Fiat 600: prima dell’automobile ci fu il trattore

Come eravamo 12/04/2014 -

Appartiene di diritto al drappello di quelle macchine straordinarie che hanno fatto la storia della meccanizzazione agricola italiana guadagnandosi sul campo una fama indiscussa. È il Fiat 600 – uno dei trattori gommati che, insieme agli omologhi a cingoli, formavano la  gloriosa serie appellata “Nastro Oro” – che, a dispetto delle sue sessantacinque primavere, conserva un grande smalto e rappresenta un ottimo esempio di mezzo sempre valido, praticamente senza tempo.

Uscito nel secondo Dopoguerra dallo stabilimento Oci di Modena (qui infatti, in nome di una crescente specializzazione, nel 1932 era stata spostata da Torino la produzione trattoristica Fiat) e realizzato in Italia negli anni 1949 e 1950, scaturì dalla volontà da parte della casa torinese di dar vita ad una macchina moderna, caratterizzata da una potenza media per l’epoca e da bassi costi di gestione, accessibile alle tasche di gran parte dei piccoli e medi agricoltori che in azienda dovevano ancora ricorrere all’impiego di animali e richiedevano mezzi meccanici da 10-20 cavalli per il traino di rimorchi e attrezzi.

 

SOLIDI, FACILI DA USARE E A BUON PREZZO

 Fiat601_CollFavarin

Inoltre la famiglia di trattori 600 firmata Fiat era polivalente, adatta a tutti i tipi di terreno, facile da usare e declinata in tre modelli: quello a ruote (il primo trattore Fiat dotato di pneumatici) denominato 600, il cingolato 601 e la versione a “triciclo” 602. E, dal momento che grazie a loro le vendite presero il volo, questi furono davvero i trattori della rinascita, un autentico trampolino che permise alla Fiat di entrare nel settore con tutto il suo peso finanziario e industriale.

 

RECORD DI VENDITE

Depliant_Fiat600

Macchine per lo più acquistate con finanziamenti agevolati (anche trentennali) presso la Federconsorzi, alla quale il marchio Fiat si legò fin dal 1919 (anno di lancio del primo trattore, il Fiat 702 da 30 cavalli) per la cura della commercializzazione e della pubblicità.

Manifesto_601

Proprio nel grande padiglione della Federazione dei Consorzi Agrari allestito alla Fiera agricola di Verona del 1949 facevano bella mostra di sé i tre nuovi trattori Fiat, già lanciati l’anno precedente in occasione della VIII Mostra della Meccanica di Torino, ma senza comunicazione del prezzo di listino: l’interesse suscitato fra gli agricoltori fu enorme, confermato dal fatto che il 600 e il 601 risultarono i trattori più venduti sul mercato nazionale negli anni 1949-1950 e cominciarono ad offrire il loro prezioso contributo in tutte le versioni, vedi in particolare il cingolato che meccanizzò le colline e le montagne laddove le ruote non potevano arrivare.

 

TELAIO MONOBLOCCO

Barca_portante

Si trattava peraltro di macchine dalle prerogative tecniche di tutto rispetto, contraddistinte in primo luogo dal telaio monoblocco in fusione unica (chiamato in gergo “barca portante”) comprendente il basamento del motore, la scatola del cambio e il differenziale: soluzione un po’ costosa  ma idonea a fornire al trattore una eccezionale solidità.

Assoluto punto di forza, poi, l’indistruttibile e performante motore Fiat 600 a 4 tempi e 4 cilindri da 2.270 centimetri cubi raffreddato ad acqua che erogava a 1.400 giri 17 cavalli (nel modello a cingoli) e 18 cavalli (nel gommato), se alimentato a petrolio, e 22 cavalli con alimentazione a benzina.

 

VALVOLE LATERALI E MESSA IN MOTO MANUALE

Fiat600_Manovella

L’accensione era a magnete, la lubrificazione forzata con doppia pompa di ingranaggi e il regolatore di velocità era centrifugo e funzionante a tutti i regimi del motore. I freni erano a nastro e agivano sui semiassi all’interno delle campane, con comando separato mediante due pedali, uno a destra e uno a sinistra, al posto della frizione manuale a leva.

