HomeRobotNuove strade per la robotica tra i filari Nuove strade per la robotica tra i filari Robot 09/07/2026 - Barbara Mengozzi Superata la fase pionieristica dei primi robot “tuttofare”, la robotica per il vigneto si sta sviluppando oggi lungo tre direttrici strategiche ben definite. L’obiettivo non è più la semplice navigazione automatica nel filare, ma l’introduzione di strumenti agili ad altissima precisione bio-meccanica (con riferimento soprattutto all’accuratezza e delicatezza nell’interazione con la pianta) ed energetica, che segnano l’ingresso nell’era dei robot “specialisti”. “SCIAME” E I COBOT: L’AUTOMAZIONE COLLABORATIVA La prima direttrice segna il superamento del concetto di un’unica macchina imponente, pesante e costosa a favore della “robotica a sciame” (Swarm Robotics). Come emerso chiaramente anche dai dibattiti tecnici e dai panel delle ultime edizioni del World FIRA (il salone internazionale di riferimento per la robotica agricola), il nuovo paradigma industriale privilegia l’adozione di unità agili, snelle, ad alta adattabilità ed economicamente accessibili, progettate per cooperare e coordinarsi in tempo reale nello stesso appezzamento. In questo scenario, il trend si divide in due applicazioni operative molto concrete: i Cobot logistici e gli SwarmBots. I COBOT LOGISTICI E IL FENOMENO BURRO Il punto di riferimento globale della robotica collaborativa in viticoltura è oggi rappresentato da Burro. Non si tratta di un robot che lavora in isolamento, ma di un vero e proprio assistente dell’operatore (Cobot, ovvero robot collaborativo). Utilizzando la visione artificiale assistita dall’Intelligenza Artificiale e una rete di telecamere, Burro “impara” a conoscere l’ambiente circostante senza bisogno di pre-mappature GPS complesse. È in grado di seguire autonomamente, passo dopo passo, un operatore durante le delicate fasi della potatura verde o della raccolta manuale, fungendo da portacarichi intelligente. La logistica a sciame si attiva quando più unità Burro lavorano in flotta: un robot raccoglie le cassette cariche e si dirige in totale autonomia al punto di scarico aziendale, mentre un secondo Burro, già vuoto, subentra automaticamente nel filare per non interrompere il flusso di lavoro dell’uomo. LE FLOTTE COORDINATE E LA FILOSOFIA DEGLI SWARMBOTS Parallelamente ai sistemi di puro trasporto, il concetto di sciame si applica alle lavorazioni interfilari come lo sfalcio dell’erba e il diserbo meccanico. Piattaforme leggere operano in gruppo distribuendo i compiti lungo i diversi filari dell’azienda. Il vantaggio agronomico di questa soluzione, fortemente evidenziato dagli esperti del settore, è duplice: da un lato il peso ridotto di queste unità cancella il problema del compattamento del suolo in prossimità delle radici della vite; dall’altro, lo sciame garantisce la continuità operativa. Se un grande trattore autonomo tradizionale subisce un guasto, l’intero cantiere di lavoro si ferma; se si arresta un singolo elemento dello sciame, il resto della flotta ne assorbe le mansioni senza bloccare l’attività aziendale. NICHE AUTOMATION: LA SVOLTA DEI ROBOT “SPECIALISTI” Se la gestione dello sciame ridefinisce la logistica e la movimentazione tra i filari, la seconda grande macro-tendenza della robotica viticola 2026 risiede nella cosiddetta Niche Automation. Superata la prima fase pionieristica in cui si rincorreva il mito del robot polivalente e universale, l’ingegneria agraria ha invertito la rotta, focalizzandosi sullo sviluppo di macchine iper-specializzate. L’obiettivo non è più disporre di una piattaforma flessibile che sappia fare tutto in modo discreto, ma ingegnerizzare robot “specialisti” nati per compiere un’unica, complessa missione agronomica secondo l’approccio della Plant-Centric Robotics. In questo scenario, l’automazione abbandona la logica del lavoro standardizzato sull’intero appezzamento per concentrarsi sul trattamento mirato e “chirurgico” della singola pianta. Questa evoluzione si sta concretizzando lungo due linee di sviluppo tecnologiche