HomeMercatiVietnam: la “Tigre” dell’agromeccanica corre verso l’automazione Vietnam: la “Tigre” dell’agromeccanica corre verso l’automazione Mercati 09/04/2026 - Barbara Mengozzi Nel panorama dei mercati emergenti, il Vietnam non è più soltanto una promessa, ma una realtà industriale in piena ebollizione ascritta a pieno titolo tra le economie emergenti di consumo che attraggono più investimenti al mondo, Secondo i dati diffusi dal ministero delle finanze vietnamita, il Paese ha chiuso il 2025 con una crescita del PIL dell’8,02%, raggiungendo un picco dell’8,46% nel quarto trimestre dell’anno. Il PIL totale è stimato a 514 miliardi di dollari, a conferma di un periodo di forte accelerazione economica. La novità però sta nel fatto che se per anni a fare da traino sono stati l’elettronica e il manifatturiero, oggi è l’agricoltura a reclamare un salto di qualità tecnologico senza precedenti. La “Tigre del Sud-est asiatico” sta infatti affrontando un paradosso epocale: pur essendo uno dei principali esportatori mondiali di riso, caffè e frutta tropicale, vede le proprie campagne svuotarsi a favore dei distretti industriali urbani. Nel 2025, stando ai dati dell’Ufficio generale di statistica del Vietnam, la forza lavoro rurale, pur continuando a rappresentare una componente fondamentale dell’economia del Paese, risentiva di un calo del 4.3% rispetto ai dati di riferimento precedenti, a carico soprattutto dei Delta del Mekong e del Fiume Rosso. La meccanizzazione, dunque, non è più vissuta dai produttori locali come una scelta opzionale per aumentare i profitti, ma come una necessità di sopravvivenza per colmare il vuoto lasciato dalla manodopera e per rispondere agli standard di sostenibilità richiesti dai mercati internazionali. I NUMERI DEL BOOM: UN MERCATO DA CIRCA 600 MILIONI DI DOLLARI Secondo le recenti analisi di Mordor Intelligence, il mercato vietnamita delle macchine agricole sta entrando in una fase di espansione accelerata. Valutato circa 564,61 milioni di dollari nel 2025, il settore si appresta a superare la soglia psicologica dei 600 milioni già nel corso del 2026, proiettandosi verso un valore di 842 milioni entro il 2031 con un tasso di crescita annuale (CAGR) del 6,98%. UNA SPINTA GOVERNATIVA SENZA PRECEDENTI E UN CAMBIO DI MARCIA Questa progressione è alimentata da una spinta governativa senza precedenti, il cui fiore all’occhiello è il progetto di conversione di un milione di ettari in 12 province del Delta del Mekong alla produzione di riso ad alto valore e a basse emissioni di carbonio entro il 2030 (la misura è stata siglata a fine novembre 2023 dal vice primo ministro Trần Lưu Quang). Questo obiettivo non sta solo trasformando le tecniche colturali nelle zone interessate, ma sta agendo da vero e proprio acceleratore per la domanda di trattori, mietitrebbie e droni dotati di sistemi telematici. La necessità di generare dati di campo verificabili per i crediti di carbonio sta infatti spostando l’asse degli acquisti verso soluzioni 4.0, riducendo drasticamente i periodi di ammortamento dei macchinari grazie anche a una liquidità derivante da un export ortofrutticolo sempre più florido. Ma, come anticipato, il progetto governativo sopra esposto non è altro che la punta di diamante di un’intensa programmazione politica che ha segnato un vero e proprio cambio di paradigma, restituendo slancio allo sviluppo agricolo e valorizzando il ruolo degli agricoltori come protagonisti del cambiamento. Nel quinquennio 2021-2025, il Vietnam ha approvato e attuato la “Strategia per lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura e delle aree rurali per il periodo 2021-2030 e visione a lungo termine fino al 2050”, la “Strategia per lo sviluppo della trasformazione meccanizzata dei prodotti agricoli, forestali e della pesca fino al 2030″ e la “Strategia di sviluppo dell’industria delle colture del Vietnam fino al 2030, con visione al 2050”. tutte e tre accomunate da un obiettivo generale che è quello di massimizzare il potenziale delle aree rurali puntando a un’agricoltura ecologica, circolare e smart, migliorare la produzione e l’efficienza commerciale, proteggere l’ambiente. RIFORMA 2026-2030: MENO BUROCRAZIA E PIÙ VALORE ALLA FILIERA Si è arrivati così a gettare le basi del programma