Goldoni: sì del Tribunale al concordato preventivo ma le perplessità restano tante 

Primo piano 08/10/2020 -

Si apre uno spiraglio di luce nella vertenza Goldoni, la storica azienda di Carpi produttrice di macchine agricole, e nel futuro dei 200 lavoratori coinvolti nella vicenda grazie alla decisione del Tribunale di Modena che, dopo aver richiesto alla proprietà cinese della documentazione supplementare, ha deciso di dare il via libera al concordato preventivo scongiurando, almeno per il momento, il rischio del fallimento.

«Il Tribunale – si legge nel laconico comunicato diffuso dall’Ufficio Stampa Goldoni –  si è pronunciato in modo favorevole, ritenendo la proposta concordataria idonea a garantire la ristrutturazione e la soddisfazione dei crediti».

«Contestualmente all’omologa del piano – prosegue la nota stampa –  il Tribunale ha delegato il giudice Pasquale Liccardo alla procedura di concordato e il commercialista Paolo Rinaldi quale Commissario giudiziale.

«Goldoni – conclude l’informativa – si coordinerà, fin da subito, con gli organi della procedura concorsuale al fine di dare esecuzione al piano proposto».

 

PERMANGONO DUBBI E INTERROGATIVI

Vincenzo Colla durante la visita al presidio dei lavoratori della Goldoni

 

La situazione non è però così fluida come farebbero presupporre queste dichiarazioni. A farlo presente è stato l’assessore regionale allo Sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, durante il Question Time in assemblea regionale rispondendo ad una interrogazione sulla crisi della Goldoni presentata dai consiglieri regionali della  Lega.

«Il Tribunale ha ammesso la Goldoni al concordato con grande perplessità – ha sottolineato  Colla – e attende dalla società la consegna del marchio e lo sblocco dei 50 milioni di euro di crediti all’interno del gruppo. Disponibilità del marchio e dei crediti sono aspetti  fondamentali per trovare una soluzione in continuità all’interno della procedura concorsuale».

 

ALLA NON FACILE RICERCA DI UN ACQUIRENTE

Colla, dando la notizia che l’incontro con i creditori risulterebbe fissato per il 21 gennaio, ha voluto essere chiaro sull’impegno della Regione per il futuro della continuità produttiva dell’azienda Goldoni e la tutela dei relativi livelli occupazionali.

«Stiamo discutendo informalmente anche con il Ministero dello Sviluppo Economico per la continuità con soggetti industriali importanti – ha aggiunto –. Le soluzioni però possono avvenire solo all’interno della procedura concordataria».

 

CONCORDATO LIQUIDATORIO, LA SCELTA DI ROTTURA

E a tal proposito ricordiamo, senza inoltrarci nei meandri della terminologia giudiziaria, che la richiesta di concordato liquidatorio depositata in Tribunale da Arbos, ha finito con l’offuscare la fiducia delle istituzioni locali, e non solo, nei confronti dei rappresentanti del gruppo cinese, reo sia di aver cambiato le carte in tavola, visto che fino a quel momento l’ipotesi oggetto di discussione era stata quella di un concordato in continuità, sia di aver contravvenuto alla richiesta formulata dagli amministratori comunali e regionali di non procedere ad atti unilaterali prima del Tavolo ministeriale dello scorso 18 settembre.

L’interrogativo pressante riguarda dunque la capacità, o, se si preferisce, la volontà, della proprietà di mettere in campo le strategie necessarie per rendere sostenibile il concordato in una direzione di continuità.

 

IL NUOVO FONDO DI SALVAGUARDIA, UNA STRADA PERCORRIBILE?

E mentre si attende la convocazione, prevista a breve, di un nuovo tavolo da parte del sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico Alessandra Todde, si affacciano nuove soluzioni per il salvataggio della Goldoni, la cui fattibilità è però tutta verificare.

È il caso del nuovo Fondo di salvaguardia per l’ingresso dello Stato nelle imprese in crisi previsto dall’articolo 43 del Decreto Rilancio, uno strumento che consentirebbe di far fronte alla crisi dei marchi storici. «È un fatto molto importante – ha evidenziato l’assessore Colla intervistato dalla “Gazzetta di Modena” perché significa avere un pacchetto a disposizione, anche su base europea, a cui si possono aggiungere disponibilità della Regione. Questo ci permetterebbe di lavorare su soluzioni che diano risposte all’indotto».

 

CONTINUA IL PRESIDIO DEI LAVORATORI DAVANTI ALL’AZIENDA

Nel frattempo i lavoratori mantengono il presidio davanti ai cancelli dell’azienda da oltre un mese.

«La vicenda non è assolutamente terminata – ha dichiarato Angelo Dalla Ave, sindacalista Fiom Cisl – è necessario svincolare, ‘liberare’, il marchio dall’attuale proprietà e dai vincoli posti dal piano ‘base’ presentato dalla proprietà lo scorso 14 settembre. In questo modo si potrebbe garantire ai potenziali acquirenti la libertà di produzione, fabbricazione e commercializzazione con il marchio Goldoni».

E c’è anche chi chiede che almeno vengano completati gli oltre 130 trattori che sono già stati venduti, e che per essere terminati necessitano solo di alcuni pezzi che i fornitori, in risposta alle pesanti insolvenze della Goldoni, rifiutano di consegnare.

 

© Barbara Mengozzi

 

Fonte immagini: Angelo Dalle Ave Facebook, Arbos, Cgil Modena, Lovol.
 

 

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