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Malavolti (FederUnacoma): mi interessa Bologna, non Parigi

By at Luglio 4, 2019 | 22:00 | Print

Malavolti (FederUnacoma): mi interessa Bologna, non Parigi

Non poteva non esserci Eima al centro del dibattito tenutosi il 27 giugno scorso al Palazzo di Varignana (Bologna), in occasione dell’Assemblea annuale di FederUnacoma e del convegno “Il rilancio del made in Italy nel contesto internazionale”.

Ma prima di entrare nel merito del nuovo capitolo Eima vs Sima, una breve cronaca di quanto rilasciato dai relatori appare doveroso, non fosse altro per i nomi altisonanti dello scenario economico e politico italiano che si sono alternati sul palco bolognese.

A fare gli onori di casa Alessandro Malavolti, confermato all’unanimità dall’assemblea degli associati per guidare FederUnacoma nel prossimo biennio e dunque in prima linea nei preparativi dell’Edizione 2020 di Eima Interational, ossia di quella che secondo il presidente sarà un’Eima ancora più bella.

Confermate anche le presidenze delle altre associazioni che compongono la Federazione, eccezion fatta per Comagarden: Franco Novello lascia spontaneamente la presidenza, che passa a Renato Cifarelli (Emak).

 

L’INCERTEZZA, L’ELEMENTO DOMINANTE

Ad Andrea Montanino (nella foto sopra), Capo Economista di Confindustria, è spettato il compito di inquadrare – con la parola d’ordine incertezza – lo scenario internazionale.

Secondo Montanino sono diversi gli elementi che meritano di essere monitorati, a cominciare dai dazi americani – non si dimentichi, infatti, che l’export europeo è fortemente dipendente del mercato americano – per poi proseguire con la crisi dei paesi emergenti (Turchia e Argentina in primis), le mancate riforme dell’Unione Europea – manca ancora un mercato unico bancario, un mercato comune dell’energia e dei capitali ­– l’accordo con l’Iran sul nucleare e i prezzi – alti e instabili – dell’energia.

 

LUCI ED OMBRE DELLO SCENARIO ITALIANO

Quanto all’Italia, ci sono un paio di aspetti che fanno ben sperare: l’export è in aumento perché, come ha spiegato l’economista, negli ultimi 15 anni è cresciuta di molto la qualità dei prodotti esportati e le imprese italiane non hanno abbassato la guardia, nemmeno le più piccole: basti guardare l’utilizzo dell’iper-ammortamento, segnale inequivocabile della volontà di continuare ad investire.

Inoltre vi è l’elemento Cina e il suo ruolo nella Via della Seta: il Governo italiano ha firmato un accordo, ma l’esito (positivo o negativo?) dipenderà da come il tutto sarà gestito.

A fare da contraltare ci sono però alcuni elementi che determinano incertezza anche nello scenario italiano: il debito pubblico naturalmente è al primo posto della classifica ma, considerando che l’Italia è in grado di generare più entrate rispetto alle uscite, secondo Montanino per sanarlo «non servono lacrime e sangue, ma solo misure».

E il futuro? Difficile definirlo a priori perché, proprio per via delle incertezze di cui sopra, potranno esserci rapidi mutamenti: del resto, fino a 3-4 anni fa, l’attuale scenario internazionale era pressoché inimmaginabile.

 

IL FUTURO DELLA PAC, ANCORA DA DECIDERE

A proposito di scenari non ancora definiti, certamente quello della Politica Agricola Comunitaria. Paolo De Castro (nella foto sopra), confermato per il terzo anno al Parlamento Europeo, ha infatti riferito ai presenti l’attuale situazione a Bruxelles: i nuovi parlamentari si stanno insidiando, le forze europeiste sono la maggior parte, nell’aria, a quanto pare, si respira voglia di un’Europa più forte, più attiva, più capace di difendere il sistema.

Ma, proprio per via dei nuovi insediamenti, al momento non esiste ancora un bilancio europeo e pertanto poco si sa sul futuro in tema di PAC e ancor meno sul destino dei PSR: resta il dato di fatto che la politica agricola rappresenta mediamente il 25 per cento del reddito degli agricoltori e che ha un peso del 38 per cento sul bilancio dell’UE.