nazionale per le “Nuove Aree Rurali” (Nông thôn mới) per il quinquennio 2026-2030 che, a quanto si apprende dai media di settore locali nasce nel segno di trasparenza, responsabilità e modernità. Il Governo vietnamita punta infatti a eliminare i passaggi intermedi nella distribuzione delle risorse, garantendo che i finanziamenti per la meccanizzazione arrivino direttamente ai distretti produttivi e alle cooperative senza dispersioni burocratiche. Tuttavia, a questa maggiore libertà d’accesso corrisponde un inasprimento dei controlli post-investimento: non verranno più valutati solo i budget spesi, ma i risultati concreti in termini di valore aggiunto e sostenibilità della filiera. Per i costruttori internazionali, questo significa che l’affidabilità delle macchine e la capacità di integrarsi in sistemi di agricoltura certificata diventeranno requisiti indispensabili per accedere ai canali di acquisto agevolati dal Governo. LA SFIDA DELLA FRAMMENTAZIONE: PICCOLI APPEZZAMENTI, GRANDI POTENZIALITÀ Nonostante le ambizioni da “Tigre”, l’agricoltura vietnamita poggia su una struttura fondiaria estremamente polverizzata. L’azienda agricola media lavora infatti una superficie inferiore a un ettaro, un vero e proprio mosaico di piccoli appezzamenti che ostacola significativamente il raggiungimento di economie di scala, poiché il trasporto di macchinari come le mietitrebbie su piccoli appezzamenti riduce i guadagni di efficienza. Inoltre, campi di forma irregolare e sentieri stretti ostacolano l’uso di attrezzi agricoli più grandi. Una limitazione strutturale che rappresenta la principale barriera storica alla meccanizzazione su larga scala. Ad oggi infatti, sebbene il Paese sia un leader nell’export, il tasso di meccanizzazione complessivo rimane disomogeneo e relativamente basso in molte province centrali e settentrionali. Tuttavia, è proprio questo “gap” tecnologico, unito alla cronica carenza di braccia, a spingere il Governo verso obiettivi sfidanti: entro il 2030, Hanoi punta a meccanizzare il 70% delle operazioni rurali. La sfida non è solo portare il “ferro” in campo, ma adattarlo a una dimensione micro-fondiaria che richiede macchine agili, polivalenti e tecnologicamente avanzate. Ti potrebbe interessare >>> Vietnam e macchine agricole: un mercato dinamico, ricco di opportunità IL MOTORE FINANZIARIO Il Governo vietnamita ha ben compreso che per meccanizzare un milione di ettari di riso non bastano le macchine, servono capitali accessibili. Il cuore di questa strategia è l’espansione dei “soft loans” (prestiti agevolati), erogati principalmente attraverso istituti come la Agribank e supportati da decreti governativi mirati. Ecco i punti chiave del sistema di incentivi attuale (2025-2026): Sussidi agli interessi: attraverso politiche di rifinanziamento, gli agricoltori e le cooperative possono accedere a prestiti con tassi di interesse ridotti di 1-2 punti percentuali rispetto ai tassi di mercato. In alcuni progetti pilota legati alla sostenibilità, il Governo arriva a coprire il 100% degli interessi per i primi due anni di ammortamento delle macchine più innovative (come le mietitrebbie a basse emissioni). Contributi provinciali a fondo perduto: in diverse province del Delta del Mekong (come Can Tho e An Giang), sono attivi bandi che coprono fino al 50% del costo d’acquisto di seminatrici di precisione e attrezzature 4.0. Questo dimezzamento dell’investimento iniziale è il principale motivo per cui il Vietnam sta diventando il primo mercato del Sud-est asiatico per densità di agrodroni. Esenzioni Fiscali (IVA): un aspetto tecnico fondamentale spesso ignorato è che la maggior parte dei macchinari agricoli importati in Vietnam beneficia dell’esenzione IVA. Questo, unito all’accordo EVFTA ((EU-Vietnam Free Trade Agreement) che azzera i dazi per le aziende europee, rende le tecnologie di queste ultime decisamente più competitive rispetto al passato. Grazie a questo mix di credito agevolato e sussidi, il tempo necessario affinché una macchina si “ripaghi” da sola si è ridotto drasticamente. Mentre in passato un piccolo agricoltore avrebbe impiegato 7-8 anni per ammortizzare un trattore, oggi, grazie ai nuovi modelli di business (noleggio dei servizi) e agli incentivi al credito, l’investimento rientra in 3-4 