all’eccellenza motoristica italiana.

Eppure, a guardarlo bene, questo Lamborghini Champion non sembra portare sulle spalle quasi tre decenni di storia: forse è merito della trasmissione Power Shift a gestione elettronica con Automatic Power Shift, forse del sistema ASD che consentiva di memorizzare e gestire con un solo pulsante le operazioni ripetitive; oppure potrebbe essere per l’iconica cabina IntelCab montata sui modelli più grandi che purtroppo non ha avuto un seguito.

Quando Lamborghini ha progettato i Champion, lo ha fatto partendo da un foglio bianco con l’obiettivo di realizzare non solo un buon trattore, ma uno strumento che diventasse l’icona dei futuri anni 2000.

 

MOTORE LAMBORGHINI A 6 CILINDRI E 18 VALVOLE CON TECNOLOGIA RISE

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Una delle peculiarità dei Champion era senza dubbio il motore, un vero e proprio unicum nella storia Lamborghini: il RISE 1000.6 W.T. 3v turbo a 6 cilindri e 18 valvole raffreddato a liquido con una cilindrata di 6.000 centimetri cubi.

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Il motore Lamborghini RISE esposto all’interno del Museo Same

Questo motore, esposto ancora oggi al Museo Same di Treviglio, equipaggiava tutti i modelli della serie: Champion 120, 135, 150 e poi anche i più grandi 160, 180 e 200, introdotti in un secondo momento. A partire dal modello 150 i motori erano dotati anche di Intercooler, con le coppie massime che raggiungevano valori da 540 a 810 Newtonmetro con riserve di coppia comprese fra il 40 e il 45 percento. I serbatoi offrivano capacità di 230, 380 o 400 litri a seconda del modello.

I tre modelli Champion 120-150 presentavano un passo di 2.750 millimetri e una massa di 6.100 chilogrammi, mentre i tre modelli più grandi assicuravano un passo di 2.850 millimetri e masse da 6.800 a 7.100 chilogrammi.

 

UN MOTORE UNICO NEL SUO GENERE CON DOPPIO SISTEMA RESONANCE E MAGGIORE FLUSSO DI ARIA NELLE CAMERE DI COMBUSTIONE

Il motore Lamborghini RISE esposto a EIMA nel 1999

I motori RISE hanno rappresentato un punto di svolta nel mondo della meccanizzazione agricola, con Lamborghini che è stata la prima a portare questa soluzione su un trattore. Peculiarità di questo motore erano appunto le tre valvole per cilindro – due di aspirazione e una di scarico – che garantivano un maggiore flusso di aria nelle camere di combustione rispetto alle canoniche due valvole utilizzate sino a quel momento.

A esaltare il rendimento del propulsore a tutti i regimi di giri ci pensava poi il doppio sistema Resonance, completando così il quadro di un motore estremamente innovativo sotto tutti gli aspetti – dal profilo dei pistoni alla posizione degli iniettori dotati di pompe di iniezione singole. Il sistema di regolazione elettronica del motore, inoltre, assicurava il giusto apporto di potenza in base alle necessità del lavoro, rendendo il Champion efficiente anche nei consumi.

 

UN TRATTORE NATO NEL FUTURO CON IL SISTEMA AUTOCLEAN E LA DIAGNOSTICA DA REMOTO

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Leggendo i contenuti di questa pubblicità sembra impossibile trovarsi a cavallo tra la fine degli anni 90 e l’inizio dei 2000. Soluzioni che oggi ci sembrano all’avanguardia erano in realtà già presenti sui Champion, dando una lezione concreta del significato di “avanguardia” secondo il Toro. Tra i sistemi più interessanti figurava Autoclean, un dispositivo in grado di mantenere costantemente pulita la superficie dei radiatori e garantire l’efficacia del raffreddamento.

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Lamborghini a EIMA in campo 2000

Ciò che più sorprende, però, è il sistema di diagnosi a distanza, che permetteva di trasmettere informazioni sul funzionamento del trattore a un centro di assistenza attraverso un’interfaccia dedicata collegata a un cellulare GSM e a una presa sulla consolle multifunzionale.

