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Mercato macchine agricole: nel “pianeta Cina”, tra rallentamenti e riprese

By at marzo 1, 2018 | 17:51 | Print

Mercato macchine agricole: nel “pianeta Cina”, tra rallentamenti e riprese

Nonostante la frenata generale dell’economia cinese, nel 2016, facendo riferimento alle cifre fornite nel corso di Agrievolution 2017 da Chen Zhi, presidente di China Association of Agricultural Machinery Manufacturers (CAAM), l’associazione che riunisce i costruttori cinesi di macchine agricole, il valore della produzione interna di macchine per l’agricoltura ha raggiunto i 451,6 miliardi di renminbi (+5,5% circa rispetto all’anno precedente), in crescita per il decimo anno consecutivo, a fronte dei 127,3 miliardi di renminbi del 2006 e dei 78 miliardi di renminbi del 2004.

Sono aumentati parallelamente anche gli utili dei costruttori locali, passati dal 2006 al 2016 da 8,4 a 25,5 miliardi di renminbi.

 

Trend del fatturato dell’industria cinese delle macchine agricole – anni 2008-2020 (stime)

(valori in miliardi di renminbi)

Differiscono leggermente da queste cifre quelle fornite, sempre nel contesto di Agrievolution 2017, da Mao Hong, presidente della China Agricultural Machinery Distribution Association (CAMDA), l’associazione alla quale fanno capo i commercianti cinesi di macchine agricole, stando alle quali nel 2016 le 2.500 ditte costruttrici di macchine agricole classificate come “large-scale” avrebbero realizzato un fatturato di 474,5 miliardi di renminbi, salito nel 2017, in base alle stime, a 510 miliardi di renminbi (vedi tabella sopra), mentre dal 2016 al 2017 gli utili dell’industria di settore sarebbero passati da 26,13 a circa 28 miliardi di renminbi (vedi tabella sotto).

 

Utili dell’industria cinese delle macchine agricole e percentuali di crescita annua – anni 2014-2017 (stime)

(valori in 100 milioni di renminbi)

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CRESCITA STABILIZZATA, DOPO IL “DECENNIO D’ORO”

Sono tutti concordi però nel sostenere che con il 2014 si è chiuso quello che è stato definito il “decennio d’oro” dell’industria cinese della meccanizzazione agricola (2004-2013), un ciclo espansivo contraddistinto da tassi di crescita a doppia cifra, per dare avvio ad un nuovo corso caratterizzato da incrementi decisamente più contenuti.

Viene fatto notare in proposito che l’incremento del fatturato del comparto meccanizzazione agricola registrato nel 2016 è comunque inferiore di almeno 1,5 punti percentuali rispetto al tasso di crescita dell’intero settore dell’industria meccanica. Una performance positiva, dunque, ma non così brillante come in passato a causa principalmente dell’alleggerirsi dei sussidi per l’acquisto di macchinari agricoli e della diminuzione dei prezzi delle derrate agricole, senza trascurare le conseguenze del passaggio, per quel che riguarda la normativa sulle emissioni di gas inquinanti dei motori, dallo stage II allo stage III, obbligatorio in Cina a partire dal 1° dicembre 2016,

 

PREVISTO UN TRIENNIO COL SEGNO PIÙ

Anche per il triennio 2018-2020 CAMDA prevede una crescita del mercato cinese delle macchine agricole ad un tasso medio annuo nell’ordine del 6-7 per cento, fino a raggiungere nel 2020 i 610 miliardi di renminbi.

 

I SUSSIDI MOTORI DELLO SVILUPPO

Percentuale del PIL (Prodotto Interno Lordo = Gross Domestic Product) speso in incentivi all’agricoltura

Fonte: Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico

Come anticipato, un importantissimo contributo al rapido e consistente sviluppo della meccanizzazione agricola cinese è arrivato dagli incentivi governativi, introdotti per la prima volta nel 2004.