Per arrivare ai due aspetti segnatamente peculiari della serie 600: il ritorno della Fiat (dopo vent’anni di abbandono, almeno nel settore agricolo) al motore a valvole laterali (rifacendosi in qualche modo alla motorizzazione della famosa Jeep) e l’avviamento a manovella (vedi foto sopra), giustificato dal fatto che a quell’epoca molte aziende di pianura e la quasi totalità di quelle di collina e di montagna ancora non disponevano dell’allaccio alla rete elettrica e si sarebbero trovate in difficoltà per la ricarica della batteria.

Le versioni a ruote furono abbondantemente superate, in termini di numero di esemplari prodotti, da quelle a cingoli, che hanno continuato a lavorare in collina sino agli anni Ottanta, mentre i Fiat 600 scomparvero gradualmente dai campi per andare ad operare, in virtù della loro resistente trasmissione, sui piazzali degli stabilimenti, dove la parte posteriore del carro servì da base di partenza per i carrelli elevatori, muniti di propulsori più piccoli e moderni.

 

ANTICHI E MODERNI AL TEMPO STESSO

Manuale_601

Ma anche adesso, mettendosi alla guida di un Fiat 600 o 601 – scrive William Dozza,  uno dei massimi esperti di trattori d’epoca e autore, insieme a Massimo Misley, del volume Fiat Trattori. Dal 1919 ad oggi – se non fosse per alcuni particolari, come la manovella per la messa in moto, si potrebbe pensare di aver a che fare con trattorini commercializzati ai giorni nostri. «Un carro strutturalmente valido, anzi avanzato, ancora oggi; un cambio meccanico eccezionale con leva a corsa corta da rimpiangere; uno sterzo diretto per una maneggevolezza fuori del comune; i freni a nastro interni con comando separato: sono alcuni dei dettagli più evidenti di questa “modernità”. La frizione a comando manuale è un aspetto secondario».

Manca, semmai, l’idraulica per movimentare gli attrezzi moderni, ma in ogni caso si è al cospetto di grandi veicoli da “mostra”: meno rumorosi rispetto ai testacalda e ai monocilindrici diesel del periodo, molto più puliti, dal bel colore allegro e con quel colpo di manovella per l’avviamento che fa parte della coreografia necessaria alla glorificazione di un mito.

Fiat601_Rattighieri

L’era dei Fiat 600, come detto, terminò nel 1950, ma nelle strategie del gruppo torinese era già prevista la loro evoluzione, battezzata serie 25, a ruote e a cingoli, e lanciata nel 1951: trattori innovativi, di colore arancione (i primi di una lunga sequenza di macchine durata fino al 1983), che faranno registrare tirature favolose.

 

OGGETTI DA COLLEZIONE

 Fiat600

Memoria di una fase storica e testimoni autorevole delle nostre radici, gli esemplari sopravvissuti dei Fiat 600 e 601 sono appannaggio e oggetto di culto di collezionisti che hanno saputo procedere al loro totale restauro dedicando a questa attività anni di lavoro, estrema pazienza e scrupolo. Tutto per la soddisfazione di riassemblare i singoli pezzi, vedere la macchina pian piano riprendere forma e, con il rombo del motore, nuova vita.

Ne sa qualcosa un grande appassionato e collezionista di trattori d’epoca come Giampiero Nardi, di professione meccanico generalista e terza generazione di una famiglia di meccanici innamorati delle macchine agricole di ieri, che vanta una raccolta formata da una ventina di trattori, molti dei quali ancora da restaurare. Per lui ricostruire una macchina significa ripristinarla esattamente come era allora, non risparmiando cura e premure per ogni dettaglio: «il restauro come lo intendo io – spiega – richiede un impegno gravoso in termini non solo di tempo ma anche di risorse economiche per recuperare tutti i pezzi originali, compresi gli accessori».

