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Sdf: bene il 2015, ottimismo per il 2016

By at Maggio 19, 2016 | 10:22 | Print

Sdf: bene il 2015, ottimismo per il 2016

Con un risultato netto di 50 milioni di euro ed un fatturato in crescita del 15 per cento, Sdf chiude bene il 2015 e pone le basi per un futuro in linea con le aspettative del Piano strategico iniziato nel 2010.

Proseguono gli investimenti, si completa la gamma nella fascia dell’alta potenza e non delude il processo di internazionalizzazione: Cina e Turchia sono infatti i mercati in cui i risultati sono maggiormente entusiasmanti. E, se non ci saranno colpi di scena, il 2016 avrà un andamento sulla stessa falsariga dell’anno che si è concluso.

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Così, in estrema sintesi, quanto riferito da Lodovico Bussolati (nella foto sopra), amministratore delegato del gruppo Sdf (Same Deutz-Fahr), durante la consueta conferenza stampa annuale tenutasi lo scorso 12 maggio nella sede di Treviglio.

 

FATTURATO 2015 A QUOTA 1,39 MILIARDI DI EURO (+15%)

SDF_fatturato_ripartizione_49clicca sulle immagini per ingrandirle

Per apprezzare meglio i risultati messi a segno dal Gruppo, va detto (anche) che nel 2015 il mercato mondiale dei macchinari agricoli ha dovuto fare i conti con le quotazioni bassissime delle commodities, il che si è tradotto in un calo dei volumi di vendita di circa il 10 per cento.

I risultati di Sdf appaiono dunque ancora più ragguardevoli, poiché in controtendenza: l’esercizio 2015 si è chiuso con un fatturato di 1.390 milioni di euro, il che, come si diceva, significa un aumento del 15 per cento rispetto al 2014 (1.210 milioni); l’Ebitda (indicativamente il margine operativo lordo) di Gruppo è stato del 9 per cento (125 milioni di euro rispetto ai 110 del 2014) e il risultato netto registra un incremento a doppia cifra, pari al 23 per cento in più rispetto al 2014 (50 milioni contro i 41).

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«Non abbiamo sofferto come chi è presente nel Nord e nel Sud America, che sono le regioni che hanno perso maggiormente, con riduzioni del 13 e del 28 per cento rispettivamente – ha spiegato Bussolati –. Inoltre ha contribuito positivamente l’attività in Cina e in Turchia, dove siamo presenti dal 2011». In altre parole, quindi, le scelte fatte con il Piano strategico implementato nel 2010 si stanno rivelando giuste e il Gruppo di Treviglio inizia a raccoglierne i primi, buoni, frutti.

 

IL PIANO STRATEGICO È AL GIRO DI BOA

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Del Piano strategico messo a punto da Sdf  se ne è già parlato su Meccagri (vedi sopra), ma ora che la prima fase si è conclusa e tutto sembra andare come sperato, vale la pena ripercorrerlo in breve.

Si tratta di una strategia decennale (2010-2020) basata su due pilastri: da un lato l’internazionalizzazione – e dunque gli investimenti in Turchia e Cina – dall’altro il rinnovamento e il completamento della gamma – e in modo particolare dell’alta gamma – anche grazie ai nuovi motori.

Obiettivi che sembrano essere stati centrati: «Fino a qualche anno fa – ha commentato Bussolati – per noi l’alto di gamma sembrava un traguardo irraggiungibile; oggi la serie 7 è il trattore più venduto in Italia nella categoria 220-270 cavalli».

 

CRESCONO, IN CONTROTENDENZA, FATTURATO E  QUOTA DI MERCATO IN EUROPA

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A dare i migliori risultati sono i mercati emergenti, mentre continuano a stentare quelli tradizionali. In ogni caso, nel 2015 le quote di mercato europee sono aumentate dell’1 per cento in Europa e anche i primi mesi del 2016 confermano questo trend: il primo trimestre cresce rispetto al primo trimestre 2015, a sua volta già in crescita rispetto al 2014.

Il fatturato di Sdf in Europa, nonostante il mercato abbia subito una contrazione del 5 per cento, è cresciuto dell’8 per cento, raggiungendo quota 990 milioni di euro.

 

RISULTATI POSITIVI IN CINA E ANCORA MEGLIO IN TURCHIA

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Linea di montaggio nello stabilimento di Bandirma, in Turchia

Molto bene la Cina, dove il fatturato segna un più 25 per cento grazie ad una nuova strategia di prodotto, che ora punta sulla qualità e sulla potenza, e grazie al miglioramento della gestione aziendale. «Abbiamo sviluppato nuovi modelli che soddisfano le richieste del mercato locale nella fascia di potenza superiore ai 90 cavalli – ha fatto presente Bussolati – e ora, con una quota di mercato pari al 6,2 per cento, la Cina per noi rappresenta il quinto mercato».