 

Sussidi all’acquisto di macchine agricole erogati dall’esecutivo cinese e percentuali di crescita annua – anni 2004-2017 

(valori in centinaia di milioni di renminbi)

 

Dopo una crescita costante che ha portato i sussidi a toccare quota 23,7 miliardi di renminbi per tre anni consecutivi (2014-2015-2016), nel 2017 l’esecutivo cinese ha deciso di ridurre a 18,6 miliardi di renminbi (-21,7% rispetto al 2016) le sovvenzioni all’acquisto di mezzi agricoli ed è presumibile che nel 2018 si assisterà ad un’ulteriore riduzione.

 

UN PARCO MACCHINE AGRICOLE DA CIRCA UN MILIARDO DI KILOWATT

È comuque grazie anche a questi interventi che il parco macchine agricole ha raggiunto nel 2016 una potenza lorda complessiva di oltre 972 milioni di kilowatt, in diminuzione però del 13 per cento rispetto al 2015 – quando era stata leggermente superata la quota di 1,1 miliardi di kilowatt – da imputare alla crisi subentrata su scala globale.

 

Potenza lorda complessiva del parco macchine agricole cinese e percentuali di crescita/decremento – anni 2005-2016

(valori in decine di migliaia di kilowatt)

L’obiettivo fissato per il 2020 è quello di arrivare a 1,2 miliardi di kilowatt.

Sempre con riferimento al 2016, il tasso globale di meccanizzazione nei processi di semina, coltivazione e raccolta, ha raggiunto il 65 per cento, dal 34,3 per cento del 2004, e dovrebbe arrivare a toccare il 70 per cento da qui al 2020.

 

Tasso di meccanizzazione delle differenti colture, valore globale e valori riferiti ad aratura, semina e raccolta

(valori in percentuale)

Si registrano tuttavia valori fortemente differenziati a seconda delle colture e, se nel caso di grano, mais e riso si raggiungono dei picchi con il 94,8, 85,2 e 79,2 per cento rispettivamente, le percentuali si abbassano fortemente in riferimento a colture a basso reddito come le arachidi (50,38%) e la patata (39,14%).

 

IN AUMENTO I TRATTORI DI POTENZA MEDIO-ALTA E LE TRAPIANTATRICI DA RISO

A fine 2016, stando ai dati forniti da CAMDA, la consistenza del parco trattori cinese era di 23,1 milioni di unità, in leggerissimo aumento (+0,29%) rispetto all’anno precedente – di cui 6,4 milioni appartenenti al segmento di potenza oltre i 25 cavalli (=18 kW) identificato come “large and medium sized”.

 

Parco trattori appartenenti al segmento di potenza “large and medium sized” (oltre i 25 cavalli) e crescita percentuale annua – anni 2005-2016

(valori in decine di migliaia di unità)

Nello stesso anno si contavano nel Paese 1,9 milioni di mietitrebbie, di cui 1,4 milioni – pari al 75 per cento – destinate alla raccolta del riso e del grano, e 700.000 trapiantatrici da riso, con incrementi del 9,4 e del 6,24 per cento rispettivamente in rapporto al 2015.

 

Parco mietitrebbie e crescita percentuale annua – anni 2005-2016

(valori in decine di migliaia di unità)

 

Parco trapiantatrici da riso e crescita percentuale annua – anni 2005-2016

(valori in decine di migliaia di unità)

 

VENDITE DI NUOVO IN CRESCITA

In termini di vendite annuali, per le quali rimandiamo al “Tractor Market Development” a cura dell’Agrievolution Economic Committee, il mercato trattoristico cinese, dopo aver raggiunto nel 2013 le 524.500 unità ed essersi mantenuto su un livello in linea con quello dell’anno precedente nel 2014 (524.600 unità da 18 kW in su), nel 2015 ha iniziato una flessione che si è accentuata l’anno successivo, chiuso a quota 400.000 macchine.

Nei primi nove mesi del 2017 le vendite di trattori in Cina segnavano un incremento del 19 per cento e si presume che a fine anno sia stato superato il tetto di 500 mila unità, con diferenti trend per quanto riguarda i diversi segmenti di potenza.

