Vertenza Goldoni: l’entrata in scena della belga Keestrack

News 07/01/2021 -

Terminate le festività, durante le quali i lavoratori della Goldoni, nonostante il maltempo dilagante, hanno fatto tutto il possibile per mantenere il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Migliarina di Carpi, si attendono nel corso del mese di gennaio quelle risposte che fino ad oggi  sono mancate determinando una situazione di grande incertezza che si protrae ormai da più di quattro mesi.

 

I SINDACATI INVITANO ALLA CAUTELA

Brindisi dei rappresentanti della delegazione Fiom-Cgil regionale con i lavoratori in presidio lo scorso 21 dicembre (Fonte Fiom-Cgil Modena).

 

«Le novità intervenute nel mese di dicembre sul futuro della Goldoni e dell’Arbos – si legge comunicato diffuso  da Fiom Cgil Modena – non hanno caratteristiche sufficienti per considerare in dirittura di arrivo la continuità produttiva e occupazionale per gli oltre 220 dipendenti diretti delle due aziende di proprietà della società cinese Lovol. La notizia dell’impegno all’acquisto della Goldoni da parte di un soggetto industriale e le modifiche nell’assetto societario della Lovol stessa, con la maggioranza ora detenuta da Weichai, non determinano, ad oggi, le condizioni per cessare il presidio permanente iniziato lo scorso 4 settembre».

Com’è ormai noto, indiscrezioni hanno fatto trapelare il nome del soggetto industriale che avrebbe partecipato all’asta ‘vincolata’, scaduta lo scorso 9 dicembre, depositando presso il Tribunale di Modena la propria  manifestazione di interesse all’acquisto della ex Goldoni e versando in banca i 500 mila euro richiesti per poter avanzare la propria offerta.

 

UN POTENZIALE ACQUIRENTE CHE NON CONVINCE DEL TUTTO

Nuovo frantoio ad urto reversibile cingolato Keestrack I4e RIC.

 

Un nome che ha procurato non poca delusione in quanti speravano in un ritorno al “made in Italy” e che avevano visto particolarmente di buon occhio la visita risalente allo scorso luglio alla fabbrica di Migliarina di Carpi di una delegazione di Carraro Tractors.

Per giunta, il gruppo belga Keestrack, al 100 per cento di proprietà e diretta dalla famiglia Hoogendoorn, è specializzato in un settore, quello della produzione di impianti mobili di frantumazione e vagliatura di materiali da cava, riciclaggio e demolizione, che ben poco ha a che vedere con le macchine agricole della tradizione Goldoni-Arbos.

C’è però un legame con l’Italia ed è rappresentato dal fatto che Keestrack possiede uno stabilimento produttivo (con annesso ufficio tecnico e di progettazione) in Italia, a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso, originariamente di proprietà di OM, acquisita nel 2010 dal gruppo di Bilzen.

Di recente il sito è stato oggetto di importanti investimenti finalizzati ad un raddoppio della produzione e ad un rafforzamento  della “gamma Heavy” di Keestrack con potenti sistemi di lavorazione mobili su rotaia per attività estrattive da cave e miniere.

 

UNA PRESENZA GLOBALE E UNO STABILIMENTO PRODUTTIVO IN ITALIA

Interno dello stabilimento Keestrack di Ponzano Veneto.

 

Un ulteriore punto di forza di Keestrack Group è rappresentato dalle dimensioni: si tratta infatti di un’impresa operante a livello globale, con una forza lavoro al suo attivo di oltre 770 unità ed una rete distributiva di più di 65 dealer e partner in 46 Paesi, che nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria,  è riuscita ad incrementare del 7 per cento il proprio fatturato ammontante a circa 116 milioni di euro nel 20189.

 

IN ATTESA DELL’ASSEMBLEA CON I CREDITORI,  FISSATA IL 21 GENNAIO

Tornando ai prossimi appuntamenti, che si spera riescano a far luce sul futuro della Goldoni, a breve dovrebbe essere fissata la data di un nuovo incontro presso il Ministero dello sviluppo economico per portare avanti la trattativa, mentre è stata calendarizzata già da tempo, il 21 gennaio, l’assemblea con i creditori.

Nel frattempo, il Tribunale, che, a seguito degli impegni presi dal gruppo Arbos, ha dato il via libera al concordato preventivo, attende la consegna del marchio e la liberatoria dei 50 milioni di euro di crediti all’interno del gruppo da parte della proprietà cinese, due aspetti fondamenti per garantire la continuità dell’azienda.

 

 
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