Fiat601CP_Restauro2

Dopo aver lavorato per più di un anno, ad una media di tre ore al giorno, nella sua officina situata a Pratica di Mare, in comune di Pomezia (a sud di Roma), Nardi è riuscito a ricostruire, accanto al motore e al magnete d’accensione, interamente revisionati,  il gruppo cambio-frizione-differenziale  di un mitico trattore Fiat 601 a petrolio. Per arrivare al trattore completo ci vorranno ancora un paio d’anni, vista anche l’estrema cura che Nardi riserva al  dettaglio.

Fiat601_Restauro

Attualmente la collezione di Nardi è formata da una ventina di trattori, la maggior parte dei quali ancora da restaurare. I trattori a marchio Fiat sono tre: oltre al già menzionato 601, un 600 RP completo ma da restaurare e un 25 CP, un cingolato a petrolio risalente al 1951-1952 sotto l’aspetto visivo molto simile al 601,  parzialmente restaurato e perfettamente funzionante, con motore Fiat 600 4 cilindri da 23 cavalli a 1.750 giri raffreddato ad acqua.

 

Le specifiche tecniche

 

Modello 600 601
Produzione (inizio/fine) 1949-1950 1949-1950
Potenza (cavalli/giri) 18/1.400 (a petrolio) 22/1.400 (a benzina) 17/1.400 (a petrolio) 22/1.400 (a benzina)
Cilindrata  (centimetri cubi) 2.270 2.270
Cilindri 4 4
Raffreddamento Acqua Acqua
Combustibile Benzina-petrolio Benzina-petrolio
Trazione Ruote Cingoli
Lunghezza massima (metri) 2,40 2,33
Peso (chili)  1.195 1.540
Esemplari prodotti  circa 1.000 circa 1.500

 

Fonti: William Dozza e Massimo Misley, Fiat Trattori. Dal 1919 ad oggi, Giorgio Nada Editore 2008; William Dozza, “La prima Fiat 600 fu una trattrice”, in MAD, marzo 2007, pp.73-76; Barbara Mengozzi, “Obiettivo restauro totale”, in Macchine e Motori Agricoli, 5, 2011, pp.56-58; William Dozza, “Fiat 601: la soluzione vincente”, in MAD, maggio 2012, pp.69-71.
 
Didascalie e fonti immagini –  Apertura: Trattore Fiat 600 gommato a petrolio, undicesimo esemplare costruito,  facente parte della collezione dei fratelli Gianfranco e Giampaolo Tardioli, visibile presso il loro Hotel Ristorante Da Angelo ad Assisi (Perugia). La foto è tratta dal sito www.trattoridepoca.com; prima foto dall’alto: Trattore Fiat 601 cingolato a petrolio, facente parte della collezione Fratelli Favarin, Piove di Sacco, Padova (Trattori Collezione Favarin Facebook); quarta foto dall’alto: “Barca Portante” (blocco scatola cambio, coppia conica e coppa motore) del cingolato a petrolio Fiat 601 CP (Foto Giampiero Nardi); quinta foto dall’alto: Avviamento “a manovella” di un trattore Fiat 600 al Secondo raduno spontaneo dei trattori storici del gruppo Fiat a San Biagio, in provincia di Modena, agosto 2010 (Foto New Holland Agriculture); settima foto dall’alto: Il trattore cingolato  Fiat 601 telaio n. *610725* risalente all’anno 1949, con il proprietario Prospero Rattighieri (Modena), premiato per il trattore con maggior storicità al  Primo raduno di trattori d’epoca del gruppo Fiat ad Albareto, in provincia di Modena, giugno 2009 (Foto New Holland Agriculture): ottava foto dall’alto: Fiat 600 RP, gommato a petrolio, completo e da restaurare, facente parte della collezione di Giampiero Nardi, Pomezia (Roma); nona e decima foto dall’alto: Nardi  è riuscito a ricostruire, accanto al motore e al magnete d’accensione del Fiat 601 CP, interamente revisionati,  il gruppo cambio-frizione-differenziale (Foto Giampiero Nardi).

 

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