 

LE FIERE ITALIANE DEVONO FARE SISTEMA

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È tornato sul tema dell’incertezza Roberto Luongo, direttore generale Agenzia ICE: «l’incertezza destabilizza, ma la grande capacità delle imprese italiane di produrre maggiore qualità è un segnale molto importante», ha commentato.

Luongo ha toccato anche il delicato tasto delle manifestazioni fieristiche: secondo il direttore di ICE le fiere non vanno viste nell’ottica dell’evento, ma semmai come l’espressione della capacità di un settore di attrarre stakeholder da tutto il mondo: in altre parole, le fiere sono un tema di politica industriale.

Per tale motivo, le manifestazioni italiane del settore agroalimentare – il riferimento è a Eima, MacFrut, Fieragricola, Cibus Tec – devono fare sistema, sinergia. «Eima deve diventare la fiera più importante del mondo», ha auspicato.

 

EIMA VS. SIMA, CHE PARLINO I NUMERI

E a proposito di Eima International e del suo posizionamento nello scenario internazionale delle manifestazioni il cui oggetto è la meccanizzazione agricola, un’interessante prospettiva è quella emersa dall’indagine sul mercato mondiale delle fiere presentata da Enrico Gallorini, CEO di GRS Ricerca e Strategia, società specializzata che esegue a livello internazionale ricerche socio-economiche e di mercato nel settore fieristico.

L’Eima batte il Sima di Parigi sul piano della internazionalità, della capacita di generare business, della qualità di espositori e visitatori, del rapporto costi/benefici e persino della logistica

La ricerca comparativa, che è stata condotta su un campione molto esteso comprendente numerose aziende espositrici nelle più importanti fiere internazionali (sotto la lente non solo Eima e Sima ma anche Agritechnica (Hannover), Fima (Saragozza), Agrosalon (Mosca) e Ciame (Cina) ed una consistente platea di operatori e visitatori che frequentano l’una e l’altra rassegna, utilizza modelli specifici per la valutazione delle performance fieristiche.

 

PER LA RASSEGNA BOLOGNESE UN ESERCITO DI “APOSTOLI”

Nella scala di valutazione adottata per la ricerca il livello di internazionalità della rassegna francese viene valutato 6,1, laddove Eima ottiene 7,3; la qualità degli espositori vede il Sima a quota 6,3 mentre l’Eima si attesta a quota 7,4 e  in tema di probabilità di ritorno (fedeltà) su una scala da 1 a 5, Eima si attesta su 4,4 (3,5 per Sima).

A fare di Eima una manifestazione che piace c’è anche la percentuale di operatori fedeli pari al 94,3 per cento, una quota straordinariamente alta nel panorama fieristico, e all’interno di questo segmento ben l’86,2 per cento è costituito da “apostoli”, vale a dire da operatori desiderosi di farsi promotori della manifestazione.

È evidente, dunque, che la partita Bologna non la gioca con Parigi, ma semmai con Hannover. Riscontri molto incoraggianti sono venuti però anche su questo fronte, dove la rassegna italiana risulta sostanzialmente affiancata a quella tedesca su quasi tutti i parametri qualitativi.

 

È ORA DI CONCENTRASI SULL’EIMA

 

Quanto alla posizione di FederUnacoma nella querelle Parigi/Bologna è tutto chiaro: la Federazione non discute il merito, ma il metodo perché, come ha fatto notare Malavolti, Sima ha scelto la strada della non concertazione, svilendo così anche il ruolo del Comitato europeo dei costruttori di macchine agricole nel quale sono rappresentate tutte le associazioni nazionali di settore (vedi link).

In ogni caso, annunciando la partenza dei lavori per l’edizione di Eima International 2020, il presidente dei costruttori di macchine agricole di FederUnacoma ha chiuso la questione: «A questo punto dobbiamo guardare avanti e lavorare confrontandoci con Hannover, concentrandoci sulle novità tecniche, sugli spazi espositivi. Nell’ambito delle fiere b2b, Eima in Italia è seconda solo al Salone del Mobile: non mi interessa Parigi, mi interessa Bologna».

 

© Emanuela Stìfano

 

vedi anche:

FederUnacoma: Alessandro Malavolti confermato presidente

Macchine agricole: ancora un anno positivo per il “made in Italy” ma per i trattori il bilancio è in rosso

 

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