 

TRASMISSIONE POWER SHIFT A GESTIONE ELETTRONICA ANCHE IN VERSIONE AUTOMATICA

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Oggi siamo abituati a gestire la trasmissione in punta di dita tramite joystick, ma negli anni 90 questa soluzione non era da dare per scontata: Lamborghini è stata pioniera di questa tecnologia già con i Racing, ma con la serie Champion ha voluto fare un ulteriore passo in avanti ponendo di fatto le basi allo sviluppo dei trattori di oggi.

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Lamborghini Champion 150 a EIMA in campo nel 2000

La trasmissione Power Shift a gestione elettronica offriva 18 marce in avanti e altrettante in retro, alle quali si potevano aggiungere gli ulteriori 9 rapporti Power Shift del Super Riduttore. La velocità massima a 2.350 giri/min era di 40 chilometri orari.

I Champion offrivano anche la funzione Automatic Power Shift, optional sui modelli 120-150 e di serie sui più grandi 160-200, una soluzione all’epoca all’avanguardia e oggi ancora al passo coi tempi.

 

SOLLEVATORI POSTERIORI A CONTROLLO ELETTRONICO CON RADAR IN GRADO DI SOLLEVARE DA 7.000 A 10.000 CHILOGRAMMI

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I Champion montavano di serie sollevatori posteriori a controllo elettronico con Radar, in grado di sollevare sino a 7.000 o 8.600 chilogrammi sui modelli 120-150 – in base alla presenza o meno di martinetti supplementari – e 10.000 chilogrammi sui tre modelli di punta. Anteriormente poteva essere montato su richiesta un sollevatore a controllo elettronico da 4.000 chilogrammi di capacità.

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I Champion 120-150 montavano di serie un impianto idraulico con doppia pompa a portata fissa da 73 litri/min, ma su richiesta era disponibile anche il Load Sensing con pompa a portata variabile da 103 litri al minuto. Quest’ultimo era offerto di serie sui modelli più grandi, con una portata incrementata a 113 litri/min.

 

PRESE DI FORZA A DUE O TRE VELOCITÀ PER AZIONARE OGNI ATTREZZO

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Per tutti i modelli della serie era prevista una PTO posteriore a 2 velocità – 540 e 1.000 giri/min – con la versione economica della 540 che era disponibile su richiesta. A differenziare ancora una volta i tre modelli più piccoli da quelli più grandi era invece la presa di forza anteriore a innesto elettroidraulico disponibile su richiesta: sui 120-150 era disponibile solo a 1.000 giri/min, mentre sugli altri modelli si poteva avere anche nella doppia velocità 540-1.000 giri/min.

 

CON L’AUTOMATIC SEQUENTIAL DRIVE ERA POSSIBILE MEMORIZZARE E FAR ESEGUIRE IN SEQUENZA SINO A 25 OPERAZIONI

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Nel 1999 Lamborghini pubblicò una brochure dedicata al sistema ASD – Automatic Sequential Drive, una soluzione che consentiva di memorizzare una sequenza di operazioni e farle eseguire al trattore premendo semplicemente un pulsante. Lo sviluppo di ASD aveva trovato origine nello studio delle operazioni svolte da un agricoltore durante l’aratura di un appezzamento di dieci ettari largo 300 metri con aratro impostato su una larghezza di lavoro di due metri: in una situazione del genere vanno eseguiti un totale di 150 passaggi e, per ognuno di questi, vanno svolte sette operazioni diverse, per un totale di 1.050 gesti da ripetere.

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ASD permetteva di annullarli completamente grazie al pulsante sequenziale posto sul manipolatore, il joystick multifunzione installato sul bracciolo: a ogni pressione del pulsante veniva infatti svolta una delle operazioni preimpostate visualizzabile anche sul display. L’Automatic Sequential Drive poteva memorizzare sino a 25 funzioni diverse, sollevando l’operatore dallo svolgimento continuo di gesti ripetitivi per potersi concentrare esclusivamente sul lavoro.

