Giappone: un’agricoltura sempre più smart per rivitalizzare il settore

Primo piano 08/07/2021 -

Rivitalizzare il settore agricolo del Paese investendo sull’agricoltura smart è diventato un imperativo categorico per il Giappone, alle prese già da diversi anni con una drastica diminuzione del numero degli addetti impiegati nel settore primario e con un preoccupante invecchiamento della forza lavoro.

Basti dire che se nel 1990 il numero totale delle famiglie dedite all’agricoltura nel Paese del Sol Levante ammontava a 4.820.000 nuclei, nel 2020 era sceso a 1.747.000 nuclei. Per l’esattezza, lo scorso anno si contavano in Giappone 1.361.000 addetti esclusivamente all’agricoltura, di cui 949.000 (il 69,7%) avevano più di 65 anni.

Si giustificano così i programmi del Governo nipponico rivolti all’adeguamento entro il 2025 del maggior numero possibile di addetti del settore all’agricoltura 4.0 attraverso il ricorso all’intelligenza artificiale, alla robotica, all’“internet delle cose”, ai “big data”.

 

LA RIVOLUZIONE DELL’AGRICOLTURA “MADE IN JAPAN” PUNTA SU ROBOT, BIG DATA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Gli Agri Robo di Kubota, trattori autonomi il cui lancio risale al 2017.

Come si apprende dalla Nota di mercato “Giappone – Il mercato delle macchine agricole” a cura dell’Ufficio di Tokio di ICE-Agenzia datata Giugno 2021, il locale ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca al fine di accelerare l’implementazione dell’agricoltura smart nella società, nell’ambito di un progetto che includeva misure volte a sostenere l’agricoltura “intelligente”, ha richiesto 5,1 miliardi di yen da includere nel bilancio dell’anno fiscale 2020, una cifra dieci volte superiore a quella stanziata nel 2019.

Nel mirino ci sono soprattutto trattori robot, macchine per piantare il riso a guida automatica, sistemi automatici di controllo dell’acqua, spargimento di semi e di sostanze chimiche tramite l’impiego di droni ecc. per quanto riguarda le tecnologie da impiegare nella coltivazione del riso, mentre nel settore delle colture protette si punta all’adozione di sistemi integrati di controllo ambientale, robot per innesti, robot per la raccolta, ecc., e in quello delle piante da frutto si cerca di favorire la diffusione di sistemi di irrigazione automatizzati che fanno uso di applicazioni dell’intelligenza artificiale, tagliaerba automatici, dispositivi di ausilio indossabili (esoscheletri) per gli addetti e così via.

Il robot prototipale realizzato da Yanmar R&D Europe, con sede in Toscana, nell’ambito del progetto “Smash” (anche nella foto di apertura).

Secondo i dati pubblicati dall’Istituto di ricerca Yano nel 2019 il volume di affari dell’agricoltura smart era stimato in 1.587,4 miliardi di yen (circa 13,7 miliardi di euro) ma si prevede un rapida crescita per raggiungere i 3.035 miliardi di yen nel 2022 (26 miliardi di euro), cioè un raddoppio in due anni e i 4.428 miliardi di yen nel 2025 (38 miliardi di euro), ovvero quasi il triplo del 2019.

Proprio con l’obiettivo di diffondere l’agricoltura smart il ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca ha allestito in 148 località del Paese delle “fattorie smart dimostrative”, avviando esperimenti su vasta scala e verificando gli effetti delle nuove tecnologie sui costi gestionali e sul risparmio di manodopera.

 

COOPERAZIONE È LA PAROLA D’ORDINE

Il trattore robot YT 5113 di Yanmar.

Un altro aspetto evidenziato dalla Nota di ICE Agenzia è l’ingresso dell’agricoltura smart in una nuova fase. Se, infatti, fino a poco tempo fa erano numerosi i fornitori di IT che promuovevano progetti in maniera indipendente, in questi ultimi anni è emersa una nuova tendenza che vede una molteplicità di aziende collaborare e cooperare tra loro.

Ce ne offre un valido esempio la Piattaforma di collaborazione per analisi di dati per l’agricoltura (WAGRI), finalizzata a favorire lo scambio dei dati tra i differenti sistemi usati dai fornitori di IT e dai produttori di macchine agricole, per permettere agli operatori del settore di aumentare la produttività e migliorare la performance dell’attività attraverso l’utilizzo dei dati.

A luglio 2019, insieme alla Facoltà  di Studi dell’Ambiente e dell’Informazione dell’Università  Keio che ricopriva un ruolo centrale, risultavano 368 soggetti partecipanti tra cui, oltre ai principali fornitori di IT come Microsoft Japan, NTT, NEC, Fujitsu ed altri, anche produttori di macchine agricole quali Kubota, Yanmar e Iseki Noki.