complementari e rivoluzionarie: da un lato, l’impiego della lotta fisica e pulita ai patogeni fungini attraverso la luce; dall’altro, l’introduzione di bracci meccanici intelligenti capaci di replicare e perfezionare la destrezza e la capacità decisionale dell’operatore umano nelle lavorazioni sotto-chioma. LA LOTTA FISICA CON RAGGI UV-C La lotta fisica ai patogeni fungini (come oidio, peronospora e botrite) tramite l’irraggiamento di raggi UV-C è una tecnologia che distrugge il DNA dei microrganismi e stimola le difese immunitarie della pianta senza l’impiego di chimica e senza generare resistenze. Poiché il trattamento deve essere effettuato tassativamente di notte (in assenza della luce solare che attiverebbe i meccanismi di fotoriparazione del fungo), l’autonomia robotica diventa la chiave di volta del sistema, che oggi si sviluppa attraverso tre soluzioni distinte che andiamo ad analizzare qui di seguito. Le piattaforme native specializzate (Saga Robotics Thorvald): il pionieristico robot Thorvald (nella foto sopra) rappresenta la soluzione nativa per il trattamento notturno. Muovendosi autonomamente tra le file e scansionando la chioma, applica dosaggi controllati di luce ultravioletta direttamente sulla vegetazione. I dati sul campo confermano che questa tecnologia consente ai viticoltori di abbattere l’uso di fungicidi sintetici o biologici dal 60% fino al 90%, offrendo una reale alternativa ecologica. L’approccio predittivo made in Italy (Free Green Nature Icaro X4): un posto di rilievo in questo segmento spetta al robot italiano Icaro X4 (nella foto sopra). Equipaggiato con ampi pannelli UV-C pieghevoli, questo rover non si limita a navigare i filari, ma integra algoritmi predittivi e sensori ambientali. Il robot monitora costantemente i parametri microclimatici del vigneto ed è in grado di elaborare autonomamente i dati per pianificare l’intervento esattamente nel momento in cui le condizioni di umidità e temperatura favoriscono la proliferazione del patogeno, massimizzando l’efficacia del disinfettante luminoso. I moduli di retrofit per la lotta fisica (l’integrazione su base Burro): a dimostrazione del fatto che la tecnologia UV-C sta diventando un vero e proprio “attrezzo” modulare, si stanno diffondendo sistemi di retrofit che integrano kit di lampade ultraviolette direttamente sulle piattaforme mobili esistenti. È il caso delle applicazioni sperimentali che vedono i moduli di irraggiamento notturno montati sui robot collaborativi di Burro. Questo cantiere di lavoro permette alle aziende agricole di ottimizzare l’investimento, utilizzando lo stesso robot per la logistica diurna e per il trattamento sanitario fisico durante le ore notturne. LA ROBOTICA ANTROPOMORFA: I BRACCI CHIRURGHI PER POTATURA E RACCOLTA Se la guida autonoma tra i filari è una tecnologia consolidata, la vera sfida della Niche Automation si gioca all’interno della chioma della pianta. È qui che entra in gioco la robotica antropomorfa, ovvero l’integrazione di bracci meccanici multi-asse dotati di sistemi di Deep Learning e organi di presa flessibili (Soft Robotics). L’obiettivo è automatizzare le operazioni “nobili” e manuali del vigneto – come la potatura secca invernale, il diradamento dei germogli e la raccolta selettiva dei grappoli – che fino a ieri richiedevano esclusivamente l’occhio e la manualità dell’uomo. Oggi questo filone di ricerca e sviluppo vanta esempi di assoluto rilievo sul panorama internazionale e nazionale. Il progetto italiano “Frasky” (IIT & JOiiNT Lab): presentato in anteprima nei contesti fieristici più innovativi, Frasky (nella foto sopra) è il robot viticoltore nato dalla collaborazione tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), il consorzio Intellimech e l’Università di Bergamo. Montato su una base mobile outdoor, Frasky è dotato di un braccio robotico antropomorfo e di un end-effector (la mano robotica) di tipo “soft”, progettato per manipolare con estrema delicatezza i tessuti vegetali e i frutti senza danneggiarli. Il suo modulo di percezione avanzato