 

ASSALE ANTERIORE SOSPESO ATTIVO CON LOGICA DI CONTROLLO AUTOADATTIVA PER LAVORARE COMODAMENTE E IN SICUREZZA

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Sempre in termini di comfort di guida, Lamborghini offriva sui Champion anche l’assale anteriore sospeso di tipo attivo, per la prima volta realizzato sulla base di una logica di controllo autoadattiva. Grazie a degli appositi sensori, infatti, il trattore era in grado di interpretare le condizioni di lavoro e adeguare ad esse le proprie caratteristiche elastiche. La sospensione era così in grado di rispettare sempre la taratura programmata dell’operatore, comportandosi egregiamente sia in frenata che in curva per garantire non solo comodità ma anche sicurezza.

 

UNA CARROZZERIA COLOR ARGENTO VIVO DISEGNATA DA GIUGIARO
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Lamborghini Champion 120-150 nella prima versione, con le mascherine di colore nero

Un vestito elegante e moderno per un cuore sportivo: è sempre stata questa la filosofia di Ferruccio Lamborghini per tutte le sue creazioni, un pensiero che ha trovato terreno fertile anche a seguito dell’acquisizione da parte di Same e quindi all’interno dei gruppi SLH prima e SDF dopo. Come da miglior tradizione, la matita dietro allo stile dei Champion è quella di Giugiaro, che ha consegnato alla storia non solo automobili di grande fama e successo ma anche trattori che non sono mai passati inosservati, Lamborghini docet.

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Nei primi anni 2000 i Champion ricevono un restyling che, a livello visivo, rende anche le mascherine anteriori e laterali color argento.

I Champion, inoltre, erano i primi modelli nati esclusivamente con la nuova livrea argento – in precedenza Lamborghini aveva proposto un Formula con questa colorazione, dando vita a un sondaggio tra i clienti per decidere se proseguire con la precedente colorazione “bianco panna” o se introdurre il nuovo stile definito “argento vivo”.

 

CABINA SOSPESA DI SERIE SU SILENT-BLOCK CON CRUSCOTTO ANALOGICO O DIGITALE DOTATO DI PERFORMANCE MONITOR
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Stand Lamborghini a EIMA 2001

Fra i tanti elementi innovativi proposti sui Champion c’era anche la cabina monoscocca a 6 montanti, sospesa su silent-block e dotata di tetto “Alta Visibilità”. La poltrona di guida a sospensione pneumatica assicurava un comfort elevato ed era presente anche il sedile per il passeggero.

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Il cruscotto era disponibile sia in versione analogica che digitale con Performance Monitor, una dotazione ricca e completa che era arricchita anche dai 10 o 15 fari di lavoro per terminare serenamente le operazioni nei campi anche nelle ore notturne.

 

INTELCAB, LA CABINA SU PISTONI OLEODINAMICI CHE PERMETTEVA DI LAVORARE SEMPRE IN PARI

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La vera rivoluzione fu però la cabina IntelCab, un’innovazione unica estremamente all’avanguardia dal punto di vista della comodità e della tecnologia che, una volta mandata in pensione la serie Champion, non fu più sviluppata e proposta su altri modelli.

L’idea di una cabina in grado di rimanere sempre orizzontale grazie al lavoro di quattro pistoni oleodinamici pilotati da un circuito idraulico dedicato nasce da una ricerca medica sui disturbi accusati dagli agricoltori con l’avanzare dell’età dopo anni passati a lavorare in posizioni scomode sui versanti delle colline o durante le arature entro-solco.

IntelCab – disponibile come optional sui modelli 160, 180 e 200 – andava ad annullare dislivelli in senso trasversale di 500 millimetri e in senso longitudinale di 700 millimetri grazie al lavoro di una centralina elettronica che andava a regolare di continuo i pistoni una volta attivato il sistema.