anni. IL CREDITO DA AGRICOLO DIVENTA “GREEN” Con la nascita, a partire dal 1° marzo 2025, del nuovo Ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente (Febbraio 2025) – frutto dell’unificazione del Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale (MARD) e il Ministero delle Risorse Naturali e dell’Ambiente (MONRE) – le linee di credito sono state collegate all’adozione di tecnologie sostenibili, digitali e di precisione. In pratica: più la macchina che si intende acquistare è “intelligente” (telematica, precision farming), più è facile ottenere il prestito e migliori sono le condizioni. NUOVI MODELLI DI BUSINESS: L’ASCESA DEL MODELLO “PAY-PER-USE” E IL RUOLO DEI DRONI In un contesto dove l’acquisto di un trattore o di una mietitrebbia risulta spesso fuori portata per il singolo piccolo produttore, il Vietnam sta riscrivendo le regole del mercato attraverso nuovi modelli di business. Stiamo assistendo a un rapido passaggio dalla proprietà del mezzo al modello a pagamento (pay-per-use) o al servizio in conto terzi. Questo cambio di mentalità è trainato da due fattori chiave evidenziati dagli analisti di Mordor Intelligence: Il boom degli agrodroni: I costi per i servizi di irrorazione con droni sono crollati drasticamente, rendendoli più economici e precisi della manodopera manuale. Nelle risaie del Delta del Mekong, il drone non è più una curiosità tecnologica, ma uno strumento di lavoro quotidiano gestito da operatori specializzati che servono intere comunità. Le immatricolazioni superano già le 2,800 unità e Real-time Robotics riduce le importazioni del 20-30%. Da tener presente inoltre che, poiché i droni catturano immagini delle colture in tempo reale, si integrano con la verifica dei crediti di carbonio, offrendo a chi li adotta un secondo flusso di entrate. Sussidi mirati alla precisione: Molte province hanno attivato contributi che coprono fino al 50% del costo per seminatrici di precisione e attrezzature 4.0. Questi incentivi non sono destinati solo ai singoli agricoltori, ma soprattutto alle cooperative e ai centri di servizio, che poi noleggiano la tecnologia o forniscono il lavoro finito ai soci. Questo ecosistema di “meccanizzazione condivisa” rappresenta un’autostrada per i costruttori internazionali: la domanda non arriva più da migliaia di micro-compratori, ma da cluster professionali e contoterzisti che cercano macchine affidabili, capaci di lavorare intensamente e di garantire una manutenzione semplificata. IL PRIMATO DEI TRATTORI: IL “CUORE” PULSANTE DELLA MECCANIZZAZIONE Nonostante l’ascesa tecnologica dei droni, il trattore rimane la spina dorsale della meccanizzazione in Vietnam, rappresentando nel 2025 il 42,3% del valore totale del mercato, a dimostrazione del loro ruolo centrale nella lavorazione del terreno su 7.7 milioni di ettari di risaia. Le previsioni indicano un’ulteriore crescita per questo segmento – spinta dalla necessità di sostituire il lavoro animale e manuale nelle operazioni di aratura e trasporto pesante – di pari passo con le linee di credito che riducono i costi iniziali e la localizzazione che riduce i prezzi. La domanda si sta concentrando su macchine versatili, capaci di muoversi agilmente nei terreni fangosi delle risaie ma anche nei frutteti degli altipiani. Kubota Corporation e Yanmar Holdings Co., Ltd. stanno perfezionando modelli da 20-40 cavalli con funzionalità autonome per colmare il divario di manodopera, mentre gli assemblatori nazionali puntano alla fascia di prezzo inferiore a 10,000 dollari. Se in passato il mercato era dominato da macchine usate o di bassa qualità, oggi il farmer vietnamita — spesso riunito in cooperative — cerca trattori nuovi, più efficienti e dotati di motorizzazioni moderne che riducano i consumi di carburante, diventando il primo vero investimento strategico per chi vuole fare il salto di qualità produttivo. DALLA MECCANICA AI BIT: LE PIATTAFORME DI MONETIZZAZIONE DEI DATI La vera rivoluzione che sta investendo il Vietnam non riguarda però solo la potenza del motore, ma la capacità della macchina di generare informazioni. L’introduzione di piattaforme di monetizzazione dei dati sta diventando un driver d’acquisto fondamentale, strettamente legato al progetto governativo del “milione di ettari di riso a basse