non solo identifica i grappoli d’uva tridimensionalmente tra le foglie, ma permette al robot di eseguire ispezioni visive millimetriche, mappare le rese o azionare ugelli sulla mano per micro-trattamenti mirati chicco per chicco. Info Solution & IIT (Il robot per la potatura invernale): sviluppata nell’ambito dell’ecosistema PNRR “RAISE”, questa piattaforma (nella foto sopra) unisce un rover sviluppato da Info Solution in grado di muoversi autonomamente tra i filari (senza mappe predefinite, grazie a sensori LiDAR e algoritmi di percezione in tempo reale che permettono al robot di riconoscere i filari e di mantenere la traiettoria adattandosi alla geometria delle piante e alla variabilità della vegetazione) a un braccio robotico da potatura ingegnerizzato sempre dall’IIT. Il braccio antropomorfo scansiona la struttura geometrica ramificata della vite durante il riposo vegetativo, riconosce il legno vecchio da quello giovane e calcola l’angolo e il punto esatto in cui effettuare il taglio della potatura secca, riducendo drasticamente i tempi delle operazioni invernali. La tecnologia di VineRobotiqs (nella foto sopra): questa realtà internazionale si è specializzata nella gestione completa del ciclo estivo della vite, in particolare per l’uva da tavola e i vitigni di pregio. Il suo sistema a bracci antropomorfi esegue in autonomia operazioni chirurgiche difficilmente meccanizzabili con i sistemi tradizionali: la defogliazione selettiva per creare “finestre di luce” attorno al grappolo, il diradamento millimetrico dei germogli in eccesso e, infine, il picking (la raccolta), dove il braccio afferra il peduncolo, lo recide e deposita il grappolo nella cassetta con una delicatezza speculare a quella del personale umano. LA FRONTIERA ENERGETICA: L’IDROGENO OLTRE IL LITIO Se la logistica a sciame e la Niche Automation ridefiniscono il modo in cui il robot interagisce con il filare e con la pianta, il terzo grande trend della robotica viticola affronta la sfida più complessa: l’autonomia energetica. Fino ad oggi, la diffusione di robot compatti e leggeri su grandi estensioni è stata frenata dai limiti intrinseci delle batterie al litio tradizionali, che costringono le macchine a lunghe soste per la ricarica elettrica (spesso dalle 4 alle 8 ore) proprio nei periodi dell’anno in cui le finestre di intervento agronomico sono più strette. Nel 2026, la risposta a questo limite logistico arriva dall’impiego dell’idrogeno come vettore energetico alternativo. IL CASO DI RIFERIMENTO: TRAXX CONCEPT H2 DI EXXACT ROBOTICS Sviluppato da Exxact Robotics (brand del gruppo francese Excel Industries, specializzato in tecnologie per la protezione delle colture), il Traxx Concept H2 (nelle foto sopra e sotto) è il primo prototipo avanzato di robot scavallante pesante alimentato tramite una cella a combustibile a idrogeno (Hydrogen Fuel Cell). La macchina combina i vantaggi della propulsione elettrica – come la coppia istantanea, la silenziosità e l’assenza totale di emissioni inquinanti – con la produttività tipica di un motore endotermico tradizionale. Il cuore tecnologico del sistema risiede nella capacità della cella a combustibile di convertire l’idrogeno compresso in energia elettrica per alimentare i motori di bordo. Questo schema costruttivo elimina il principale “tempo morto” della robotica elettrica: il rifornimento dei serbatoi di idrogeno avviene infatti in meno di 10 minuti, una tempistica del tutto paragonabile a quella di un pieno di gasolio. Con un’autonomia operativa stimata tra le 12 e le 14 ore consecutive, il Traxx H2 è in grado di coprire turni di lavoro intensivi h24 su grandi appezzamenti, offrendo alle grandi aziende viticole una soluzione concreta per decarbonizzare le operazioni colturali senza sacrificare la produttività e l’efficienza dei cantieri di lavoro. vedi anche>>> Speciale Meccanizzazione per il Vigneto 2026 © Barbara Mengozzi Fonte immagini: burro.ai, Exxact Robotics, Free Green Nature, IIT & JOiiNT Lab, Info Solution, Saga Robotics, VineRobotiqs. Robotica per il vigneto