 

UN SISTEMA UTILE PER COMFORT, SICUREZZA E MANUTENZIONE

Oltre all’indiscutibile comodità di questa cabina, il sistema si rivelava vincente anche in termini di sicurezza e manutenzione: al primo obiettivo provvedevano dei sensori in grado di riportare la cabina in posizione abbassata ogni qualvolta si registrasse un’inclinazione trasversale o longitudinale anomala e pericolosa per la stabilità del trattore. In tale evenienza era presente anche un allarme sonoro e visivo sviluppato per informare il conducente del pericolo e ridurre così i rischi di ribaltamento.

Intel Cab, come anticipato, era utile anche per la manutenzione: tramite il comando manuale dei pistoni oleodinamici era infatti possibile sollevare la cabina di 40 centimetri, in modo da poter accedere comodamente alla parte superiore della trasmissione.

 

UN TRATTORE IN GRADO DI STUPIRE PIÙ DI UNA SUPERCAR

Sfogliare Record World, il giornale di attualità agricola edito da Lamborghini Trattori, è come aprire un portale temporale e trovarsi catapultati in un’epoca passata meravigliosa e tutta da scoprire. In uno dei numeri dei primissimi anni 2000 dedicato quasi interamente al Champion si trova anche un interessante articolo di Carmelo Bongiovanni, direttore della rivista Automobilismo, che era stato invitato a provare a Treviglio un Champion IntelCab.

La prima esperienza del giornalista – passato dalla esuberante sportività della Diablo alla docile potenza del Champion – si rivela un successo, con Bongiovanni che si dice sorpreso dall’alta qualità delle soluzioni tecnologiche presenti a bordo del trattore. A stupirlo particolarmente non è solo il design e la struttura, ma anche quella trasmissione da 18+18 rapporti gestibile automaticamente con inserimento delle marce sequenziale, una soluzione in appannaggio solo sulle auto più moderne che rendeva il trattore facile e divertente da guidare come una Formula Uno.

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Un Lamborghini Champion impegnato durante la prima tappa del tractor pulling italiano organizzato da T.P.I. Foto dal magazine Record World di quell’anno.

Grande ammirazione anche per la cabina IntelCab, in grado di annullare i dislivelli garantendo un livello di comfort mai provato prima. Una promozione a pieni voti, dunque, per un trattore che era riuscito a far innamorare anche chi era abituato per professione a guidare le automobili a marchio Lamborghini.

 

L’ARGENTO VIVO SI RIEMPE D’ORO
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Stand al Sima di Parigi nel 1999

Così titolava l’articolo di apertura di Recordo World, celebrando i successi internazionali conseguiti dalla Casa del Toro con i suoi Champion. «Abbiamo chiuso il secondo millennio da leader e come tali abbiamo aperto il terzo»: tra la fine degli anni 90 e i primi 2000 Lamborghini ha fatto incetta di premi: nel 1999 il “Premio Innovazione Tecnologica” a EIMA, il “Golden tractor for the design” – successo bissato nel 2001 –, il “Prix du design” al Sima e il riconoscimento quale trattore più bello dell’anno a Fieragricola; nel 2000 la “medaglia d’oro per l’innovazione tecnologica” all’EIMA, premio vinto anche al Fima di Saragozza; nel 2001 la “Spiga d’oro Cabine Intel Cab” al Sima di Parigi e un altro riconoscimento quale trattore più bello dell’anno al Fima di Saragozza.

Questi sono solo alcuni dei tanti riconoscimenti che il Lamborghini Champion, sia nella versione standard che con IntelCab, ha portato a casa, dimostrando ancora una volta quanto questo progetto fosse innovativo non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche e soprattutto perché sviluppato attorno alle esigenze dell’uomo.

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Il Dott. Francesco Carozza in posa su un Lamborghini Champion durante la prima tappa del tractor pulling italiano. Nei primi anni 2000 Lamborghini sarà uno dei protagonisti assoluti della competizione di traino della slitta più famosa al mondo.

 

© Francesco Ponti

 

Tutte le caratteristiche tecniche descritte in questo articolo sono state riportate fedelmente dal materiale informativo originale Lamborghini Trattori.

Tutte le foto e i video storici provengono dall’Archivio Storico SDF, che ringraziamo per la disponibilità e per il prezioso lavoro di conservazione svolto.

Fonte altre immagini: Meccagri

 

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