Siccità: lunedì l’approvazione dei piani di emergenza regionali, e poi?

News 02/07/2022 -

Si articolerà in più fasi il Piano siccità annunciato dal premier Mario Draghi, un provvedimento che non può più attendere se si vogliono salvare le 300mila imprese agricole che si trovano nelle aree più colpite dall’emergenza siccità e, con esse, assicurare la produzione agroalimentare del Paese, in una situazione dove i danni hanno superato i tre miliardi di euro.

«Il governo è al lavoro con la massima urgenza contro la siccità che ha colpito il nostro Paese e in particolare l’agricoltura nel Centro Nord — ha dichiarato alla fine della scorsa settimana il Presidente del Consiglio —. Da lunedì siamo pronti ad approvare i piani di emergenza delle Regioni (a fare richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza sono state finora Piemonte, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, ndr). Ma oltre all’emergenza occorrerà predisporre presto un piano per ovviare alle carenze infrastrutturali, un grande piano dell’acqua».

 

SECONDO STEP:  LO STANZIAMENTO DELLE RISORSE E L’ARRIVO DI UN COMMISSARIO STRAORDINARIO

Secondo step, in settimana dovrebbe essere approvato un decreto legge che prevede anche lo stanziamento di risorse finanziarie da destinare ai settori economici più colpiti dalla siccità, come l’agricoltura. Draghi ha sottolineato come questa crisi idrica abbia due fattori determinanti, da un lato il cambiamento climatico e dall’altro «cause strutturali come la cattiva manutenzione dei bacini e della rete», con una dispersione che arriva anche al 30 per cento.

Per far fronte a questa situazione il governo sta mettendo a punto una serie di misure per rispondere alla crisi idrica, individuando 20 “interventi prioritari” da realizzare entro e non oltre il 2024. Prevista anche la nomina di un commissario straordinario per l’emergenza siccità, che resterà in carica fino al 31 dicembre 2024 e si avvarrà di una struttura composta da 30 unità.

Grazie ai suoi poteri speciali potrà realizzare con maggiore velocità gli interventi necessari per far fronte alla siccità, intervenendo soprattutto sul potenziamento e sull’adeguamento delle reti idriche, sistemando le reti “colabrodo”, razionalizzando i consumi ed eliminando gli sprechi.

Per risolvere le problematiche legate alla siccità, il Commissario potrà operare con ordinanze «in deroga a ogni disposizione di legge escluse quella penale, le leggi antimafia, il codice dei beni culturali e i vincoli legati all’appartenenza alla Ue», si legge nella bozza del decreto.

 

REALIZZARE AL PIÙ PRESTO UNA RETE DI BACINI DI ACCUMULO

«Con l’Italia che perde ogni anno l’89% dell’acqua piovana (circa 270 miliardi di metri cubi) serve subito una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione – ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini –. Con l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche, abbiamo elaborato un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo (veri e propri laghetti) per arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua dalla pioggia. Si tratta di 6mila invasi aziendali e 4mila consortili da realizzare entro il 2030 multifunzionali ed integrati nei territori perlopiù collinari o di pianura.

«Ma per fare ciò è necessario che la questione sia trattata per quella che è, cioè una vera e propria emergenza nazionale – ha concluso Prandini –, velocizzando le autorizzazioni burocratiche. Solo in questo caso sarà possibile dare una risposta concreta alla sofferenza di imprese e cittadini.

 

PIÙ DI UN QUARTO DEL TERRITORIO NAZIONALE A RISCHIO DI DESERTIFICAZIONE

Ad essere assediate dalla siccità sono soprattutto le aree del centro Nord con la situazione più drammatica che si registra nel bacino della Pianura Padana – ha fatto presente  Coldiretti – dove nasce il 30% dell’agroalimentare Made in Italy e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo.

Con i livelli ai minimi da settant’anni e la risalita del cuneo salino che minaccia le colture, il Po è praticamente irriconoscibile con una grande distesa di sabbia che occupa la gran parte del letto del fiume, mentre i grandi laghi del nord che servono come riserve di acqua per le popolazioni e l’agricoltura sono ancora ai minimi, con il Maggiore pieno solo al 26% e quello di Como sceso a poco più dell’11% con una tendenza al calo dei livelli che riguarda anche il Garda che resiste a poco più del 54% di riempimento. La conseguenza è che più di ¼ del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione e siccità.

 

L’AGRICOLTURA IN GINOCCHIO

 Il dimezzamento delle piogge nel 2022 ha avuto un impatto devastante sulle produzioni nazionali che fanno segnare cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, meno 20% per il latte nelle stalle con le mucche stressate dal caldo afoso, meno 30% per il frumento duro per la pasta nelle regioni del sud che sono il granaio d’Italia, cali per oltre 1/5 delle produzione di frumento tenero, crolla di 1/3 la produzione di riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove  si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette che solo in Sardegna hanno già devastato quasi 40mila ettari di campi.

 

 
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