Ancora meglio la Turchia, fino al 2011 gestita da un importatore: «Beneficiamo anche del fatto che il mercato turco sta attraversando una fase positiva – ha precisato Bussolati –. Si tratta di un mercato che nel 2015 è consistito in 66mila unità e il 2016 sembra che stia andando ancora meglio».

Come anticipato, i mercati tradizionali continuano a stentare e in modo particolare la Germania, che assomma perdita su perdita. Il mercato francese, invece, risulta oggi drogato dal piano Macron ma sta di fatto che dal 2013 al 2015  è diminuito del 20 per cento.

«L’aumento complessivo del fatturato – ha spiegato amministratore delegato di Sdf – è dovuto anche all’aumento del valore medio delle macchine, che è particolarmente evidente in Cina, dove occorre anche tener presente l’effetto dell’acquisizione che abbiamo completato nel mese di agosto: il 95 per cento dell’attività cinese ora appartiene a noi, il 5 per cento resta del partner storico».

 

PRODUZIONE IN AUMENTO

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Nel 2015 si è prodotto di più rispetto al 2014: complessivamente sono usciti dagli stabilimenti Sdf 33.494 trattori e 6.784 macchine da raccolta, contro i 30.247 e 5.736 del 2014.

In particolare, nel 2015, a Treviglio, sono state prodotte 13.300 macchine, entro i 130 cavalli di potenza. Cresce la produzione in Germania grazie alla serie 6 e alla serie 7, mentre resta stabile in India.

Produzione in aumento anche negli stabilimenti turco e, soprattutto, cinese: quest’ultima ha un peso del 23 per cento sulla voce Trattori e del 91 per cento sulla voce Macchine raccolta cereali.

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E, in  tema di macchine per la raccolta, le vendite di mietitrebbie hanno confermato i buoni volumi del 2014, consolidando così la crescita avviata negli anni precedenti.

Non delude il comparto della viticoltura: le vendemmiatrici e gli atomizzatori prodotti da Grégoire continuano a essere richiesti – in Francia, ad esempio, sono state vendute 700 vendemmiatrici – e il fatturato del marchio è cresciuto del 7 per cento.

 

LE RISORSE UMANE

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Per quanto riguarda il capitale umano, si tratta di 4.100 unità complessive. Nonostante l’aumento della produzione, in Cina diminuisce il numero di persone coinvolte (da 1.236 a 1.090) poiché la produzione è stata meccanizzata, mentre in Europa la consistenza del personale risulta in crescita.

Raddoppiate, in cinque-sei anni, le risorse umane del settore Ricerca e Sviluppo, che oggi conta 363 impiegati.

 

UN LIVELLO DI SPESA PER INVESTIMENTI MAI RAGGIUNTO PRIMA

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Nel 2015 Sdf ha effettuato investimenti record: ben 103 milioni di euro, così suddivisi: 33 per i nuovi prodotti, 43 per l’acquisizione della maggioranza della joint venture in Cina e 41 per la realizzazione della prima fase dello stabilimento tedesco. Nel 2017, infatti, tutta la produzione di Lauingen (nella foto sopra) si sposterà dal vecchio al nuovo stabilimento: si tratta di un investimento complessivo di 90 milioni di euro.

Gli investimenti hanno riguardato anche l’Italia: il 2017, infatti, vedrà operative le due nuove linee produttive di Treviglio, per un investimento pari a 25 milioni di euro.

 

FIDUCIA E DETERMINAZIONE RIGUARDO AL 2016

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La serie 11 in fase prototipale all’Agritechnica 2013

Per il 2016 il Gruppo si è posto l’obiettivo di confermare le performance del 2015, considerando anche le svalutazioni delle monete turche e cinesi.

«Se le commodities aumenteranno di prezzo – ha spiegato Bussolati  possiamo anche migliorare, ma per ora il forecast per il 2016 è la sostanziale parità con il 2015».

Quanto al completamento del Piano industriale, la seconda fase appena avviata prevede il completamento della gamma: sono in arrivo, già nei prossimi mesi, i nuovi motori in linea con i dettami della normativa europea sulle emissioni, entro la fine del prossimo anno  sarà completamente rinnovata la gamma frutteto e, sempre  a fine 2017, inizierà a essere venduta la serie 11, che si spinge oltre i 400 cavalli.

 

© Emanuela Stìfano

 

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