Meccanica agricola: occorrono più fondi ed una politica specifica per il settore

Eventi 29/07/2021 -

«La meccanizzazione agricola offre molto al sistema produttivo nazionale (e lo conferma il bilancio 2020 del settore, ndr) ma può offrire ancora di più se inserita organicamente nelle politiche per l’agricoltura, per l’ambiente e per il territorio, se accolta come un prezioso interlocutore presso le istituzioni a cui compete programmare il futuro dell’economia, delle nostre comunità, del grande progetto europeo».

La richiesta del mondo dell’agromeccanica, efficacemente sintetizzata nelle parole di Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma, e dettagliatamente illustrata nel “Documento di posizione” a cura della Federazione (scaricabile a questo link), articolato in nove punti chiave, è semplice e chiara. Occorre una politica specifica per il settore, senza la quale il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), pur rappresentando sulla carta una grandissima opportunità per la meccanica agricola, rischia di rimanere inefficace. In altre parole, per conseguire effetti positivi e durevoli sono necessari più fondi ed un maggiore coordinamento di filiera.

Ed è proprio con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo politico e le istituzioni sull’esigenza di una strategia nazionale in grado di legare in modo organico il PNRR, gli strumenti di incentivazione già esistenti e la nuova PAC che FederUnacoma ha organizzato il “Forum” sul tema “Meccanizzazione: più risorse per la transizione ecologica” svoltosi lo scorso 19 luglio a Varignana (Bologna) nell’ambito dell’Assemblea Generale dei costruttori di macchine agricole.

 

RISORSE FINANZIARIE INADEGUATE, UN GROSSO LIMITE DEL PNRR

I partecipanti al Forum organizzato da FederUnacoma. Da sinistra: Valtiero Mazzotti, direttore generale Assessorato Agricoltura Regione Emilia-Romagna, Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma, e Giovanni Molari, docente di meccanica agricola e Rettore dell’Università di Bologna.

In apertura dell’incontro per dimostrare come la dotazione finanziaria del PNRR sia largamente insufficiente rispetto alle effettive necessità del settore Malavolti ha fatto riferimento alla rottamazione del 2010 che assegnò alla meccanizzazione l’importo record di 79 milioni di euro. In quell’occasione la quota riservata alle trattrici fu pari a 31 milioni (40% del totale) che finanziarono per appena il 10% dell’importo l’acquisto di circa 4.000 macchine.

Volendo immaginare che l’intero importo di 500 milioni di euro dell’attuale PNRR possa andare alla meccanizzazione – cosa evidentemente impossibile proprio per il concorso di molti altri interventi previsti sullo stesso capitolo di spesa – considerando che il PNRR deve essere distribuito su sei anni (circa 83 milioni l’anno) e ipotizzando che anche in questo caso la quota assegnata alle trattrici possa essere pari al 40% del totale, si avrebbe una dotazione annua pari ad appena 33,2 milioni di euro, in grado in incentivare, in minima quota percentuale, poche migliaia di unità a fronte invece di un fabbisogno di decine di migliaia di mezzi nuovi.

«Ritengo utile convocare un tavolo di coordinamento per la meccanica agricola che svolga funzioni di monitoraggio rispetto all’erogazione fondi del PNRR. Attualmente – ha spiegato Filippo Gallinella (nello schermo), presidente della Commissione Agricoltura della Camera, intervenuto in diretta streaming al Forum di FederUnacoma – stiamo valutando come procedere, ma è comunque necessario che le risorse del Piano siano impegnate in tempi rapidi e con efficienza».

L’aspettativa dei costruttori è dunque che si possa riconsiderare l’entità dell’impegno finanziario, e che si valuti il ruolo delle tecnologie meccaniche anche su altri importanti capitoli del PNRR, che non citano esplicitamente la meccanizzazione ma che hanno in essa il loro fattore chiave.

