Mercato Francia: morale in caduta ma le vendite tutto sommato tengono

Mercati 14/10/2020 -

In attesa del consuntivo di fine anno il mercato francese delle macchine agricole può comunque tirare un sospiro di sollievo: l’impatto sulle vendite della crisi sanitaria, che a marzo-aprile si prevedeva potesse causare una flessione tra il 10 e il 15 per cento, non andrà con ogni probabilità oltre un calo del 5 per cento, grazie al forte recupero post lockdown che si è protratto per tutta l’estate.

 

PREVISTA UNA FLESSIONE DEL MERCATO DEL 5 PER CENTO, PER UN VALORE FINALE DI 5,8 MILIARDI DI EURO

Le stime sono il frutto di un’indagine congiunturale svolta recentemente da Axema – l’associazione francese dei costruttori e importatori di macchine e attrezzature per l’agricoltura e la manutenzione degli spazi verdi – tra le 237 aziende associate, di cui il 70 per cento è costituito da produttori e il resto da importatori. L’associazione transalpina ritiene che le vendite di macchine e attrezzature agricole nuove nel Paese dovrebbero raggiungere a fine 2020 un valore di circa 5,8 miliardi di euro, in calo del 5 per cento rispetto al 2019.

Risultati nel complesso allineati alle previsioni formulate dagli associati lo scorso anno, fermo restando che la situazione è comunque molto variabile a seconda dei mercati e del posizionamento degli attori. Mentre l’88 per cento delle aziende associate ad Axema ritiene che la crisi sanitaria abbia avuto un impatto trascurabile, basso o moderato, il 12 per cento al contrario afferma di essere stato duramente colpito dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria.

«L’impatto – ha fatto presente Frédéric Martin (a sinistra nella foto sopra, con Didier Guillaume, ministro dell’Agricoltura), presidente di Axema – non si misura solo in termini di vendite, ma anche sul piano umano. Oggi, il 17,5 per cento delle aziende osserva un calo della produttività, il 22,5 per cento constata che il morale del proprio team è influenzato e il 25 per cento nota una minore identificazione con i valori e la cultura della propria azienda. Al di là delle sfide economiche che devono affrontare, le imprese sono chiamate più che mai a rassicurare e mobilitare nuovamente i propri dipendenti per limitare l’impatto della crisi sulla loro attività».

 

2021: UN ANNO IN RIBASSO NONOSTANTE L’AMBIZIOSO PIANO GOVERNATIVO DI RILANCIO

Mentre le inquietudini per il 2020 sono state in gran parte dissipate, i professionisti del settore si aspettano un 2021 complicato, senza tuttavia cedere al catastrofismo. Se, da un lato, la situazione economica per quel che riguarda le filiere dei seminativi, della viticoltura e dell’allevamento del bestiame è preoccupante, i prezzi dei prodotti agricoli rimangono però solidi e su un buon livello. Tanto da escludere uno scenario simile a quello del 2016.

Le aziende che hanno risposto al sondaggio sono rimaste, nel complesso, misurate rispetto alla loro proiezione 2021. Solo il 7 per cento si attende un calo a due cifre del mercato delle macchine agricole, il 47 per cento prevede una flessione compresa tra il 2 e il 10 per cento, il 40 per cento stima un mercato stabile. Infine, il 6 per cento degli intervistati auspica una crescita del mercato.

 

VENDITE STIMATE A QUOTA 5,2-5,5 MILIARDI DI EURO

La commissione economica di Axema (composta da 25 aziende associate), che si è tenuta il 2 ottobre scorso, prevede per l’anno prossimo un calo del mercato delle macchine agricole compreso tra il 5 e il 10 per cento, per un valore finale che dovrebbe attestarsi tra i 5,2 e i 5,5 miliardi di euro.

Tra le incognite, oltre all’incertezza dominante, c’è l’impatto del Piano di rilancio varato dal ministero francese dell’Agricoltura che destina alle attrezzature agricole 250 milioni di euro, di cui 135 milioni sotto forma di aiuti e sussidi agli investimenti da parte degli agricoltori.

Il previsto calo del mercato non dovrebbe però indurre le aziende ad arroccarsi in difesa. Al contrario, il 95 per cento di esse prevede di lanciare nuovi prodotti nel 2021, il 70 per cento intende sviluppare la propria attività a livello internazionale, il 56 per cento vuole investire di più in beni materiali e immateriali e il 55 per cento è propenso ad aumentare la forza lavoro.

 

 
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Fonte grafici: Axema
 
 

 

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