Deficit cereali: finalmente in viaggio il primo carico dall’Ucraina ma urge ripensare la PAC

News 01/08/2022 -

In data 1° agosto è partita dal porto di Odessa la prima nave carica di grano ucraino in conformità con i termini dell’accordo internazionale con la Russia firmato a Istanbul. Una notizia che fa ben sperare dal momento che se tutto andrà per il verso giusto circa 20 milioni di tonnellate di grano, per un valore che sfiora i 10 miliardi di euro, potranno essere collocate sui mercati internazionali scongiurando il rischio di una crisi alimentare globale.

 

COLDIRETTI: CARICHI DI MAIS SALVANO LE STALLE ITALIANE

Anche l’Italia avrà i suoi benefici poiché, come sottolinea Coldiretti, «la partenza delle navi di cereali sul Mar Nero è importante anche per salvare le nostre stalle in una situazione in cui l’Ucraina con una quota di poco superiore al 13% per un totale di 785 milioni di chili è il secondo fornitore di mais dell’Italia che è costretta ad importare circa la metà del proprio fabbisogno per garantire l’alimentazione degli animali negli allevamenti».

 

PRODURRE DI PIÙ? DA BRUXELLES UN’APERTURA CON TANTI PALETTI

Perché non ci fate produrre di più, è però quello che si chiedono ormai da diverso tempo molti agricoltori di casa nostra, alle prese oltre tutto con una siccità che ha tagliato le rese dei cereali con punte fino a 35 per cento.

 

DEROGA AI VINCOLI PAC ANCHE NEL 2023 MA NO A MAIS E SOIA

Com’è noto, la Commissione europea ha varato lo scorso marzo un regolamento che assegna agli Stati membri la possibilità di derogare per il 2022 alle regole della PAC in vigore  per sopperire alla mancanza di approvvigionamento di colture cerealicole a causa del conflitto in Ucraina.

Pressato dalle richieste dei ministri europei, lo scorso 22 luglio, l’esecutivo di Bruxelles ha optato per una nuova deroga, questa volta alle regole della nuova PAC – in vigore dal primo gennaio 2023 – relative alla finalità non produttiva dei terreni e alla rotazione obbligatoria annuale dei seminativi.

Stando alle stime della Commissione, gli investimenti potranno aumentare di circa 1,5 milioni di ettari in ambito europeo ma con dei paletti non da poco. Oltre, infatti a trattarsi di una deroga temporanea, limitata, come precisato, all’anno di domanda 2023, sui terreni liberati dagli obblighi improduttivi non potranno essere coltivati mais e soia in quanto si tratta di produzioni «tipicamente utilizzate per l’alimentazione del bestiame».

 

PER GARANTIRE LA SICUREZZA ALIMENTARE STOP ALLE EMERGENZE, OCCORRE RIPENSARE LA PAC

Un’esclusione assolutamente incomprensibile – visto che mais e soia sono destinati anche all’alimentazione umana e, nel caso della soia, l’Europa è largamente dipendente dalle importazioni dai Paesi terzi – attribuibile al fatto, ha evidenziato Confagricoltura, che all’interno della Commissione prevale ormai un atteggiamento negativo ingiustificato nei confronti degli allevamenti.

«A questo punto – ha ribadito il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – dovrebbe essere evidente a tutti che gli agricoltori e i consumatori non hanno bisogno di deroghe ripetute e temporanee, bensì di un complessivo ripensamento della politica agricola comune, nell’ottica della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale supportata dalla ricerca e dalle innovazioni».

 

 
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