Si assisterebbe in particolare ad una progressiva contrazione delle basse potenze, controbilanciata da un aumento progressivo dei segmenti “mid-sized” e “large”, riconducibile in larga parte alla costante crescita del settore agricolo professionale (cooperative che forniscono servizi specializzati, contoterzisti ecc.).

Le vendite annuali di macchine da raccolta sono quantificate intorno alle 150.000 unità, con un mercato che va saturandosi per quanto riguarda la richiesta di mietirebbie da grano e riso mentre ci sarebbero ampi margini di sviluppo per le raccoglitrici di prodotti considerati di nicchia.

Sul fronte delle trapiantatrici da riso, i dati di CAMDA, sempre a livello di previsioni, parlano di oltre 80.000 unità vendute nel 2017, con un incremento di circa il 13 per cento rispetto all’anno precedente, mentre per il 2018 è previsto un rallentamento della crescita della domanda che dovrebbe attestarsi a quota 95.000 unità (+5,56%).

Per quanto riguarda, infine, il mercato delle attrezzature agricole,  nel settore della lavorazione del terreno, accanto all’aratura profonda, si assiste al progressivo affermarsi di tecniche rispettose del suolo come la ripuntatura ed altre lavorazioni conservative.

 

EXPORT A BASSO VALORE AGGIUNTO

Nel 2016 l’export cinese di macchine agricole si è fermato a quota 8,8 miliardi di dollari Usa, pari al 13,4  per cento in meno rispetto al 2015, mentre le importazioni sono rimaste grossomodo stabili intorno ai 2,2 miliardi di dollari.

 

Trend delle esportazioni cinesi di macchine agricole – anni 2010-2017 (stime)

(valori in centinaia di milioni di dollari)

Un migliore trend delle esportazioni ha caratterizzato il 2017 che, stando alle stime (fonte CAMDA) dovrebbe chiudersi a quota 9,5 miliardi di dollari Usa (+7,8% sul 2016).

 

Trend delle importazioni cinesi di macchine agricole – anni 2010-2017 (stime)

(valori in centinaia di milioni di dollari)

 

Utilizzando dati differenti, l’articolo “China’s Import & Export of Ag Machinery” della “Agricultural Machinery Market Global Edition – August 2017”, sempre a cura di CAMDA, mette in rilievo lo squilibrio strutturale che caratterizza l’export cinese di settore, dal momento che solo 7,9 miliardi di dollari del valore complessivo del 2016 (27,3 miliardi di dollari Usa, pari al 3,7 per cento in meno rispetto al 2015) vale a dire il 28,88 per cento, sono ascrivibili ai macchinari considerati “principali” (58 categorie di prodotti, esclusi i motori a combustione interna e i gruppi generatori) e per giunta questo dato risulta in leggera contrazione di anno in anno.

L’Asia rappresenta il principale mercato di sbocco per l’export cinese di macchine agricole, con una quota che si posiziona stabilmente intorno al 40 per cento, seguita dall’Africa.

A questo proposito nell’articolo sopra citato viene fatto notare l’ampio gap tecnologico, ascrivibile alla carenza di investimenti in Ricerca e Sviluppo, che separa i macchinari agricoli di produzione cinese da quelli “top level” di fabbricazione internazionale. Una carenza alla quale si aggiunge la difficoltà manifestata dalle imprese domestiche a personalizzare i prodotti in funzione delle esigenze del mercato incrementando così il livello di competitività.

A titolo di esempio, nell’indagine “Current Status and Development Trends of China’s Agricultural Machinery Industry, a cura di Foton Lovol, risalente a Luglio 2015, il livello tecnologico delle macchine agricole prodotte in Cina viene equiparato a quello delle stesse tipologie di macchine fabbricate in Europa e Usa negli anni Novanta.