emissioni”. Le macchine agricole (trattori, mietitrebbie e droni) dotate di sistemi telematici e sensori IoT non sono più solo strumenti di lavoro, ma veri e propri “sensori di campo” capaci di generare dati verificabili. Questi dati sono la chiave per accedere ai crediti di carbonio e ai premi di sostenibilità: in pratica, l’agricoltore può “monetizzare” la propria efficienza, trasformando i dati sui bassi consumi o sul ridotto uso di fitofarmaci in un valore economico diretto. Per i costruttori esteri, offrire macchine “data-ready” significa dunque fornire una tecnologia che si ripaga da sola attraverso la trasparenza digitale. LO SCACCHIERE INDUSTRIALE: TRA GIGANTI ASIATICI E LA RISCOSSA LOCALE Fonte: ITC Trade Map – le cifre si riferiscono al codice HS 8701 (Trattori) Il mercato vietnamita della meccanizzazione agricola è oggi caratterizzato da una forte polarizzazione. Stando agli analisti, l’offerta è divisa in tre segmenti ben distinti che riflettono la capacità di spesa e le esigenze tecnologiche dei diversi distretti: Fascia Premium (Giappone): Marchi come Kubota e Yanmar detengono la leadership storica. Sono i punti di riferimento per affidabilità e rete di assistenza, scelti soprattutto dai grandi cluster del riso nel Delta del Mekong, nonostante i costi d’acquisto elevati. Fascia Low-cost (Cina): Le importazioni cinesi continuano a dominare il mercato del “primo prezzo”. Sono macchine molto diffuse tra i piccoli agricoltori, ma spesso criticate per la scarsa durabilità e la difficoltà nel reperire ricambi originali. La Nuova “Fascia Media” (Joint Venture): È la vera novità del biennio 2025-2026. Stanno nascendo collaborazioni strategiche tra assemblatori nazionali e fornitori internazionali (soprattutto sudcoreani ed europei). L’obiettivo è localizzare la produzione dei gruppi propulsori e aumentare il valore nazionale, creando macchine con una qualità superiore alla media cinese ma a prezzi più competitivi rispetto ai brand giapponesi. I “CAMPIONI” NAZIONALI: IL CASO THACO Il Vietnam sta cercando di affrancarsi dalla dipendenza totale dalle importazioni. Il protagonista assoluto di questa transizione è Thaco (Truong Hai Group Corporation). Nell’aprile dello scorso anno il Gruppo ha ricevuto l’approvazione per lo sviluppo di un importante parco industriale di 786 ettari nella provincia di Binh Duong, per un investimento oltre un miliardo di dollari. Non si tratta solo solo una fabbrica, ma di un ecosistema dedicato alla produzione meccanica che punta a coprire l’intera filiera della meccanizzazione agricola, riducendo drasticamente il ricorso all’import. Sempre in riferimento a Thaco va segnalata la costituzione risalente a qualche anno fa della joint venture con LS Mtron Co., Ltd. finalizzata a un contenuto locale del 50%, in linea con le preferenze tariffarie. Dal canto suo Vietnam Engine and Agricultural Machinery Corp (VEAM) sta investendo nella saldatura robotizzata per migliorare la qualità costruttiva e l’affidabilità dei propri mezzi e punta a consolidare la sua posizione dominante, specialmente nel segmento dei trattori a due ruote (dove detiene circa il 20% della quota di mercato) e ad espandersi in quello dei trattori a quattro ruote. Nonostante alcune difficoltà gestionali nel 2024, VEAM ha chiuso il 2025 superando gli obiettivi di profitto del 15%, con un utile ante imposte di circa 7,83 trilioni di VND (circa 298 milioni di dollari), dimostrando di avere le risorse per sostenere i piani di investimento futuri. Un altro segnale in questa direzione è l’apertura dello stabilimento Yuchai a Huế, nel Vietnam centrale. Si tratta del primo impianto nel Paese capace di produrre motori agricoli conformi agli standard internazionali. Questo dimostra che il Vietnam sta iniziando a produrre internamente le “parti nobili” delle macchine, cercando partner che possano fornire know-how e componenti di alta precisione. LA PRESSIONE DEI COMPETITOR EUROPEI Fonte: ITC Trade Map – le cifre si riferiscono al codice 8432 (Macchinari agricoli, per l’orticoltura e forestali per la preparazione del terreno o la coltivazione) Nel marzo 2025, una delegazione tedesca di alto livello (coordinata da Enviacon, DLG e VDMA) ha visitato il Paese per promuovere la tecnologia della Germania. Questo attivismo