 

L’ESIGENZA DI SVECCHIARE UN PARCO MACCHINE IN LARGA PARTE OBSOLETO

Per giunta, come viene efficacemente sottolineato nel Documento programmatico elaborato da FederUnacoma, le esigenze di modernizzazione dell’agricoltura italiana si scontrano con una grossa criticità rappresentata da un parco macchine in larga parte obsoleto, sia per effetto di un lento processo di ricambio sia  a causa della consistente crescita degli acquisti di mezzi usati, con età media superiore ai vent’anni. Circostanza quest’ultima riconducibile in larga parte al fatto che proprio negli ultimi dieci anni i redditi agricoli hanno subito una contrazione significativa, che ha ridotto la capacità delle imprese primarie di effettuare investimenti per l’acquisto di nuove tecnologie.

Ciò significa che se per un verso esiste la necessità di acquisire macchinari, per l’altro mancano i fondi per compiere acquisti di qualità.

Cifre alla mano, le  indagini realizzate da FederUnacoma, sulla base dei dati del Ministero dei Trasporti sui passaggi di proprietà, evidenziano come il mercato delle macchine usate sia nel nostro Paese pari al doppio di quello delle macchine nuove. Nel 2020, a fronte di 17.944 trattrici di nuova immatricolazione, si sono registrate 38.974 compravendite di trattrici usate, con un trend crescente negli anni, se è vero che dal 2014 al 2020, a fronte di un numero di macchine di nuova immatricolazione rimasto sostanzialmente invariato intorno alle 18.500 unità, il mercato delle trattrici usate è passato dalle 24.800 del 2014 alle circa 39 mila attuali, con un incremento di oltre il 57%.

 

UN PREOCCUPANTE FENOMENO CONFERMATO DAI DATI DEL PRIMO TRIMESTRE 2021

Questo mercato “parallelo” si presenta non soltanto consistente ma ben ramificato nel nostro Paese, se consideriamo che persino nel primo trimestre di quest’anno – caratterizzato da una vera impennata delle macchine nuove favorita dagli incentivi pubblici – le compravendite di mezzi usati non si sono fermate: a fronte delle circa 6 mila unità nuove vendute nel primo quarto dell’anno, oltre 14 mila sono quelle vendute di seconda mano, con un incremento sullo stesso periodo del 2020 pari al 49%.

I riscontri statistici dimostrano, dunque, che la domanda complessiva di trattrici nel nostro Paese nel 2020 è stata pari non già alle quasi 18 mila unità di nuova immatricolazione, ma alla somma di queste con quelle usate, che porta ad un totale di quasi 57 mila unità.

Conseguenza di questo è la scarsa qualità di buona parte del parco macchine acquisito – giacché i mezzi usati non presentano le caratteristiche di funzionalità, ecocompatibilità e sicurezza che contrassegnano invece le macchine di nuova fabbricazione – soprattutto in considerazione della loro età media che risulta di poco superiore ai vent’anni. Un dato,  come ha fatto presente Malavolti nel suo intervento, estremamente preoccupante perché certifica una reale involuzione della qualità del parco, con conseguenze gravi anche sul fronte della sicurezza.

 

REVISIONE: UNA STORIA FATTA DI CONTINUI RINVII

Ad aggravare ulteriormente lo scenario c’è poi la mancata attuazione del provvedimento per la revisione obbligatoria, che – già approvato in sede legislativa nel lontano 2012 (Legge 221) – risulta ancora inattivo per mancanza dei decreti attuativi.

«Il parco nazionale trattrici ammonta oggi a circa due milioni di unità, gran parte delle quali con età superiore ai 20 anni e con una percentuale molto consistente di mezzi superiori ai 30 e ai 40 anni – ha rimarcato Malavolti –.  È evidente che dobbiamo assolutamente ripulire il mercato dai mezzi meccanici vecchi e per questo come FederUnacoma ci auguriamo che da metà dell’anno prossimo il provvedimento per la revisione, che la Federazione dei costruttori insieme con tutti i principali attori della filiera agromeccanica sta sollecitando da anni, possa diventare operativo».