Sebbene in crescita, le esportazioni di macchinario agricolo “made in China” verso l’Europa e gli Stati Uniti sono contraddistinte da un basso valore aggiunto trattandosi in larga parte di componenti e di piccoli macchinari, senza trascurare le joint ventures finalizzate all’export.

Da segnalare, poi,  il progressivo incremento della quota delle esportazioni verso i 12 Paesi entrati nell’Ue con il processo di allargamento ad est, passata dai 521 milioni di dollari del 2011 agli 810 milioni del 2016.

 

“MADE IN CHINA 2025”

Nel maggio 2015 il governo centrale cinese ha annunciato che entro il 2025 il 90 per cento dei macchinari agricoli del Paese dovrà essere prodotto internamente.

La meccanizzazione agricola è stata infatti individuata come uno dei dieci settori-chiave di “Made in China 2025”: un ambizioso programma di sviluppo finalizzato a trasformare radicalmente il sistema produttivo cinese, portando le aziende locali a competere in segmenti tecnologicamente avanzati con produzioni automatizzate ad alto valore aggiunto e tecnologie all’avanguardia.

Come sottolinea Francesca Frassineti, ISPI Research Trainee, in una dettagliata analisi condotta nell’ambito di “Focus Cina” (un progetto di Fondazione Italia Cina e ISPI rivolto alle imprese che intendono investire nella Repubblica Popolare Cinese), l’eccessivo affidamento cinese alle importazioni di macchine agricole ad alta tecnologia aveva provocato il malcontento delle imprese nazionali preoccupate che l’elevata presenza di produttori stranieri limitasse la crescita del settore.

«“Made in China 2025” – fa presente Frassineti  – potrebbe essere visto come un disincentivo ad investire ma, sebbene favorisca l’acquisto locale, l’assenza di attrezzature agricole nazionali ad alta tecnologia in grado di sostituire i prodotti stranieri fa sì che ci siano ancora molte opportunità per le imprese straniere. Quelle cinesi, infatti, sono ancora in prevalenza aziende low-tech, incapaci di produrre le apparecchiature necessarie a sostenere la strategia governativa. Quindi le multinazionali straniere manterranno la funzione necessaria di fornire la tecnologia e le capacità gestionali affinché l’obiettivo modernizzatore possa funzionare».

 

IL TESSUTO PRODUTTIVO

La più alta concentrazione di imprese produttrici di macchine ed attrezzature agricole si registra nella Cina dell’Est e in quella del Centro-Sud da cui proviene complessivamente oltre il 70 per cento del fatturato di settore.

In particolare la Cina nord orientale è l’area maggiormente sviluppata per questo business e il suo Pil è cresciuto rapidamente negli ultimi anni grazie anche ad una rete infrastrutturale di tutto rispetto e ad una politica di esenzione fiscale che hanno attratto numerosi investitori stranieri. Basti citare al suo interno la provincia dello Shandong con il suo porto Qingdao (il secondo della Cina), hub di primo per il traffico della parte orientale dell’Asia e per la costa occidentale del Pacifico, e per il bacino del Fiume Giallo, forte anche di un terminale container completamente automatizzato.

Meritano una segnalazione per la presenza di industrie di macchine agricole anche le province di Henan, Jiangsu, Liaoning e Zhejiang.

Di pari passo con la progressiva evoluzione del mercato cinese delle macchine agricole, le imprese domestiche del settore hanno cercato di incrementare la loro competitività attraverso il consolidamento delle risorse, processi di riorganizzazione e fusione e “innovazione indipendente”.

 

Lovol Heavy Industry

Tianjin Lovol Heavy Industry Co., Ltd, il leader di mercato (nel 2015 il reddito operativo ammontava a 22 miliardi di renminbi, con 15.000 dipendenti), con sede a Weifang nella provincia dello Shandong, attiva sia nel campo delle macchine agricole, sia in quello delle macchine per le costruzioni, oltre a produrre veicoli da trasporto principalmente a tre ruote e motori,  ha incrementato negli ultimi anni la propria presenza sul mercato globale con la costituzione, nel 2015, di Arbos Group spa, una nuova holding industriale e di partecipazioni con sede in Italia, a Migliarina di Carpi (MO) – controllata al 100 per cento dal colosso cinese e focalizzata su trattori, macchine da raccolta ed attrezzature agricole – di cui fanno parte le aziende italiane MaterMacc e Goldoni.