Il trattore autonomo di Iseki.

Inoltre, mentre fino a poco tempo le forme di cooperazione in atto si limitavano ai rapporti tra due sole aziende, recentemente stanno diventando sempre più numerosi i casi di cooperazione una pluralità di soggetto. Lo scopo è quello di conquistare una posizione di supremazia nel mercato dell’agricoltura smart che va espandendosi rapidamente collaborando con varie aziende ciascuna delle quali ha il proprio punto di forza in uno specifico campo.

In evidenza tra le numerose piattaforme per l’agricoltura smart in essere quella di Yamaha Motor che consente di eseguire la gestione dei dati relativi alle operazioni di irrorazione di prodotti chimici per l’agricoltura e di concimazione attuate mediante multirotori (comunemente noti come droni) per uso agricolo ed elicotteri senza pilota per uso industriale.

 

STAGNA LA DOMANDA INTERNA DI MACCHINARIO AGRICOLO

Stando ai dati forniti dalla Japan Agricultural Machinery Manufacturers Association (Jamma) l’Associazione che raggruppa circa 60 aziende costruttrici di macchine, attrezzature e componenti per l’agricoltura, la produzione giapponese di macchine agricole ha fatto registrare nel 2020 un valore di poco inferiore ai 430 miliardi di yen, in calo del 12,3 per cento rispetto all’anno precedente.

Decisamente dominante la presenza, al suo interno, dei quattro costruttori locali Kubota, Yanmar, Iseki e Mitsubishi – operanti anche in altri settori, quali macchine per le costruzioni, motori, navi ecc. – che nel 2019 rappresentavano insieme l’80 per cento dell’intera produzione nazionale di mietitrebbie e il 60 per cento sia della produzione locale di trattori sia di quella di macchine per la raccolta e la prima lavorazione.

 

LA CRISI DELLA RISICOLTURA

A fronte di una stagnazione della domanda interna – da ricondurre, oltre che alle dinamiche demografiche responsabili, come abbiamo visto, di una considerevole diminuzione del numero degli agricoltori, al fatto che la metà delle aziende agricole giapponesi continua ad essere specializzata nella coltivazione del riso mentre la produzione risicola nazionale non raggiunge il 20 per cento del totale della produzione agricola – decisamente forte risulta la vocazione all’export, in particolare verso i mercati asiatici e nordamericani.

 

UNA SPICCATA VOCAZIONE ALL’EXPORT

Il drone di Yamaha RMAX per l’irrorazione delle colture.

Sempre secondo le statistiche pubblicate da Jamma, nelle esportazioni giapponesi verso il mercato nordamericano il trattore occupa più dell’88 per cento del totale, con un valore delle esportazioni nel 2020 pari a 103,9 miliardi di yen, equivalenti all’incirca a 778 milioni di euro rispetto ad un ammontare complessivo dell’export nordamericano di 117 miliardi di yen.

Anche nelle esportazioni verso il mercato asiatico la categoria merceologica più importante è il trattore che rappresenta più del 38 per cento del totale (24 miliardi di yen, pari a 181 milioni di euro nel 2020).

 

ITALIA AL QUARTO POSTO NELLA CLASSIFICA DEI PAESI FORNITORI DI MACCHINE AGRICOLE

Decisamente più ridotti gli spazi per le importazioni giapponesi di macchine agricole che però, sempre in base ai dati Jamma, hanno fatto registrare una costante crescita negli anni 2015-2019 in termine di valore. Quelle dall’UE, in particolare, nel 2016 sono arrivate a superare la metà dell’import totale.

Il 2020 ha fatto segnare però un’inversione di tendenza, con le importazioni giapponesi di macchine agricole in calo del 10,43 per cento rispetto all’anno precedente. In termini di valore, il totale 2020 è risultato pari a 50,44 miliardi di yen (circa 382,56 milioni di euro). La graduatoria dei Paesi fornitori ha visto la Cina stabile al primo posto con una quota del 20,92 per cento, seguita dalla Germania con una quota del 18,09 per cento e dagli Stati Uniti (11,96%).

Secondo dati statistici pubblicati dal Ministero delle Finanze ed elaborati da ICE Tokyo, sempre in riferimento al 2020 l’Italia si è collocata al quarto posto della graduatoria dei Paesi esportatori di macchine agricole verso il Giappone per un valore pari a 5,12 miliardi di yen, pari a 38,85 milioni di euro.

 

© Barbara Mengozzi

 

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