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Unima e Confai: urge un nuovo ministro

By at Gennaio 28, 2014 | 17:02 | Print

Unima e Confai: urge un nuovo ministro

«Abbiamo bisogno di un ministro nuovo, che riconosca finalmente chi apporta la vera innovazione nei processi produttivi agricoli, di fronte alle sfide poste dal mercato globale e dalla competizione internazionale». Si esprime così Silvano Ramadori, presidente di Unima, sottolineando come l’avvicendamento resosi necessario al dicastero agricolo sia un’occasione preziosa per scelte innovative, sia di metodo sia di merito.

Le dimissioni dell’on. De Girolamo lasciano nuovamente vuota la poltrona del titolare del ministero delle Politiche agricole e forestali e ben 5 avvicendamenti in 5 anni sono la palese dimostrazione di una scarsa attenzione della classe politica nei confronti dell’agricoltura. «È indispensabile – sottolinea Ramadori – che l’agricoltura inizi a contare per ciò che vale, anche nell’agenda del Governo, coinvolgendo tutti i soggetti protagonisti del sistema».

Il presidente di Unima auspica, in particolare, che la scelta del nuovo ministro tenga conto, oltre che delle attitudini personali e professionali, della capacità di dialogare con tutte le forze che operano nel settore primario. L’agricoltura italiana manifesta infatti, accanto ai noti problemi strutturali, germi di sorprendente vitalità imprenditoriale: in tale ambito le imprese agromeccaniche, fortemente orientate agli investimenti innovativi, chiedono al nuovo ministro un’attenzione che vada oltre il semplice riconoscimento formale, in considerazione del progresso tecnologico che quotidianamente apportano e diffondono nel settore primario.

 

CONFAI: PREOCCUPATI PER LA PAC E PER L’EXPO 2015

 

«La preoccupazione di Confai e dell’intero Coordinamento agromeccanici italiani – fa presente  il numero uno di Confai, Leonardo Bolis – è che questo ulteriore capitolo del valzer dei ministri agricoli del nostro Paese possa pregiudicare il corretto inizio della fase più propriamente nazionale di applicazione della politica agricola comunitaria».

«Una mancanza di indirizzi precisi sull’applicazione della Pac e delle misure dello sviluppo rurale in Italia – precisa il coordinatore nazionale di Confai, Sandro Cappellini – potrebbe generare in questo momento danni per decine di milioni di euro alle nostre imprese agricole e agromeccaniche, peraltro già provate da uno stato di crisi del settore che si protrae da lungo tempo».

Ma, oltre all’applicazione della Pac ci sono, a detta di Confai, altre questioni che potrebbero subire ripercussioni negative, a cominciare dalla gestione di Expo 2015. «Parliamo di un appuntamento internazionale di enorme importanza per l’agroalimentare italiano – afferma Bolis –. Non vorremmo che questa grande opportunità per il Paese finisse nel tritacarne di una crisi in ogni caso deleteria per il nostro ministero di riferimento».

Confai conferma il proprio apprezzamento per il lavoro fin qui svolto dal sottosegretario Maurizio Martina in materia di Expo, il quale, come evidenzia il capo segreteria di presidenza di Confai, Enzo Cattaneo, «ha operato con diligenza e lungimiranza al fine di far emergere le vere potenzialità dell’agricoltura italiana». «Tuttavia, a poco più di un anno dall’apertura ufficiale dell’evento – aggiunge Cattaneo – bisogna ora serrare i ranghi e accelerare per risolvere le numerose questioni organizzative che ancora restano sul tappeto e che, se trascurate, potrebbero pregiudicare irrimediabilmente il buon esito dell’iniziativa».

 

Fonti: Unima e Confai

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