Del resto, bastano poche cifre a dare la misura delle conseguenze della mancata attuazione della revisione: nel 2020 sono state effettuate appena 6.400 cancellazioni di trattrici, delle quali 3.800 rappresentate da radiazioni per esportazione della trattrice all’estero, oltre 1.700 rappresentate da cessazione per reimmatricolazione del veicolo, mentre solo 480 cancellazioni derivano da demolizione quindi da un’effettiva alienazione del mezzo meccanico obsoleto.

 

LA MECCANIZZAZIONE FATTORE DETERMINANTE PER LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE E LA RICONVERSIONE DELL’ECONOMIA IN UNA LOGICA DI SOSTENIBILITÀ

Ben venga dunque la rottamazione per stimolare la domanda di mezzi meccanici nuovi, la differenza però rispetto al 2010 (anno a cui risale l’ultimo decreto per la rottamazione) è che oggi non basta cambiare una macchina vecchia con una più nuova, come si fece allora, ma occorre che questa sia funzionale a un nuovo modello di economia, e sia inserita in un sistema tecnologico bene integrato.

«Mai come in questo momento – ha evidenziato il presidente di FederUnacoma – si rende necessario avere una visione organica della meccanizzazione, poiché non esiste più una politica agricola che non sia anche ambientale, e non esiste un’innovazione tecnologica che non riguardi le filiere nella loro interezza».

Da qui la necessità di tener conto anche di una serie di aspetti qualitativi che hanno un’importanza fondamentale, vedi quelli relativi alla potenza dei mezzi, al rapporto fra meccanizzazione e superficie agricola utilizzata, alla distribuzione geografica del parco macchine anche in relazione alle specificità e alle vocazioni dei diversi territori.

 

AMPLIARE L’AMBITO DI INTERVENTO

«L’intera rosa delle attività previste nel PNRR varato dal Governo italiano – ha specificato Malavolti – necessita di una meccanizzazione molto specializzata e all’avanguardia sul piano tecnologico». Ecco perché per sostenere efficacemente il processo di transizione ecologica in Italia, e per allineare il Paese con gli obiettivi del Green Deal europeo, FederUnacoma chiede che il governo assegni maggiori risorse per l’acquisto di mezzi di nuova generazione non soltanto per le attività agricole tradizionali ma anche per le produzioni di nicchia, per le aree marginali e per le filiere bioenergetiche; e sollecita maggiori fondi per la ricerca e l’innovazione tecnologica.

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE PER L’AGROMECCANICA

In merito a quest’ultimo aspetto, l’utilizzo di mezzi meccanici sempre più avanzati sotto il profilo tecnologico richiede agli operatori conoscenze specifiche e chiama in causa il sistema dell’istruzione e della formazione professionale.

«Per migliorare il sistema occorre che la didattica si evolva con la stessa velocità con la quale si sviluppano le tecnologie e che trovi modalità di erogazione dei corsi e di coinvolgimento degli studenti sempre più efficaci», ha sostenuto durante il Forum il professor Giovanni Molari, docente di meccanica agricola e Rettore dell’Università di Bologna.

Su questa linea la proposta di FederUnacoma che si sviluppino da subito sinergie tra mondo delle imprese e istituzioni scolastiche e formative affinché si possa ripristinare un adeguato livello di conoscenza della meccanica agricola e di tutti gli apparati elettronici ed informatici ad essa applicati.

Nel contempo, la Federazione si rivolge agli enti regionali preposti alla formazione per la messa a punto di programmi di aggiornamento per il personale tecnico, commisurati alle effettive necessità del settore.

L’erogazione dei fondi PNRR ha già iniziato il proprio iter ma il percorso è ancora lungo e mai come in questo momento, a detta dell’associazione dei costruttori di macchine agricole, è necessaria una negoziazione tra gli organismi che rappresentano la filiera agromeccanica e le istituzioni. «La meccanizzazione è il grande alleato della transizione ecologica e della sostenibilità delle attività economiche – ha concluso il presidente dei costruttori – ed è fondamentale che il mondo politico ne abbia piena consapevolezza».

 

© Barbara Mengozzi

Fonti immagini: FederUnacoma, 123RF (apertura), CFP Fossano.
 
 

 

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