conferma che il corridoio aperto dall’accordo di libero scambio EVFTA è già molto trafficato: la competizione per la qualità sarà serrata. L’attivismo tedesco peraltro non rappresenta un caso isolato. Anche i Paesi Bassi, attraverso l’iniziativa ‘HortiRoad2Vietnam’, stanno spingendo con forza per l’integrazione di sistemi idroponici e serre hi-tech nelle province del Sud, puntando a fare del Vietnam l’hub orticolo dell’Asia. Fonte: ITC Trade Map – le cifre si riferiscono al codice 8433 (Macchine per la raccolta) Non meno agguerrita è la Francia, che con il supporto di Business France, sta posizionando le proprie tecnologie per la viticoltura e la frutticoltura di precisione negli altipiani centrali del Vietnam. Questa ‘corsa all’Est’ dei grandi player continentali conferma che il corridoio aperto dall’accordo EVFTA è ormai il terreno di una sfida tecnologica senza precedenti, dove la qualità europea è chiamata a scardinare il duopolio nippo-cinese.” VERSATILITÀ, L’ASSO NELLA MANICA DELL’AGROMECCANICA “MADE IN ITALY” In questo scenario di accesa competizione continentale, l’Italia non resta a guardare, giocando una carta che i giganti del Nord Europa spesso faticano a calare: la versatilità. Mentre i competitor propongono soluzioni standardizzate, il genio meccanico italiano si distingue per la capacità di offrire delle soluzioni perfettamente rispondenti alle esigenze specifiche degli agricoltori vietnamiti, siano essi grandi o piccoli operatori, tenendo conto della domanda diversificata e delle significative variazioni regionali. È in questa ‘meccanica su misura’ che il Made in Italy trova la sua massima espressione, come dimostra la presenza in loco di diverse aziende italiane che hanno saputo ritagliarsi degli spazi significativi nel mercato vietnamita con prodotti e tecnologie ad hoc. Tanto per citarne alcune, Maschio Gaspardo, forte dei suoi stabilimenti produttivi in Cina e in India, che producono attrezzature di piccole dimensioni adatte ai mercati dell’Estremo Oriente, ha saputo sviluppare prodotti specifici per le condizioni estreme del Sud-est asiatico, come la fresa rotativa Paddy, progettata appositamente per la preparazione delle risaie sommerse. Argo Tractors, a sua volta, con i suoi marchi Landini e McCormick, si sta mostrando in grado di fornire trattori specializzati che per dimensioni e agilità si adattano perfettamente alle coltivazioni intensive di frutta (Dragon Fruit, Durian, Mango, Rambutan ecc.) del Sud-Est asiatico, con il plus di un servizio post-vendita ottimizzato grazie alla partnership globale con TVH (un fattore che rassicura molto i cluster vietnamiti sulla disponibilità dei ricambi). E, infine, sul fronte dell’irrigazione smart per i piccoli lotti, merita una citazione l’azienda siciliana Irritec che con le sue soluzioni di irrigazione a goccia “chiavi in mano” fornisce una risposta ideale alla frammentazione fondiaria vietnamita. VERSO UN NUOVO PARADIGMA AGRICOLO Concludendo, il Vietnam che si affaccia al quinquennio 2026-2030 non è più una promessa remota, ma un cantiere a cielo aperto dove la tecnologia agromeccanica rappresenta il pilastro della futura stabilità sociale ed economica. La transizione in atto supera il concetto tradizionale di meccanizzazione: non si tratta più soltanto di sostituire il lavoro manuale con quello meccanico per sopperire alla carenza di braccia, ma di integrare l’intero settore primario in un ecosistema digitale e sostenibile. Le riforme governative, l’architettura dei crediti “green” e l’apertura ai mercati internazionali attraverso accordi di libero scambio stanno trasformando la frammentazione fondiaria — storicamente un limite — in un laboratorio di modelli di business innovativi basati sulla condivisione e sul dato. In questo scenario, la capacità di offrire soluzioni agili, connesse e capaci di generare valore verificabile sarà la vera discriminante per il successo. La “Tigre” ha iniziato la sua corsa verso l’automazione e il prossimo decennio segnerà, con ogni probabilità, l’affermazione del Vietnam come hub tecnologico di riferimento per l’agricoltura dell’intera area ASEAN. © Barbara Mengozzi Fonte immagini: AgriVietnam 2025, Canvas, CGIAR, Growtech 2024, Kubota Vietnam, Thaco Agri, Veam. meccanizzazione agricola | Vietnam