Per la propria crescita il gruppo di Weifang ha puntato soprattutto sull’innovazione tecnologica e per stare al passo con gli standard internazionali in materia si è dotato di una rete di Ricerca e Sviluppo che vanta centri in Europa, e precisamente in Italia e in Giappone, oltre che in Cina (a Weifang e a Tianjin).

In prima linea anche per quel che riguarda la fornitura di servizi di marketing e assistenza al cliente, di recente Lovol Heavy Industry, con l’obiettivo di rendere il marchio “Lovol” ancora più vicino agli utenti finali, ha realizzato una piattaforma di  e-commerce multilingue di servizi, che contempla  il servizio di diagnosi remota dei guasti, prevedendo tra l’altro il rapporto di riparazione a cura del cliente e la formazione del cliente stesso.

 

Yto Group Corporation

Yto, impresa cinese di proprietà statale, le cui origini risalgono al 1955, è la holding company di First Tractor Co. Ltd costituita nel 1997.

Uno dei punti di forza di Yto consiste nell’aver sviluppato al proprio interno il core business delle trasmissioni grazie all’acquisto dal gruppo italiano Argo Tractors dell’ex stabilimento McCormick di St. Dizier, in Francia, specializzato appunto nella fabbricazione di powertrain.

A Yto si deve anche la fabbricazione del primo trattore cinese CVT da 400 cavalli, il modello LW4004 (nella foto sopra, fonte: yto-ua-com), costruito interamente “in-house”, senza ricorrere a componenti di fabbricazione straniera che, come fa presente con grande soddisfazione la casa costruttrice, segnerebbe la fine della dipendenza della Cina dalle importazioni di trattori per quel che riguarda il segmento di potenza sopra i 350 cavalli.

 

Zoomlion

In rapida ascesa nel mercato cinese delle macchine agricole Zoomlion Heavy Industry Science & Technology Co, società fondata nel 1992 con le macchine per le costruzioni come ambito operativo, ha iniziato ad espandersi nel settore della meccanizzazione agricola grazie all’acquisizione, nel 2014, di Chery Heavy Industries, che le ha permesso di gettare le basi di un ampio e diversificato portafogli prodotti.

Attualmente per quel che riguarda in particolare i trattori il piano industriale di Zoomlion, che è quotata alle borse di Shanghai e Hong Kong con un patrimonio di circa 90 miliardi di renminbi e 27 stabilimenti industriali, è quello di acquistare i componeti presso fornitori riconosciuti ia livello internazionale sviluppando parallelamente la produzione al proprio interno di gruppi propulsori e di elettronica e idraulica di alto livello qualitativo.

 

Dongfeng

Changzhou Dongfeng Agricultural Machinery Group Co., Ltd, con sede a Changzhou nella provincia dello Jiangsu, vanta più di 65 anni di storia alle spalle ed una elevata specializzazione nei trattori di bassa potenza (a partire da 20 cavalli) che costituiscono il suo core-business, accanto alle mietitrebbie e alle trapiantatrici da riso.

Come segnala il Global and China Agricultural Machinery Industry Report, 2016-2020 (PR-Newswire), Dongfeng e Xinghua Economic Development Zone hanno stipulato un accordo sugli investimenti nel parco industriale per la meccanizzazione agricola  Xinghua Dongfeng, destinato principalmente alla fabbricazione di mietitrebbie.

Sempre stando alle cifre fornite da CAMDA, i primi cinque costruttori nazionali di macchine agricole rappresentavano complessivamente poco più di un quarto dell’intero mercato.

 

© Barbara Mengozzi

Fonte immagini: Ciame, Meccagri.
 
 

 

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